La Lega dirotta su Roma e sconfessa Durigon

Il grande caos nella Lega sull'audizione della sindaca Virginia Raggi. Il Partito si spacca. Prima assume una posizione. E poi sconfessa Durigon. Una spiegazione c'è. Arriva da Nord

“Guarda, onestamente non so cosa sia successo. Però certo, un casino….”. “Non lo so. Non è che non ve lo voglio dire. Non lo so proprio”. Le voci sono ancora concitate mentre i lampadari non hanno ancora smesso di oscillare per via del terremoto in casa leghista. Il Partito di Matteo Salvini si spacca incredibilmente sulla audizione della sindaca Virginia Raggi e dei capigruppo in Campidoglio (compreso quello leghista) in commissione Affari Costituzionali alla Camera.

Che Forza Italia e Carroccio abbiano negato l’audizione è cosa nota. Meno noto è l’inspiegabile dietrofront leghista.

L’inizio del caos

Maurizio Politi con Matteo Salvini (Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Il segretario regionale Dario Durigon, insieme al capogruppo in Assemblea Capitolina Maurizio Politi e il consigliere comunale Davide Bordoni annunciano con un comunicato stampa che la Lega parteciperà all’audizione. Del resto Politi, in conferenza dei capigruppo, aveva votato a favore della richiesta di audizione promossa dal presidente dell’Aula Giulio Cesare Marcello De Vito. Una proposta passata all’unanimità. “Il capogruppo Politi aveva persino girato il comunicato stampa a De Vito”, raccontano qualificate fonti leghiste. Insomma, c’era accordo su tutto.

Poi però esce il comunicato di Forza Italia, il cui segretario romano annuncia che il Partito in commissione ha votato contro “la passerella della Raggi”. Motivo? Semplice: FI da anni ha presentato una proposta su Roma Capitale per dotare il Campidoglio di poteri e funzioni, ma nessuno se l’è mai filata. Quindi, niente discussione della legge niente audizione.

Dal Campidoglio si dà un’altra versione. Forza Italia, dopo vent’anni, non ha più alcun consigliere in Assemblea Capitolina dopo il passaggio di Bordoni al Carroccio. Di qui la decisione di non sposare un’iniziativa politica alla quale FI non ha partecipato e sulla quale non è stata interpellata né dagli alleati né dalla sindaca o da chi per lei.

Ma la cosa interessante è che anche il capogruppo della Lega, insieme con quello di Forza Italia, in commissione Affari Costituzionali ha votato contro la calendarizzazione della audizione della Raggi, prevista per oggi, 3 febbraio, ricorrenza dei 150 anni di Roma Capitale.

Il secondo comunicato

Il coordinatore della Lega di Roma Alfredo Maria Becchetti

E qui arriva il bello. Perché dal Carroccio arriva un secondo comunicato stampa, firmato dal segretario romano Alfredo Becchetti, notaio di chiara fama e soprattutto fedelissimo di Durigon che smentisce quanto dichiarato poco prima dal papà di Quota Cento. Contrordine compagni, anzi sovranisti: ancella Lega dice no all’audizione della Raggi che “cerca solo un po’ di visibilità”.

Sconcerto generale. Il M5S attacca furente, il Pd – che pure rimarca i ritardi della Raggi su Roma Capitale – parla di occasione sprecata e sgarbo istituzionale. Persino Fratelli d’Italia non capisce l’atteggiamento degli alleati.

Il doppio forno della Lega

Ma una spiegazione per la Lega forse c’è. Tra il comunicato di Durigon e quello di Becchetti dev’essere successo qualcosa. Magari qualcuno dal Nord si sarà chiesto: “Ma cos’è questa cosa di Roma Capitale?”. E così, dopo il voto contrario del capogruppo leghista in commissione, il Partito romano è stato costretto a correggere il tiro. Perché in Fratelli d’Italia ormai lo dicono apertamente: la Lega su Roma si comporta in un modo e a livello nazionale in un altro.

Giorgia Meloni con Matteo Salvini. (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Due linee politiche opposte. Insomma, non è affidabile. Tanto che sui poteri alla Capitale il Carroccio non ha mai seguito né sostenuto le mozioni e le battaglie portate avanti dal partito di Giorgia Meloni. E quando lo ha fatto, sempre con timidezza o in seconda battuta.

Spiegato l’arcano, insomma. Da via Bellerio hanno chiamato e hanno detto no all’audizione della Raggi. Sconfessando Durigon, Politi, Bordoni e il gruppo dirigente romano e lasciando al povero Becchetti il compito di annunciarlo.

Il tutto mentre il partito laziale e quello capitolino, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, s’arrovella su temi dirimenti: le nomine interne. Vabbè… (Leggi anche I guai di Gasparri e gli sbagli di Durigon. Chi cadrà prima?).

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