La pillola

“Ci ha pensato bene, come le avevo consigliato?”
“Sì dottore”
“E’ proprio sicuro?”
“Nessun dubbio, procediamo”
“Sa che non potrà più tornare indietro? Non ne esiste il modo”
“Lo so. Ma preferisco così: facciamola finita. Piuttosto, è proprio sicuro che questa pastiglia cancelli ogni traccia, ogni ricordo, ogni minuto vissuto con quella donna? Non voglio ricordare più niente”.
“Stia tranquillo: ne tratto a decine ogni settimana di casi così. Mi dia un minuto e controllo che anche la signora sia pronta”

Aprì la porta bianca che separava le due stanze dell’ambulatorio. Identiche tra loro, anonime come tutte le stanze in cui lavorano i medici: tanto nessuno le osserva, preso com’è dalle preoccupazioni per le proprie malattie, siano del corpo o dell’anima come in questo caso.
La donna era già allungata sul lettino, stretta nel suo jeans e la sua maglietta rossa.
Ce n’erano alcune che si presentavano lì fasciate in un vestitino da urlo, pronte a festeggiare subito la ritrovata libertà, con le amiche trepidanti in sala d’attesa. Lei no.

“E’ sicura signora?”
“Non perdiamo tempo, doc: prima facciamo e prima finiamo”. La sua voce era affilata da anni di incomprensioni, rancori, dispetti fatti e ricevuti. Ognuno era una passata di pietra sulla lama.
“E’ consapevole del fatto che dimenticherà tutto, non ricorderà niente di tutto ciò che c’è stato con suo marito? Nella memoria resterà nulla di lui”.
“Allora facciamo ancora più in fretta: dov’è questa pastiglia?”

Il medico le allungò quella che appariva come una banalissima pillola bianca ed un bicchiere d’acqua. L’ultima cosa che vide con la coda dell’occhio, mentre tornava nella prima stanza, era lei che la mandava giù.

Anche lui impiegò un’istante.
Entrambi sul proprio lettino. Separati da un muro di pochi centimetri: nulla rispetto a quello che li aveva allontanati durante la loro vita insieme.
I ricordi andavano via, uno dopo l’altro: meno di dieci minuti. Ora erano due estranei.

Uscirono, ognuno dalla sua porta. Di spalle. Verso direzioni opposte.
Si ritrovarono, per caso, davanti al portone d’uscita. I loro sguardi di incrociarono. Una scintilla nello stomaco. Si sorrisero.
Nessuno dei due ricordò, nemmeno per un istante, che era stato sposato con l’altro per sette anni.

©Alessioporcu 2015

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