La lunga battaglia per il Municipio di Cassino

Dal nostro inviato al fronte:
capitano DENISIO RUDOLFI

Domenica si è compiuta la prima azione del Gen. Marino Fardelli, spiazzante, fulminea, degna di un Fidel alla Baia dei Porci. Lo ha portato in vetta al sacro Monte, quale novello Anders e adesso i generali a valle hanno molto da temere.

Veniamo alla cronaca delle operazioni militari:

Venerdì 25 settembre:
Il Generale Mario Abbruzzese, dopo il disfacimento delle sue truppe in consiglio comunale a Cassino, partito da Roma il mese scorso, dopo la vittoria di Fiuggi, la presa di Frosinone, si è attestato a San Giorgio, dove ha organizzato il Comando Generale, grazie all’abile colonnello Pasquale Ciacciarelli, sorridente, benvestito e piacione come sempre. Ha chiamato nell’accampamento i fedelissimi del Presidente: Tajani, Mussolini, Gasparri, Brunetta e tanti altri che, guardando il sacro monte sussurravano: “Lo riprenderemo, sicuro”, aiutati dai membri della Mario-Jugend, che gli sventolava alle spalle le bandiere, tutti rigorosamente belli, giovani e curriculati.

Mentre Mario si attestava, il generale Peppino Petrarcone conquistava la Rocca Janula: aiutato dal presidente Nicola Zingaretti issava la bandiera nell’antico castello. Accompagnato dallo stato maggiore del PD, con la fascia tricolore, stringeva le mani, rilasciava interviste, sorrideva e reclamava di essere l’unico sindaco possibile, perché è bello, simpatico, intelligente e di buona famiglia, ma soprattutto perché è riuscito ad arrivare vivo alla fine del quinquennio nonostante le imboscate (le più insidiose e micidiali sono state quelle interne, ben più pericolose di quelle blande tentate dalle opposizioni).

Il buon Peppino non si è dato per vinto, instancabile ha lasciato la Rocca ed è sceso in città: si è seduto in seconda fila alla festa del PD dietro la sagoma rassicurante di Francesco De Angelis per ascoltare Il Presidente Zingaretti accompagnato dal sorriso magico di Mauro Buschini, il tutto davanti a una piazza gremita da ottantasette persone.

Sabato 26 settembre
Mario Abbruzzese ancora è arroccato a San Giorgio, scruta l’orizzonte in maniera sicura, l’abbazia si specchia nei suoi occhiali da sole azzurri. Mentre sul palco si alternano in interessanti dibattiti ricchi di nuovi contenuti i giovani colonnelli cassinati Secondino e Ferdinandi, lui sussurra continuamente al fido Pasquale Ciacciarelli: “La riconquisteremo, giuro, Pietro me l’ha data e io la riconquisterò”.

La sera parte l’azione di Marino Fardelli: è il suo turno! Sul palco della festa del PD prende il microfono davanti a una piazza gremita da sedici persone si esalta, abbraccia svariati argomenti mai affrontati da nessun politico locale, tipo “indotto FIAT quale occasione di sviluppo” oppure la novità assoluta del “turismo come industria” ecc. ecc… Sul palco il senatore Francesco Scalia, i presidenti Pietro Zola e Francesco De Angelis ammutoliti di fronte a queste argomentazioni nuove e rivoluzionarie, mentre in platea il colonnello Mario Costa, per l’interesse, si addormenta. I più danno ormai le truppe Fardelliane allo sbando, la sua azione esaurita nella sagra paesana svolta alla cascina Exodus, ma non sanno quello che sarebbe successo all’alba dell’indomani.

Domenica 27 settambre
Il colonnello Niki Dragonetti, abbandonando il suo abituale dress code (i beninformati affermano che porta la cravatta anche sul pigiama e fuma il sigaro dai tempi dell’incubatrice) si fa trovare zaino in spalla con pantalone militare e maglietta azzurra all’imbocco della Cravendish Road, dove è situato il suo comando. Riuniti 550 fedelissimi fardelliani (55 secondo fonti de la questura, 5,5 secondo fonti di Mario Abbruzzese), con un’azione perfetta, una logistica impeccabile in tre ore sono arrivano alla Masseria dell’Albaneta, preceduti da Marino Fardelli in tenuta coloniale, instancabili, veloci, organizzati si rifocillano e fanno festa, nello stile di Marino, che, col faccione soddisfatto si fa numerosi selfie con sullo sfondo la valle da conquistare.

A questo punto Peppino Petrarcone deve preoccuparsi: Marino svetta accampato sul Sacro Monte, osserva dall’altro la Rocca Petrarconiana a pochi passi dal Teatro Romano, sede del comando peppiniano, guarda dall’alto l’accampamento di Mario Abbruzzese lontano da Cassino. Mario, si aspettava uno sfondamento su Caira delle sue truppe parcheggiate alla cioccolateria, ma, così non è stato. Ora sta riesaminando le memorie del condottiero Giovanni Dalle Bande Nere, che vide il fronte aperto un suo ex fedelissimo.

Come finirà? Staremo a vedere.

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