La grande occasione mancata della città metropolitana

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Nessuno si era mai sognato di dire che le Olimpiadi andavano ospitate a Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo.

I quattro sindaci delle città capoluogo del Lazio avevano semplicemente teso una mano a Virginia Raggi per dare un contributo a livello amministrativo e organizzativo. La formula di Roma Capitale 2024 doveva servire a rendere l’evento “diffuso” sul territorio.

«Ogni capoluogo del Lazio può diventare il quartier generale di una disciplina sportiva»: questo il convincimento espresso chiaramente a Rieti lunedì scorso. Erano stati accesi i riflettori sul concetto di Roma città metropolitana, con un’area vasta che potesse andare dalla Tuscia al Garigliano. E in questo tipo di contesto sarebbero state coinvolte anche le città del Lazio con più di trentamila abitanti.

D’altronde nel documento inviato alla sindaca Raggi e ai consiglieri comunali di Roma era stato sottolineato: «L’evento delle Olimpiadi di Roma Capitale 2024 costituirebbe l’effettiva coniugazione del principio dell’area metropolitana, fino ad ora oggettivamente rimasto inattuato, che in altre realtà europee, come Parigi e Londra, comporta il coinvolgimento sociale ed economico dei territori distanti fino a 200 chilometri dal nucleo centrale della relativa Capitale ».

Nicola Ottaviani spiega: «Avevamo semplicemente offerto la disponibilità a dare un supporto amministrativo ed istituzionale, consapevoli del fatto che l’evento si sarebbe svolto a Roma. La proposta poteva rappresentare un punto di partenza per una visione davvero sinergica e metropolitana, sull’onda virtuosa di una collaborazione tra Roma e le altre province. Un’occasione sprecata a nostro avviso sotto tutti i punti di vista».

L’Amministrazione Comunale di Roma è andata avanti lungo la strada individuata sin dall’inizio. Inutili sono risultati tutti i tentativi. Una situazione che rispecchia lo sbilanciamento che da sempre c’è pure a livello regionale, dove la città di Roma è largamente preponderante rispetto alle province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo. Ma la domanda è: se questa logica continuerà ad essere applicata sempre e comunque, quali sono le effettive prospettive di crescita dei territori?

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