La maggioranza Pd – FI resta in piedi, Pompeo resta sulla graticola

La maggioranza Forza Italia – Pd che governa la Provincia di Frosinone, resta in piedi. Il presidente Antonio Pompeo supera indenne due passaggi delle Forche Caudine. Ma rimane sulla graticola. Ed a lasciarcelo è il suo Partito.

 

La mossa che ha deciso la giornata è stata la riunione di maggioranza convocata per le 15 dal presidente. In quell’incontro Antonio Pompeo ha messo di fronte le due anime del suo esecutivo: ha fatto confrontare il Pd che ha espresso «tutto il disagio nel dover governare con chi poi sul tema dell’acqua è andato allo scontro»; Forza Italia che resta ferma nelle sue convinzioni. In mezzo c’è il documento firmato dai consiglieri Democrat, cioè lo stesso Partito del presidente: chiedono di mettere fine a quell’alleanza o quantomeno di dare un segnale forte a Forza Italia e sospendere le deleghe ai tre consiglieri azzurri «fino a quando non ci sarà un chiarimento».

 

Quel vertice rende superata la seconda richiesta: perché è già un chiarimento; la discussione deciderà se l’accorda resta valido o deve essere stracciato.

 

La discussione che ne segue non è uno scontro: nessuno grida, non ci sono insulti, non arrivano strepiti da dietro la porta. Ognuno esprime la sua opinione. E al termine ognuno rimane sulle proprie posizioni. Il Pd ha detto che se deve esserci alleanza, deve valere su tutti i temi: la frattura sulla tariffa dell’acqua doveva essere evitata; Forza Italia ha detto che non si può dimenticare la piena autonomia dei sindaci, non sono più gli anni Ottanta durante i quali i sindaci dovevano rispondere al Partito altrimenti venivano mandati a casa.

 

Dopo circa due ore, Antonio Pompeo esce indenne dal primo vallo: riesce a tenere in piedi la maggioranza. Si decide di andare avanti «ma nel rispetto delle dinamiche e dei ruoli». Significa che ognuno potrà continuare a fare esattamente come ha fatto oggi.

 

Nemmeno il tempo di aggiustare la chioma e riannodare la cravatta. Giù da Memmina c’è la riunione della Direzione Provinciale Pd. Che dovrà esaminare quella posizione anche dal punto di vista politico, non solo amministrativo.

 

Antonio Pompeo non va. Ma attraversare questo secondo vallo è una passeggiata. Tutto ormai va avanti da solo. L’ostacolo che gli si può opporre è tutto legato al significato politico del documento firmato dal gruppo. La discussione va a finire esattamente come annunciato ieri da Alessioporcu.it (leggi qui il precedente). In pratica viene approvato un testo che conferma la validità della lettere scritta dal Gruppo quando ha espresso disagio nello stare con Forza Italia e si sollecita il presidente Pompeo a far chiarezza con i consiglieri azzurri riguardo la condivisione futura delle linee programmatiche, nonché su atti e fatti importanti affinché non si ripeta quanto accaduto nell’assemblea dei sindaci chiamata a discutere delle tariffe idriche.

 

In pratica si dice a Pompeo di fare la riunione che ha già fatto alle tre del pomeriggio.

 

Anche da qui Antonio Pompeo esce indenne.

 

Ma resta sulla graticola. Perché il Partito gli ha lasciato il cerino in mano, come a dire: se succede qualcosa, ricordati che sei stato tu a tenere in pedi questa maggioranza.

 

A più di qualcuno conveniva invece farla saltare. Perché tra qualche mese si rivota e adesso i sindaci dei Comuni più grandi sono in mano al centrodestra: saranno loro ad avere la prossima maggioranza in Provincia; rompere adesso quella coalizione significa, per il presidente Pd Antonio Pompeo governare i prossimi due anni con una maggioranza Forza Italia – Fratelli d’Italia. Cioè finire allo spiedo e rosolato a fuoco lento per un anno, arrivando alle elezioni regionali 2018 – nelle quali spera di candidarsi – ormai cotto a puntino.

 

A chi conviene?

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