La fiera della vanità e l’invasione dei morti viventi

La fiera delle vanità per molti parlamentari: ancora non hanno capito che per loro è finita. Si affannano a cercare un seggio dopo averli tagliati per loro insipienza. Sono soltanto degli zombie. Eccone una piccola rassegna

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Vanity Fair è un romanzo ottocentesco dell’autore inglese William Makepeace Thackeray. Un libro sulle scalate sociali ma visto da più prospettive differenti. 

È anche il nome di una delle più influenti riviste di moda e costume dove hanno fatto bella mostra i coniugi Zelensky per un servizio di colore poche settimane fa, prima di raddoppiare, non paghi, anche questa settimana sulla copertina di Vogue entrambe in bella posa tra un finto teatro di guerra. Infatti non v’è chi non sappia che una bella copertina patinata sia lo strumento più utile per far terminare una sanguinosa guerra.

Ma la fiera delle vanità è anche il ridicolo e per fortuna breve teatrino dell’assurdo che stanno mettendo in scena i moltissimi parlamentari a rischio rielezione, compiendo voli pindarici e assurdi spostamenti pur di cercare di assicurarsi di nuovo un posto in paradiso. Li vedi aggirarsi nel Palazzo che a guardarli si sa che sono già morti, politicamente si intende. Gli unici che non lo realizzano sono solo loro per questo continuano ad agitarsi, tessere trame, offrirsi.

Gli zombie di Beppe

Non è un caso che Beppe Grillo dal suo blog proprio l’altro giorno li ha definiti zombie che si aggirano nel parlamento non volendolo abbandonare nonostante siano già trapassati. Un’analisi condivisibile non fosse il fatto che forse i più morti di tutti sono proprio i Cinque Stelle, ormai schegge impazzite, divisi da Di Maio ed a picco verticale di consensi.

Se si aggiunge la riduzione del numero dei parlamentari da eleggere (un taglio voluto proprio dai grillini) i conti diventano drammatici, gli zombie aumentano.

Grillo, credo giustamente, impone il divieto del doppio mandato già espresso in passato e gli zombie aumentano; ministri sottosegretari capigruppo che ieri professavano coerenza e fedeltà oggi partono verso nuovi lidi portando in dote delle facce di tufo fantastiche. Ma ignari che il loro destino è già segnato.

Si salverà solo uno, forse. Non Highlander, bensì Giggino Di Maio che ormai ha mollato tutti i parlamentari che aveva convinto a fare il salto della quaglia e tratta solo per un seggio sicuro per se stesso. Ed il Pd i seggi sicuri ormai ne ha pochi forse la Toscana, magari l’Emilia Romagna.

C’è il seggio di Bibbiano

Luigi Di Maio al Bristol (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Immaginate se Di Maio come seggio sicuro becca quello di Bibbiano in Emilia  che apoteosi di figura di palta può fare dopo aver urlato a tutti i venti: “mai col Pd mai col Partito di Bibbiano”. Pensate lo preoccupi? No se ne fotte.

Un po’ di zombie sono in fuoriuscita anche da Forza Italia. Molto enfatizzati dai giornali come se fossero perdite incolmabili, io ho invece quasi l’impressione che la loro uscita faccia guadagnare voti. Insomma Renato Brunetta – come tutti del resto – non sapremo mai quanti voti ha oltre il suo dal momento che le preferenze sono state eliminate. Certa è però la sua capacità di affermare cose che fanno incazzare pure i santi, a prescindere dal fatto che siano giuste o meno. In questa parentesi di governo, sui giornali c’è finito più per gli insulti rivolti che per i traguardi tagliati.

Maria Stella Gelmini non ha lasciato grande memoria per la sua azione da Ministro dell’Istruzione. Anche perché a lei è toccato fare i tagli più grandi nella storia del ministero: quasi dieci miliardi. E Mara Carfagna, ma che veramente. Lo so che adesso ha imparato a parlare a 33 giri ma anche nel suo caso (al di la delle facili e fuori luogo ironie di matrice sessista sui suoi calendari) non ci sono eccezionali traguardi di Stato che autorizzino a rimpiangerla.

Io mi preoccuperei semmai se uscisse un Claudio Fazzone che i voti li ha veramente ma fino a che ci sarà Berlusconi i voti sono principalmente suoi non di queste meteore.

Zombisti verso lo zombie

Carlo Calenda (Foto: Andrea Panegrossi / Imagoeconomica)

Vanno gli zombie forzisti verso Calenda. Che già fu zombie del Pd fuoriuscito per distruggerlo. Adesso sta facendo la raccolta zombie per riportarli tutti verso il Pd, se stesso compreso. Una geniale e lungimirante operazione politica.

Non deve trarre in inganno il dieci per cento di cui viene accreditato a Roma: si vota in tutta l’Italia. Ed il riparto dei seggi è nazionale. E per ora i sondaggi lo danno tra il 4 ed il 5 ma insieme a più Europa che in realtà prima quelle percentuali le prendeva quasi da sola. Malaccio rispetto ad altre liste saccheggiate: i Cinque Stelle li danno ancora 11 – 12 e Forza Italia tra il 9 e il 10.

Ma la fiera delle vanità non finisce, il prode Di Maio eletto come innovatore e rottamatore annuncia l’alleanza con la più vecchia cariatide del governo italiano cioè Tabacci. Un democristiano di rito ortodosso più antico delle mura di Palazzo Madama in cui si muove.

L’ora delle coalizioni: Stai sereno

Foto: Imagoeconomica

Insomma tra morti, moribondi e zombie ci si appresta a varare le prossime alleanze elettorali in vista di settembre. Il centro destra seppur tra qualche discussione sembra il più compatto. Il leader sarà scelto dal Partito più votato, forse si annunciano prima alcuni ministri chiave, si lavora sui collegi e sulle liste. Se non succedono cataclismi è la coalizione certamente favorita.

Il centrosinistra invece è più in affanno, spiazzato dall’anticipo elettorale e soprattutto dai Cinque Stelle che hanno fatto cadere Draghi: hanno perso il pezzo fondamentale di questo ipotetico campo largo cioè proprio i grillini.

Calenda dichiara di non andare col Pd solo per aggregare ancora, poi ci andrà di corsa. Renzi che rimosse lo stesso Letta dalla sedia di Presidente del Consiglio oggi dovrà trattare proprio con lui il suo eventuale ritorno in patria. Letta si è mostrato disteso dicendo “stia sereno Renzi non ho preclusioni” ma la frase ha destato preoccupazioni per quel stai sereno che non fu foriero di buoni presagi.

L’ora dei sondaggi

D’altronde Letta sta cercando di imbarcare più gente possibile sapendo che nei collegi uninominali se non ci sono anche i 5 Stelle si rischia la débâcle.

È così che spuntano adesso fior fiore di sondaggi nei quali oltre alla buona forma di Fratelli d’Italia il Pd e gli altri fanno dei balzi paurosi che poi puntualmente scopriremo sono almeno un po’ pompati. D’altronde oggi i sondaggi li fanno sui telefoni fissi ma chi ha oggi il telefono fisso a casa? Ma soprattutto io lo vado sempre a guardare, per difetto professionale, tutti quelli pubblicati indicano una percentuale di indecisi nei sondaggi stessi tra il 40% ed il 50% degli intervistati. Capirete da soli che l’affidabilità in queste condizioni statistiche è minima.

Una cosa è indubbia però che questa legge sta costringendo di nuovo a polarizzare il voto in due grandi schieramenti.

Insomma abbiamo avuto mattarellum, porcellum, addirittura una riforma elettorale Renzi che non ha mai visto applicazione perché poi caduto, adesso il Rosatellum.

Polarizzati

La scorsa volta furono i grillini a fare implodere il Rosatellum perché diciamocelo nessuno aveva previsto un terzo polo da solo capace di prendere oltre il trenta per cento e scombinare i piani di entrambe gli altri schieramenti.

Ma stavolta col calo di consensi grillino e il rafforzamento degli altri poli il discorso sarà diverso. È più facile che prevalga uno dei due poli con la scomparsa o l’aggregazione del terzo. E comunque se non dovesse succedere si ricomincerebbe con questi governi ammucchiata che non sembrano purtroppo molto efficaci.

Non ci resta che scoprirlo ora in pieno agosto, raccolta firme messa addirittura a ottantamila per sfavorire i nuovi e piccoli partiti, poi candidature poco dopo ferragosto e a settembre campagna elettorale. È un peccato che sia tutta così di corsa perché ci sarebbe servito un bel dibattitto elettorale prima della formazione del nuovo governo e delle misure economiche che ci aspettano insieme ad un autunno bello caldo.

Solo che al posto della gioiosa e frivola atmosfera de “la fiera delle vanità” rischiamo di piombare nelle atmosfere cupe ed ansiogene di “the walking dead il più seguito dei film sugli zombie che dopo trionfanti stagioni dense di successi ed ascolti ha terminato la serie praticamente senza un vero finale lasciando delusi tutti gli ascoltatori appassionati. E c’è il rischio che le prossime elezioni abbiano lo stesso finale.

Quindi fossi in voi fino a che siete vivi e vegeti vi consiglio di andare a votare finchè potete. Prima dell’arrivo del mondo zombie che seppur molto popolato attualmente è molto meno utile e divertente. Ve lo assicuro.

Leggi qui tutti gli interventi di Franco Fiorito.

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