La folle corsa del treno di Mimma

Ha smesso di scrivere la collega Mimma Panaccione. I funerali verranno celebrati oggi alle 15.30 nella chiesa di Sant'Antonio a Cassino.

Mimma ha smesso di scrivere. Della sua città, Cassino; e della sua malattia, che l’aveva aggredita all’improvviso e le aveva dato ancora qualche scampolo di vita.

Aveva iniziato la carriera al Corriere del Sud Lazio, poi al quotidiano La Provincia, infine a Ciociaria Oggi. Poi la scoperta di una malattia che aveva affrontato con la grinta di sempre. Ne aveva fatto un elemento di sfida. Sul sito Repubblica.it, teneva una rubrica “Lottare, vivere, sorridere” nelle quale raccontava la sua battaglia.

Quella che da oggi non potrà più raccontarci.

Buon viaggio

Al.Po.

 

 

di MIMMA PANACCIONE

“Se l’amore è come un treno che quando arriva all’improvviso ti travolge, il cancro è come una locomotiva: se non ti uccide al suo passaggio, ti tiene aggrappata a sé per un brandello di ciò che resta dei tuoi indumenti, un filo sottile, mentre ti fa altalenare a pochi centimetri dai binari nella sua folle corsa. E ti senti sempre a un passo dalla morte o a un passo dalla vita.

 

Non esistono istruzioni per l’uso e anche se ci fossero non riusciresti a capirle.

 

Inutile perdersi in filosofici pensieri perché a noi malate di cancro serve pragmaticità. Vogliamo sapere qual è il modo migliore di vivere la nostra condizione in attesa che le cure ci facciano per una volta una bella sorpresa. Bandite frasi da baci perugina o da post strappalacrime su Facebook. Realtà. Abbiamo bisogno di una dose di realtà. Primo problema: ok, corro il rischio di morire, diciamo che sono una candidata privilegiata. Be’ non tanto in fondo. Purtroppo la cronaca nera sforna esempi quotidiani di quanto questa candidatura sia alquanto relativa. Bimbi morti in spiaggia uccisi da un fulmine, ad esempio; 50enni in piena carriera stroncati da un infarto mentre guardano la partita della nazionale di calcio; vite spezzate di ragazzi rimasti tra le lamiere contorte di un’auto mentre andavano al lavoro o a casa per il pranzo della domenica. Da quando nasciamo sappiamo che dobbiamo morire: dov’è lo scoop?

 

Essere preparati alla morte poi è del tutto innaturale e quindi inumano, pertanto concentriamo i nostri sforzi altrove. Per esempio in quello che tutti, malati e non, dovremmo fare sempre: imparare a saper vivere. Ogni giorno. Ogni attimo. Il che non vuol dire fare imprese eroiche o epiche come insegnano insulsi film hollywoodiani. Significa imparare a vivere la realtà che ci è data, imparando perfino ad amarla. L’amore è tutto. E non inteso solo quello romantico, ma quello vitale.

 

Il cancro mi ha tolto molto, è vero: è venuto a comandare a casa mia. Ma paradossalmente mi ha dato anche molto: uno sguardo che solo il dolore sa donare e che non avrei avuto altrimenti, né di certo lo avrei scelto per me. Preferirei essere nei miei vecchi panni, coi miei figli in braccio, tanto per dirne una, ma non è così. E allora invece di struggermi per quello che non ho, cerco di godermi quello che ho.

 

Cerco. Perché non sono un guru e vivere così ogni giorno richiede tanta forza d’animo e tanto amore. Perché quando abbasso lo sguardo rivedo sempre scorrere sotto i miei piedi i binari a folle corsa e nella mente martella un’unica parola: “me – ta – sta – ti-zza –ta”. Mai abbassare lo sguardo. E se succede farsi aiutare a rialzarlo il prima possibile.

 

Del resto Dio ci ha montato la faccia davanti perché non passassimo la vita a guardarci indietro, altrimenti sai che bello fissarci il sedere per tutta l’esistenza??? Sono Mimma, lo scorso 21 maggio ho compiuto 38 anni e punto per ora ai 40. Ma vissuti con amore, non solo con il cancro a bordo”.

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