La folle strategia del centrodestra: andare a sbattere e dare la colpa all’altro

La strategia del centrodestra per le Comunali di cassino: andare a sbattere. E dare la colpa agli altri. Perché Palombo non tira fuori il nome. E insiste nella richiesta, in apparenza folle, di bendare gli alleati. Ma così gioca in difesa. E rischia di finire in un cul de sac. Con tutta la coalizione.

Andare a sbattere contro un palo e lasciare sul volante le impronte digitali di qualcun altro: la strategia del centrodestra sulla candidatura del sindaco a Cassino è semplice ed efficace. E folle. Come conferma il tavolo provinciale che si è riunito ieri sera: utile solo per accelerare e prendere meglio la mira. Così da essere sicuri di centrare l’ostacolo. E poi poter scendere dall’auto in cui gli accordi nazionali hanno obbligato a salire Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia di Cassino. Poter gridare che la colpa è degli altri due. E andarsene ognuno per i fatti propri.

La verità è che la Lega non vuole Forza Italia a bordo a meno che non sia legata e imbavagliata, disposta a cedere supinamente i suoi voti. La verità è che Forza Italia sta lasciando il volante apposta alla Lega, sapendo che continuerà a girare in tondo. E la verità è che Fratelli d’Italia sta aspettando che qualcuno all’ultimo momento gridi, così da poter proporre la soluzione d’emergenza.

La Lega al volante

La Lega non vuole Forza Italia. Pretende solo i suoi voti. Lo ha detto con chiarezza il coordinatore provinciale della Lega Carmelo Palombo, rispondendo alle 23 di ieri sera alla domanda di Ciociaria Oggi. Al termine di una riunione nella quale il Partito che reclama la conduzione delle trattative nemmeno questa volta ha portato il nome di un candidato.

«Se non si superano determinati ostacoli che nomi si mettono? Io, come rappresentante della Lega, ho posto sin dal primo incontro un problema politico, che ci fosse una discontinuità con il precedente progetto di centrodestra e che questa discontinuità venisse concretizzata attraverso il riconoscimento politico alla Lega. E che si desse la possibilità alla Lega di indicare il candidato sindaco.

Anche questa sera, prendo atto, che FI non favorisce questo riconoscimento nell’indicare il candidato sindaco ma dice che tutti abbiamo le stesse possibilità.

Significa che non vogliono la discontinuità e che vogliono continuare col vecchio metodo utilizzato e da noi combattuto»

Che significa? Niente. Solo che la Lega non vuole fare il nome perché teme che Forza Italia possa dire di no. Prima pretende che tutti si impegnino ad accettare il nome e poi lo tirerà fuori.

Forza Italia accanto al guidatore

Sul sedile accanto accanto al guidatore c’è Forza Italia. Il neo coordinatore provinciale Tommaso Ciccone non muove un muscolo in direzione di quel volante. Anzi. La Lega sta facendo di tutto per dire che sia Forza Italia a non lasciarla guidare, perché non accetta a scatola chiusa il nome. E Forza Italia fa di tutto per non lasciare le sue impronte digitali sul volante.

Ciccone lo ha detto ieri sera spiazzando tutti: «Forza Italia rinuncia al diritto di avanzare qualsiasi candidatura a sindaco di Cassino. Riconosciamo alla Lega il suo ruolo. Ma lo riconosciamo anche a Fratelli d’Italia: mica sono i fratelli poveri della coalizione. Chiediamo una sola cosa: di poter dire la nostra sul nome del candidato. Non vedo perché se dovessero proporci il nome di Jack lo Squartatore dovremmo essere obbligati a seguirli su questa follia. Ci dicessero il nome, condividiamolo ed andiamo a votare».

Traduzione. Forza Italia non tocca il volante, il ruolo di conducente compete alla Lega, ma non è possibile chiedere di bendarsi né di farsi legare le mani.

Fratelli d’Italia sul sedile posteriore

Sul sedile posteriore c’è il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Paolo Pulciani. Lascia che davanti bisticcino e si avvicinino il più possibile al palo. Intanto però rifiuta pure lui di farsi bendare e legare dalla Lega: anche lui vuole sapere il nome del candidato sindaco prima di dire si o no.

E se proprio volessero evitare l’impatto già tira fuori i due nomi che in ogni caso il suo Partito presenterebbe al tavolo della discussione: il vice coordinatore provinciale Gabriele Picano e l’ex consigliere comunale di Cassino Fabio Marino.

Il gioco dei veti

Carmelo Palombo è tutto fuorché uno sprovveduto. Già una volta è passato per le mani di Mario Abbruzzese: quando fu il candidato sindaco di Cassino e venne sconfitto otto anni fa da Peppino Petrarcone in una competizione che tutti davano già per vinta. A Palombo quell’esperienza è bastata per conoscere l’astuzia e la preparazione dell’avversario.

Per questo si tiene alla larga dalla trappola dei veti incrociati. Non tira fuori il nome perché sa che rischia di vederselo bocciare. Ma così sta giocando solo in difesa, infilandosi in un cul de sac: se non tira fuori il nome non ci sarà soluzione, la coalizione rimarrà senza un candidato e le impronte digitali saranno le sue. Perché rappresenta il Partito che ha fatto cadere il sindaco di Forza Italia reclamando un cambiamento. Ed il nome del cambiamento non lo tira fuori.

La pretesa di bendare e legare gli alleati come dimostrazione di fiducia verrebbe presa a pernacchie su qualsiasi tavolo. Evidenzia un complesso di inferiorità politica nei confronti di Forza Italia. Che si sta avvantaggiando: un domani potrà dire che è stato Palombo a non avere nomi sui quali costruire l’alleanza, mentre la volta scorsa, quando il gioco lo conduceva Mario Abbruzzese, c’erano sia il candidato che le liste a sostegno.

Il cul de sac

L’ostacolo che Carmelo Palombo ieri sera non ha visto è stata la mossa di Paolo Pulciani: proporre con indifferenza due nomi. Aggiungendo: “Se la Lega dice che non vanno bene siamo disposti a ritirarli“.

È la successiva mossa di Forza Italia a spaventarlo e farlo giocare in difesa. Tommaso Ciccone ha piazzato lo scacco: «E perché Gabriele Picano o Fabio Marino non dovrebbero andare bene? E se non fosse d’accordo la Lega ma fossimo d’accordo noi?».

Palombo ha intuito che rischia di esser messo in minoranza. Per questo chiede di viaggiare con alleati legati e bendati. Ma a questi punto è chiaro che non si andrà da nessuna parte se non a sbattere. E nemmeno è possibile scendere prima dell’impatto: chi lo fa si delegittima perchè è responsabile del mancato accordo nel centrodestra.

Lo ha capito Claudio Lena. Lo ha capito Massimiliano Mignanelli. Non è un caso che i due esponenti civici stiano continuando a fare di tutto per apparire come quelli che aggregano: annunciano liste ed accordi. E si tengono a poca distanza dal luogo stimato per l’impatto.

Sono pronti a prendere a bordo quelli che scenderanno dati rottami del centrodestra. Che se non cambia strada andrà a sbattere.

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