La marcia di Tajani verso il vertice nazionale, con due soli assenti

Tutti presenti, un assente giustificato ed uno senza giustificazione: Antonio Tajani può considerarsi il coordinatore nazionale ‘de facto‘ di Forza Italia, l’erede di Denis Verdini.

Chi voleva lanciare un segnale di dissenso all’investitura del vice presidente vicario del Parlamento Europeo, aveva oggi la possibilità di farlo: gli bastava disertare la due giorni di Fiuggi su ‘L’Italia e l’Europa che Vogliamo’. Invece hanno risposto tutti. Compresi tutti i possibili aspiranti a quell’incarico: dal vice presidente del gruppo Ppe Lara Comi al presidente dei senatori di Forza Italia Paolo Romani, dal presidente dei deputati forzisti Renato Brunetta all’uomo che fino alla fine poteva avanzare una pretesa cioè il consigliere politico di Silvio Berlusconi Giovanni Toti. Ma la vittoria alle Regionali in Liguria (dove ha fatto di tutto per non essere candidato) lo hanno messo fuori dai giochi.

Chi sono i due che non hanno risposto all’appello: il primo è il presidente del consiglio provinciale di Frosinone Danilo Magliocchetti (giustificato, era ai lavori della commissione provinciale che deve dare una risposta alla Corte dei Conti sui crateri scoperti nei conti dell’Agenzia di Formazione ed è arrivato nel pomeriggio), il secondo è il coordinatore regionale Claudio Fazzone (giustificazione non pervenuta e se è pervenuta non è nota) che avrebbe dovuto tenere il discorso di apertura.

Si sono presentati al Palazzo della Fonte anche tutte le fazioni ascare in cui è frazionato il Partito in provincia di Frosinone: Nicola Ottaviani, Antonello Iannarilli, Silvio Ferraguti, Gabriele Picano, Vittorio Di Carlo, Danilo Magliocchetti.

Il vero segnale di forza è proprio questo: se Antonio Tajani è riuscito a mettere insieme anche i rivali storici – quelli che non si parlano al livello nazionale così come quelli che hanno difficoltà a parlarsi sul territorio – allora significa che non ha rivali. Che è capace di aggregare. Che può essere il collante tra i nuovi ed i colonnelli della vecchia guardia.

L’investitura c’è. La benedizione di Silvio Berlusconi potrebbe essere solo questione di poco.

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