La luce che ci rende tutti fratelli

C’è una sola umanità, con tante differenze, ma una sola. Tutti siamo figli dello stesso padre. Parole di qualche pensatore moderno? Di Isaia che le scrisse 2500 anni fa. E ancora oggi la loro luce è utile

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

ti renderò luce delle nazioni,

perché porti la mia salvezza

fino all’estremità della terra

Is 49,6

Isaia esprime compiutamente, in questo versetto, una delle intuizioni più importanti del Giudaismo, del Cristianesimo e dell’Islam: c’è una sola umanità, con tante differenze, ma una sola. Tutti siamo figli dello stesso padre.

Quando quelle parole venivano scritte, sei secoli prima di Cristo, tutte le culture vivevano grandi differenze: di sesso, di censo, di colore della pelle, di cultura, di cittadinanza.

La luce di Isaia

Foto: Geralt / Pixabay

Isaia esplicita una dinamica straordinaria tra universalismo e particolarismo: gli uomini, le loro tribù, i loro gruppi sono differenti ma hanno una radice universale che deve accomunarli fra loro. E che deve costituire la ragione propria dell’unità complessiva del genere umano, rendendo fallace ogni pretesa di superiorità razziale.

Spesso questa unità è stata cercata dalle potenze politiche: gli imperi che costellano la storia ne sono la testimonianza. Ma si tratta di un’unità cercata con il filo della spada, con la distruzione dei particolarismi, con l’eliminazione delle differenze, con l’assimilazione al più forte.

Invece, il messaggio di Isaia è chiaro. Non c’è una nazione che dice alle altre cosa devono fare, ma c’è una luce che viene proposta a tutte le nazioni, fino all’estremità della terra.

Un messaggio modernissimo

Foto: Dario Pignatelli © Imagoeconomica

E’ un linguaggio di una modernità sconcertante se si pensa che è stato scritto 2700 anni fa. Soprattutto se teniamo conto delle grandi divisioni del genere umano che si sono ripetute con tragica costanza nel corso dei secoli e che tanti lutti hanno causato all’umanità.

Ancora oggi, dopo le tragedie spaventose del secolo XX, il mondo continua a dividersi, accampando di volta in volta ragioni economiche, religiose, geografiche, razziali. È la mancanza della luce della verità che conduce l’uomo su sentieri terribili, ingannato magari dalla volontà di potenza o dalla ricerca di scorciatoie che non tengano conto dei diritti delle persone coinvolte. E’ il potere del “maligno” cui anche la Bibbia fa riferimento, il potere dell’inganno, del corruttore, del seminatore di discordia, del nemico del genere umano. 

Il compito di ogni uomo

Rifugiati ucraini a Korczowa (Foto: Bartosz Siedlik © Imagoeconomica)

Ecco allora il compito per ogni uomo. È quello di diventare luce nelle tenebre della sopraffazione e dell’odio. Ma non soltanto per gli amici, i parenti, le persone che amiamo. Ma per tutti, senza alcuna differenza, fino agli estremi confini della terra per utilizzare il linguaggio di Isaia. Che poi Gesù riprenderà nella missione degli apostoli.

Tutta la Bibbia vive di questa sorta di pendolo valoriale. C’è da una parte l’importanza di ogni particolare, da conservare nella tradizione. E dall’altra la consapevolezza della fratellanza universale in Adamo che rende tutti gli uomini uguali in dignità, anche se differenti in migliaia di altre cose.

Un compito arduo, ma affascinante  e decisivo per le sorti del genere umano.

(Leggi qui tutte le meditazioni di Pietro Alviti).

Foto di copertina: Julia Strebkova © DepositPhotos.com

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