La politica locale è rimasta spuntata. E forse lo resterà per sempre

Foto © Imagoeconomica, Paolo Lo Debole

Non si parla più di nulla, neppure della Camera di Commercio Frosinone - Latina. Il motivo vero è che alla gente non interessa più quel tipo di dibattito. Bisognerà guardare oltre ed essere capaci di riconvertirsi.

Da più di un mese la politica locale è passata in secondo piano. Inevitabile con tutto quello che sta succedendo. Impossibile anche provare a riprendere temi e polemiche che hanno caratterizzato il dibattito per anni. L’unica eccezione è stata rappresentata da Davide Barillari, per il quale è iniziata la procedura di espulsione dai Cinque Stelle. Ma per il resto quasi nulla. (leggi qui Barillari via al procedimento La difesa: “Sono colpevole ma di coerenza al M5S”).

A livello regionale si fanno le videoconferenze delle commissioni, nelle quali si discute delle emergenze sanitaria ed economica. Per il resto, quasi nulla. Nei Comuni i sindaci devono rincorrere le emergenze. Qualcuno prova a stuzzicare la polemica politica, ma quella che è realmente cambiata è la percezione della gente.

La riunione di maggioranza del Comune di Cassino su Zoom

Nicola Ottaviani, Antonio Pompeo, Enzo Salera, Daniele Natalia, Simone Cretaro e tutti gli altri in questo momento devono dare risposte esclusivamente sul versante del Coronavirus. In termini di sanificazione delle strade e degli ambienti, in termini di trasmissione sul territorio di quelli che sono gli input nazionali e regionali sui temi del sostegno alle imprese e ai lavoratori. Non è tanto questione di convocare in videoconferenza una seduta di consiglio comunale. La questione è di cosa discutere a parte la pandemia. La politica, nazionale e regionale, provinciale e comunale, è rimasta senza argomenti. Nel senso che il Coronavirus ha monopolizzato il dibattito in maniera onnivora.

Non solo la politica per la verità. Non si parla più nemmeno del Consorzio regionale unico del Lazio o della Camera di Commercio unicaFrosinone-Latina. Non si parla più di sviluppi, di bonifica della Valle del Sacco, del progetto del Grande Capoluogo. Non è neppure detto che ci saranno alla ripresa. Nel senso che determinati argomenti che oggi muoiono sul piano del dibattito politico non è scontato che poi possano resuscitare. Forse i politici locali dovrebbero cominciare a porsi il problema di cambiare le priorità.

Nicola Zingaretti, con il vice presidente Daniele Leodori e l’assessore Alessandra sartore

Nicola Zingaretti, per esempio, lo ha fatto. Scrivendo su Facebook: «Stiamo valutando per il prossimo anno nel Lazio di rendere obbligatorio il vaccino contro l’influenza a tutti gli over 65, a chi lavora nella sanità e in altre categorie di lavoro più esposte e di attività essenziali. Pensiamo a circa 2,5 milioni di persone.

In autunno rischiamo una seconda ondata di coronavirus. Se una parte importante della popolazione sarà vaccinata contro la comune influenza, i medici potranno riconoscere i sintomi del Covid in maniera più tempestiva per fermare la diffusione. E non ci sarà sovrapposizione di malati negli ospedali. Sarà parte del nostro piano per la ripartenza sanità, sostegno all’economia per il lavoro, welfare e guida ai comportamenti individuali a tutela di tutti».

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