La lite su Ciacciarelli che blocca la Regione

In Regione i lavori non possono partire: mancano le Commissioni. I Partiti sono ancora impegnati a trovare gli equilibri al loro interno. E soprattutto le opposizioni si spaccano. Zingaretti intanto guarda sempre più alla Segreteria Nazionale Dem

di Simone CANETTIERI

per IL MESSAGGERO

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Caos calmo in Regione. Le opposizioni – una, nessuna, centomila? – si azzuffano e si scindono.

Si anima il gruppo Misto, che da ieri ospita due consiglieri provenienti da Forza Italia (Giuseppe Simeone e Pino Cangemi) e il leghista Enrico Cavallari.

A due mesi esatti dal (clamoroso) successo elettorale, Nicola Zingaretti si trova a dormire tra due guanciali. Non ha la maggioranza in Aula, ma le minoranze sono così litigiose e divise da parafrasare Leo Longanesi: «Buone a tutto, capaci di nulla».

Dopo sessanta giorni, però, lo stallo è visibile: non ci sono ancora le Commissioni e dunque l’attività della Regione è bloccata. Questa settimana è anche saltato un consiglio: non aveva atti da discutere.

 

LO STALLO NEL PD

L’esempio più indicativo, però, riguarda il bilancio di previsione 2018: è stato approvato dalla giunta, ma non può approdare in Aula per il sì definitivo perché, appunto, manca la commissione Bilancio per il passaggio intermedio.

In questo caso, il Pd sta discutendo in maniera allegra ma non troppo su chi dovrà andare a presiedere l’organismo: Marco Vincenzi o Fabio Refrigeri? Chi ha preso tanti voti o chi rappresenta un territorio, Rieti, estromesso dalla giunta?

Il Pd discute e si anima, senza dare troppo nell’occhio, anche per la Commissione Lavori Pubblici, un’altra postazione che tocca alla coalizione di centrosinistra.

Ma questi dei dem sono scambi tennistici, in confronto a quanto accade nell’altro campo. Basti pensare al caos del centrodestra, che dovrebbe essere guidato dal candidato governatore Stefano ParisiSono stato multato a Viterbo per aver affisso manifesti pro-Zingaretti: la burocrazia è micidiale», ha twittato giustappunto ieri).

 

GLI STRACCI DI FI

Intanto, dentro FI sono volati gli stracci per la guida della commissione Sanità, che sembrava destinata a Pino Simeone (vicino al coordinatore regionale Claudio Fazzone) e poi a Giuseppe Cangemi. Per dirimere la questione sarebbe intervenuto direttamente Fazzone, con Simeone pronto al passo indietro: una ingerenza però ritenuta troppo invasiva dal gruppo (guidato da Antonello Aurigemma, area Tajani) a quel punto più propenso ad altri nomi per la Sanità e per l’altra commissione Cultura, sempre in quota FI. Da qui l’approdo di Simeone e Cangemi al Misto. Alla fine la Sanità dovrebbe essere presieduta da Pasquale Ciacciarelli o da Cartaginese. (leggi qui tutti i particolari della guerra interna a Forza Italia: Terremoto in Forza Italia: Simeone e Cangemi lasciano dopo il caso Ciacciarelli)

Ma anche la Lega perde pezzi: Enrico Cavallari è stato espulso, spiega il segretario regionale Francesco Zicchieri, perché «non in linea con il partito». Lui si difende: «In Regione – afferma – c’è la corsa alle poltrone». Ma nella Lega prevale la linea dura: «Mente – replicano il capogruppo Angelo Tripodi e gli altri consiglieri – La Lega resta all’opposizione».

 

LO SCHEMA

Lo schema prevede 5 commissioni al centrosinistra, tre al centrodestra (2 a FI, una a Maselli di NcI), tre al M5S e 1 a Sergio Pirozzi. La procedura non si sbloccherà prima della fine della prossima settimana. Significa che le commissioni inizieranno a lavorare fra una decina di giorni se tutto andrà bene. Un caos calmo, appunto, che garantisce la governabilità a Zingaretti ma che allo stesso tempo rischia di minarne la spinta amministrativa.

Il governatore è impegnato anche sul fronte più politico, sperando che le primarie del Pd ci siano più tardi possibile.

Questa mattina (ore 10.30) all’ex dogana di San Lorenzo unirà in un evento i «protagonisti della campagna elettorale, ragazzi, amministratori, sindaci – spiega – tante realtà del sociale, cultura, mondo del lavoro e delle imprese, della battaglia per la legalità» per l’evento Governare bene, radicare il cambiamento, nel segno dell’«Alleanza del fare», la coalizione ampia (da Leu al mondo cattolico-sociale) con cui l’esponente Pd, praticamente isolato in Italia, ha vinto le elezioni.

Raccontano i dem fedelissimi del presidente: «Dobbiamo augurarci che il quadro nazionale regga ancora per un po’, a partire dalla legislatura, per avere il tempo necessario per far partire la nostra corsa». Chissà.

 

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