La favola di Kujabi: dagli orrori in Libia al sogno del grande calcio

Il centrocampista gambiano, ingaggiato dal Frosinone, è arrivato 5 anni fa in Italia su un barcone. “Nel centro d’accoglienza libico ho sofferto tanto e visto persone morire di fame”,

Alessandro Salines

Lo sport come passione

A 17 anni è arrivato dalla Libia su un barcone dopo aver vissuto 8 mesi di stenti ed orrori in una sorta di lager (“Di quel Paese ho un ricordo tremendo perché le condizioni di vita sono disumane. Dentro il centro c’era anche una prigione dove ho visto morire di fame 10 persone”, ha raccontato). La passione per il calcio ed il talento lo hanno salvato, regalandogli la forza di lasciare la famiglia, attraversare l’Africa (Gambia, Niger, Senegal e Libia) ed il mar Mediterraneo. Dopo un anno a Palermo è stato notato dal Muravera in Eccellenza sarda che lo ha tesserato donandogli il sogno di diventare un calciatore.

Poi la Torres in Serie D, il successo nei playoff ed il Frosinone perché le favole nel calcio esistono. La vita di Kalifa Kujabi in neanche 5 anni è cambiata come dalla notte al giorno. Da giovane migrante in cerca di fortuna a calciatore di Serie B. Una storia d’integrazione e soprattutto di riscatto. La storia del centrocampista gambiano che il club ciociaro  ha bloccato e proverà a lanciare come ha già fatto con i vari Gatti, Zerbin e Boloca.

Lo studio, il calcio e una vita normale

Kalifa Kujabi

Kalifa sbarca a Pozzallo in Sicilia nel 2017 insieme a 600 altri migranti dopo un viaggio massacrante su una vecchia barca di legno. Gli 8 mesi in Libia lo segnano.

“Chi si ribella ai libici non è più una persona, viene distrutto per le condizioni di vita durissime” ha ricordato al redattoresociale.it “Ho sofferto tanto ma sono stato fortunato, non mi è successo niente. Sto avendo questa opportunità di migliorare la mia vita grazie a chi mi ha conosciuto. Siamo tutti uguali e il mio desiderio è quello che possano sempre essere riconosciuti i diritti di tutti”. Il trasferimento a Scicli e a distanza di un mese a Palermo presso la Casa dei Mirti del Centro diaconale valdese La Noce.

La vita del giovane gambiano inizia a cambiare. “Mi si è aperto un mondo fatto di tante brave persone che mi hanno accolto, aiutato e hanno saputo credere in me” ha detto ancora al redattoresociale.it “Dentro il centro ho avuto la possibilità di studiare prendendo la terza media, fare tante attività e vivere come tutti i giovani di Palermo. In città ho stretto tante amicizie con italiani e africani”.

E poi il calcio. La sua grande passione, il sogno inseguito da un continente all’altro. Gioca nel Calcio Sicilia, un club di Palermo. Un osservatore lo segnala al Muravera. E così a 18 anni approda in Sardegna. “Potere essere una persona libera per noi africani ospitati nel vostro Paese è una grande cosa – ha detto – Oggi sono molto contento e mi sento davvero fortunato di potere realizzare il desiderio più grande di fare il calciatore”. Kalifa ha confessato che è stato il fratello Bacari a spingerlo a inseguire il sogno del calcio: “Ha detto che aveva talento ma solo in Europa potevo realizzarlo. E così mi ha pagato il viaggio affidandomi ad un trafficante”.

Un ragazzo-modello

Kujabi con i compagni della Torres

Il centrocampista gambiano ha lasciato un bel ricordo al centro La Noce.  La direttrice Anna Ponente ha sottolineato come la storia di Kujabi sia da esempio. Una storia andata a buon fine.

“In 25 anni di lavoro – ha affermato – abbiamo avuto splendide esperienze con i giovani accolti nella nostra struttura. Al di là della narrazione legata alla sofferenza ed ai traumi che hanno subito, dobbiamo vedere la bellezza di questi ragazzi. Kalifa fin da piccolo ha avuto sempre la passione del calcio, per questo abbiamo cercato di assecondarlo facendolo giocare in una piccola squadra; è un ragazzo molto gentile con una grande volontà di studiare che è stato sempre capace di stare nella dimensione del gruppo”.  

A Muravera la svolta

Fabio Grosso

Nella squadra sarda Kujabi si mette in mostra per il suo valore in campo e fuori dove dimostra grande voglia d’imparare. Impara benissimo l’italiano e l’estate lavora in una struttura sportiva. Col Muravera vince il campionato d’Eccellenza e disputa 2 campionati di Serie D. E soprattutto mette su famiglia. Sposa Gaia ed ha una figlia Fatima.

“Non finirò mai di ringraziare la società che mi ha accolto, il mister Francesco Loi, il suo vice Antonio Carta, il suo staff, i dirigenti, i tifosi che mi hanno adottato e i compagni di squadra”, ha sottolineato il centrocampista gambiano. Nell’estate scorsa approda alla blasonata Torres sempre in D. Kujabi diventa uno dei punti di forza dei rossoblu. Gioca un grande campionato (30 gare e 5 reti) culminato con il successo nei playoff che daranno una chance concreta di ripescaggio in C ai sardi.

L’esplosione di Kujabi non passa inosservata. Sul centrocampista piovono le richieste. Gli scout del Frosinone lo seguono da tempo. Relazioni positive e così Angelozzi brucia la concorrenza di Cagliari, Empoli, Torino e diversi club di Lega Pro. La mezzala andrà in ritiro a Fiuggi e spetterà a Grosso valutarlo cercando di valorizzarlo al massimo.

C’è soltanto da sciogliere il nodo-cittadinanza: in Serie B infatti non si possono tesserare extracomunitari. Kujabi, essendo sposato con un’italiana, ne ha fatto richiesta da tempo e presto dovrebbe arrivare il certificato. La burocrazia stavolta non può spezzare un sogno. O almeno si spera. 

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