La Liberazione di Ottaviani, il leghista per caso

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Il sindaco di Frosinone torna a celebrare il 25 aprile. Dice: “È importante una riflessione sul 25 aprile, celebrazione che ruota attorno ai paradigmi della libertà, della Costituzione, della Democrazia e che, quest’anno, si lega anche alla attesa ripartenza dopo i lunghi e difficili mesi segnati dall’emergenza sanitaria”.

Nicola Ottaviani, anche quest’anno, ha definito il 25 aprile “sempre attuale”. E come sindaco di Frosinone, in occasione del 76° anniversario della Liberazione, questa mattina ha deposto una corona d’alloro presso il Monumento ai caduti di tutte le guerre in viale Mazzini, nella medesima area in cui sorge anche la stele dedicata ai “Tre martiri toscani” (Giorgio Grassi, Pierluigi Banchi e Luciano Lavacchini), giustiziati, anzi trucidati dal plotone d’esecuzione tedesco presso il cosiddetto “curvone”. 

Il partigiano Ottaviani

Foto: Stefano Strani(Foto: Stefano Strani)

C’è un particolare di non poco conto. Nicola Ottaviani è anche il coordinatore provinciale della Lega. Nicola Ottaviani ha ricordato che “il 25 aprile del 1945, il Comitato di liberazione nazionale dell’alta Italia proclamò l’insurrezione delle terre ancora occupate e di tutto il nord”.  Spiegando che “l’annuncio dello sciopero generale di Milano e di Torino fu dato da Sandro Pertini che, in seguito, indossando i paramenti istituzionali, ha ricordato a se stesso e alla nazione come si possa e si debba essere sempre super partes, indipendentemente dalla propria sensibilità intellettuale, culturale e anche ideologica”.

Ha affermato ancora: “Un anno dopo, un’altra personalità che ha dato molto al nostro Paese, Alcide De Gasperi, che ricopriva in quel momento il ruolo di Capo del governo provvisorio, indicò il 25 aprile come Festa nazionale. È importante una riflessione sul 25 aprile, celebrazione che ruota attorno ai paradigmi della libertà, della Costituzione, della Democrazia e che, quest’anno, si lega anche alla attesa ripartenza dopo i lunghi e difficili mesi segnati dall’emergenza sanitaria”.

Rileva Nicola Ottaviani: “Gli italiani, il 25 aprile 1945, pur feriti e dilaniati dai lunghi anni di guerra, hanno avuto la forza di rialzarsi, costruendo una società sui pilastri della pace e della libertà. Ai nostri connazionali che hanno permesso il ritorno della democrazia anche a costo della propria vita, dobbiamo rivolgere un forte e sentito ringraziamento: il loro ricordo imperituro deve essere ancora di monito alle generazioni, presenti e future”.

L’obbligo di mettere al centro i valori

Foto: Stefano Strani

A distanza di 76 anni, l’intero popolo italiano sta, progressivamente, lasciandosi alle spalle un periodo di grande preoccupazione e incertezza, nella consapevolezza, però, che è necessario continuare a tenere la guardia alta contro quel nemico che ha lasciato sul terreno tante vittime innocenti. Come la storia ci insegna, il popolo italiano ha saputo trovare la forza di reagire anche dopo gli eventi più drammatici: anche oggi, dunque, tutti noi – dalle istituzioni ai cittadini, agli operatori sociali ed economici – abbiamo l’obbligo di mettere al centro del nostro agire i valori della coesione sociale, della solidarietà, del superamento delle divisioni, perché l’intera Nazione possa riscoprirsi ancora più unita, più solidale e, dunque, più forte”. 

Ma che c’entra con la Lega?

Ineccepibile. Ma, con estrema franchezza, cosa c’entra Nicola Ottaviani  con la Lega? Il partito di Matteo Salvini non fa delle celebrazioni del 25 aprile il proprio cavallo di battaglia. In realtà Nicola Ottaviani è rimasto quello che era quando, con i calzoncini corti (letteralmente) iniziò a fare politica. Un democristiano. Mai pentito. Un centrista, un moderato.

Oggi si ritrova alla guida provinciale di un partito completamente diverso. Ottaviani ha provato e sta provando a spostare l’asse verso il centro. Ha fatto incontrare Matteo Salvini e il Vescovo Ambrogio Spreafico, ha portato il Capitano a visitare la Comunità Nuovi Orizzonti. Ma alla fine Salvini torna sempre alle origini. Dalla gestione della pandemia alla linea sull’immigrazione. Nicola Ottaviani fa parte di un’altra cultura politica.

Nella Lega, francamente, non c’entra nulla.

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