La mossa a sorpresa della Regione: stop termovalorizzatori, ora biofuel

Mossa a sorpresa della Regione Lazio. Nell'incontro con il ministro, Nicola Zingaretti propone la chiusura del termovalorizzatore di Colleferro. per passare a moderni impianti in cui produrre biofuel, bioasfalto, materiali per bioedilizia. Retuvasa dice no

Un impianto di biorigenerazione della fos e degli scarti provenienti sia dai 4 tmb di Roma sia da quelli della provincia. È la mossa a sorpresa della Regione Lazio illustrata nel pomeriggio al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, dal governatore, Nicola Zingaretti e dall’assessore ai Rifiuti Massimiliano Valeriani per uscire dall’impasse di un piano rifiuti bloccato dal tira e molla con Roma Capitale e Città metropolitana per l’individuazione di un sito dove realizzare la discarica di Roma.

 

L’invaso non serve più

Con la soluzione illustrata da Zingaretti l’invaso della discordia non servirà più. I rifiuti che sarebbero dovute finire li’ andranno invece in una nuova destinazione su cui in Regione Lazio stanno lavorando da tempo.

La biorigenerazione è una tecnologia che trasforma i rifiuti trattati in sottoprodotti, prodotti e materie prime-seconde da mettere sul mercato. In pratica: ciò che è scarto, una volta trattato diventa un componente utilizzabile per realizzare un altro prodotto.

È una tecnologia già in uso in diverse parti d’Europa: è attiva nell’Ecopark di Barcellona, a Bordeaux e ad Oslo.

 

Biofuel, bioasfalto, bioedilizia

Sono tre gli impianti che la Regione vorrebbe realizzare a Colleferro. Non si conosce la collocazione precisa: la più probabile è l’area limitrofa a quella dove oggi sorgono i due termovalorizzatori.

A proposito: che fine faranno i termovalorizzatori. La Regione ha annunciato di volere spegnere entrambi.

Una scelta per la quale Nicola Zingaretti ha incassato il plauso del ministro Costa.

Dai tre nuovi impianti usciranno biofuel, bioasfalto e materiali per la bioedilizia dopo un iniziale processo che intercetterà tutto il materiale riciclabile: dalle cellulose alle plastiche. In tutto tra le 200mila e le 250mila tonnellate.

 

Nel piano dei rifiuti

Il progetto è già stato illustrato ai sindacati e anche alle parti politiche e finirà nel piano regionale dei rifiuti.

Chi saranno i protagonisti: un ruolo di primo piano lo avranno i soggetti pubblici. In più di una circostanza l’assessore Massimiliano Valeriani ha sottolineato quanto sarà importante per Ama (l’azienda municipalizzata del Comune di Roma che si occupa dei rifiuti) farsi trovare pronta alle sfide del futuro sull’impiantistica. E poi LazioAmbiente, società in difficoltà e totalmente partecipata dalla Regione Lazio che ha già bandito una gara per venderla ma è andata deserta.

Un nulla di fatto legato soprattutto al fatto che i due inceneritori che LazioAmbiente possiede (uno al 100% e uno al 60%, e che costituiscono il suo vero patrimonio) non saranno ammodernati col processo di revamping.

Già solo questo elemento è stato sufficiente a raffreddare qualunque ipotesi di partecipazione al bando.

 

Il no degli ambientalisti

Un’ipotesi alla quale gli ambientalisti di Retuvasa (Rete per la Tutela della Valle del Sacco) hanno subito detto no.

Chiedono che gli inceneritori vengano smantellati e l’area sia bonificata secondo i parametri di legge, eliminando le alte concentrazioni di cromo esavalente registrate nel sottosuolo.

Nel disegno della Regione, Colleferro deve diventare una destinazione intermedia, prima dei conferimenti in discarica, per tutti gli impianti Tmb del Lazio. In pratica, gli impianti come quello sai di Colfelice, nel quale arrivano i rifiuti, vengono essiccati e poi viene recuperato il possibile, trasformando in combustibile per termovalorizzatore buona parte di ciò che rimane.

«Anche questo – sostiene Retuvasa – per quanto ci riguarda è inaccettabile. Colleferro si sta autodeterminando con una gestione dei rifiuti riservata ad un territorio circoscritto e legata al consorzio ‘Minerva’, con possibile ampliamento ad altri comuni del circondario. Questa è la nostra idea di economia circolare, non quella prospettata dal presidente Zingaretti».

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