La mozione spacca? Prima si firma poi ci si astiene

Due esponenti della maggioranza firmano una mozione con l'opposizione. Ma quel tema spacca. E la faccenda si complica. Soluzione? Dopo averla firmata ci si astiene...

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Se una mozione spacca, prima si firma poi ci si astiene. Il centrodestra al Comune di Latina ci prova ancora una volta, a superare la direttiva Bolkestein, che impone di rimettere a bando le concessioni. Ma la mozione, secondo il parere del dirigente delle Attività produttive, non s’ha da fare.

È accaduto oggi in Consiglio comunale, dove il centrodestra aveva firmato una mozione, sottoscritta anche da Floriana Coletta di Lbc (la civica Latina Bene Comune che esprime il sindaco) e da Leonardo Majocchi, consigliere comunale oltre 982che segretario cittadino del Pd. Una mozione che invitava il dirigente a «procedere al rinnovo di 12 anni delle concessioni di commercio su aree pubbliche degli operatori ambulanti che esercitano la loro attività nei mercati, nelle fiere e nei posteggi isolati del Comune di Latina», concludendo le procedure «entro il 30 giugno».

Tutto questo, raccogliendo anche le decisioni del Governo, «che non ha inserito gli ambulanti nell’ambito del decreto legge sul mercato e la concorrenza 2021».

La gerarchia del Diritto

La Bolkestein non si può modificare dai Comuni. Foto © Thibault Jugain / Pexels

C’è però un piccolissimo dettaglio. Quale? Le sentenze del Consiglio di Stato sul fatto che una norma europea è sovraordinata a una norma nazionale. Cioè: non è che una mattina si sveglia una Regione e si approva una norma che dice il contrario di quanto prevede la norma nazionale. C’è una gerarchia nel Diritto. Ed anche il segretario generale, oggi, ha chiarito come il Consiglio comunale non ha il potere di applicare norme in contrasto con norme sovraordinate.

Lo stesso dirigente di settore ha bocciato la mozione, con una relazione. In cui ha chiarito come, dopo i rinnovi automatici degli ultimi anni, erano stati chiesti specifici pareri all’Anac, che, il 6 agosto 2021 aveva risposto come il quadro normativo dei rinnovi automatici per 12 anni si pone in contrasto con quello europeo. La motivazione è evidente: restringe il libero accesso alle attività economiche.

Si devono quindi applicare le norme europee, mantenendo il rinnovo solo fino al 31 dicembre 2023. Applicando poi una disciplina di assegnazione con procedure pubbliche.

La frittata è fatta

Massimiliano Colazingari

Il tema, fin qui, è politico, di un centrodestra italiano che si pone storicamente in opposizione alla Bolkestein; che chiede di rimettere a bando le concessioni, anziché rinnovarle per decenni agli stessi soggetti.

Ma è anche altro: sotto a quella mozione c’erano le firme di due consiglieri della maggioranza di programma, orientata a rispettare la gerarchia delle fonti normative di diritto.

Una vicenda che aveva scatenato malumori. E su cui oggi Massimiliano Colazingari ha tentato di metterci una pezza: la mozione non si può votare perché in contrasto con le norme. La mozione viene quindi emendata, togliendo l’ordinativo e mettendo invece un «invito a valutare la possibilità di procedere al rinnovo».

Ma ormai la frittata era fatta. Majocchi e Coletta si adeguano alla maggioranza e si astengono. La giustificazione sarà che prima avevano firmato, poi è arrivata la relazione del dirigente, e non si poteva votare in contrasto con quella. La mozione passa, 19 voti a favore dal centrodestra, da Forza italia e da Fare Latina. Mentre gli altri si astengono.

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