La gente non lo vuole? E noi o’ pittammo

Una linea di sintesi per tenere insieme M5S e Pd sulla questione del termovalorizzatore a Roma. Salvando l'alleanza per le prossime Regionali 2023. Ma gli indizi portano verso un gioco di prestigio lessicale. Basta leggere le dichiarazioni di Lombardi e Conte nelle ultime 24 ore

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Un colpo al cerchio ed uno alla botte. Una puntellata all’impalcatura del credo grillino ed una alla linea tracciata dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri per la gestione dei rifiuti realizzando un termovalorizzatore. Roberta Lombardi è impegnata a disegnare una linea di sintesi, sulla quale riuscire a far passare allo stesso tempo gli elettori del Movimento 5 Stelle e quelli del Partito Democratico.

Il percorso potrebbe essere un emendamento al Decreto con il quale il Governo Draghi nei giorni scorsi ha concesso pieni poteri al sindaco di Roma per risolvere il problema dei rifiuti che stanno soffocando la Capitale. Un testo di sintesi con il quale tenere tutto insieme: il termovalorizzatore, il no al termovalorizzatore, la linea Gualtieri e quella Conte, i voti del popolo che sta con Virginia Raggi e quelli del popolo chhe non la stima.

L’impressione è che si vada verso un gioco di prestigio sulle parole.

Parliamone

Roberta Lombardi (Foto: Imagoeconomica, Stefano Carofei)

Il clima è quello più adatto: né il Pd né il M5S stanno alzando i toni. E quando ci sono dichiarazioni la frequenza sulla quale viaggiano è quella più conciliante. Come l’ultima in ordine di tempo rilasciata da Roberta Lombardi, assessore alla Transizione Ecologica di Nicola Zingaretti. “Condivido l’idea di coinvolgere la cittadinanza non solo per testare l’effettivo consenso sull’ipotesi di un inceneritore a Roma ma anche per avviare un dibattito pubblico e un processo partecipativo”. Il segnale è chiaro: il M5S è contrario ai termovalorizzatori ma se la gente dovesse dire si rivedrebbe la sua posizione.

E proprio Roberta Lombardi riconosce che sia necessario risolvere la questione rifiuti: non è degno di una Capitale europea, meno ancora di una città con la storia di Roma. Nella sua dichiarazione Roberta Lombardi parla della “necessità di garantire un servizio pubblico adeguato ai cittadini compatibilmente con la tutela di ambiente e salute fino a quella di contrastare la carenza di materie prime per le nostre filiere produttive”.

E di fronte all’ipotesi di un referendum si augura che “non si traduca in un mero ‘aut aut’, nella forma assolutistica ‘inceneritore sì-inceneritore no’, ma che abbia una funzione consultiva che dia la possibilità alle persone di esprimersi anche su una molteplicità di aspetti, come ad esempio il tipo di tecnologie disponibili e più idonee al raggiungimento degli obiettivi Ue”.

Il gioco di parole

Gli indizi che si vada verso il gioco di parole sono due. Il primo. Nella sua dichiarazione, Roberta Lombardi usa per due volte il termine inceneritore. Ma inceneritore e termovalorizzatore sono due cose diverse, non sono sinonimi. Anzi, sono due cose ben diverse: l’inceneritore brucia i rifiuti e basta; il termovalorizzatore li brucia ma allo stesso tempo genera energia elettrica ed acqua calda da usare per termosifoni, bagni, cucine. Il sindaco Roberto Gualtieri vuole fare il secondo, non il primo.

Possibile che un assessore preparato com’è Roberta Lombardi abbia confuso termovalorizzatore ed inceneritore? O si sta andando verso il gioco di prestigio con le parole, per dire che il M5S ha impedito di fare l’inceneritore per fare incece il termovalorizzatore?

C’è un secondi indizio a confermare questa ipotesi. Lo fornisce l’avvocato Giuseppe Conte, leader nazionale del M5S. Nelle ore scorse ha ribadito il No del M5S agli inceneritori. Ma come: anche lui commette la stessa svista dell’assessora? Non conosce la differenza o finge di non saperla?

Garantisce Giuseppe Conte “il Movimento si batterà per costruire impianti compatibili con la tassonomia verde europea”. E cosa prevede la tassonomia verde europea? Sta scritto nel Eu 852 del 2020: prevede i termovalorizzatori e non gli inceneritori. 

O’ pittammo

Roberto Gualtieri (Foto: Andreo Panegrossi © Imagoeconomica)

Se il sospetto fosse fondato, sarebbe la riproposizione del gioco di prestigio raccontato da Indro Montanelli in uno dei suoi Corsivi su Il Giornale, intitolato O’ Pittammo.

Raccontò dell’ambasciatore italiano appena nominato alla sede di Theran: si mise in viaggio con l’autista e l’inseparabile gatto persiano. Era consapevole che nel territorio dello scià fosse vietato introdurre felini. Ma era certo che il suo persiano l’avrebbero fatto passare: perché dopotutto la Persia è o non è la patria dei persiani? Invece No.

Alla dogana furono irremovibili. L’ambasciatore, di origini napoletane, non si perse d’animo: il gatto non può passare? Allora o’ pittammo: lo dipingiamo, perché un gatto tinto da cane diventa un cane.

È la sorte che potrebbe toccare al termovalorizzatore di Roma. Pardon, l’inceneritore.

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