La pratica ‘dimenticata’ della Marangoni

Nel lontano Novembre 2010 l’Arpa Lazio eseguì un campionamento sul “suolo superficiale lungo il fosso posto in prossimità dello scarico della ditta Marangoni in Anagni, Località Quattro Strade”.

Fu rilevato il superamento dei limiti dei livelli inquinanti per Piombo, Rame, Zinco e policlorobifenili.

Si trattava, perciò, di una grave contaminazione. A spiegarlo è l’Istituto Superiore di Sanità (Leggi qui)

Il fosso oggetto dell’accertamento dell’Arpa confluisce nel tristemente noto Rio Santa Maria, laddove ebbe inizio l’emergenza ambientale del 2005 e nacque il SIN – Sito d’Interesse Nazionale per la dimensione del suo inquinamento. Il corso d’acqua a sua volta confluisce nel Sacco senza alcuna depurazione dei reflui poiché l’impianto dell’ASI non era ed ancora non è in funzione.

 

Nel Marzo 2012 la Provincia di Frosinone avvia correttamente il procedimento per l’eventuale addebito della responsabilità della contaminazione. Lì vicino c’è lo scarico della Marangoni: sarà sua la responsabilità? Per accertarlo, richiede al Comune di Anagni “di fornire tutte le informazioni utili ad identificare il soggetto responsabile della contaminazione”. Il fine è di emettere la relativa ordinanza per la messa in sicurezza e bonifica del sito, addebitando costi e competenze a carico dell’impresa o chi chiunque altro fosse risultato obbligato.

Il Comune di Anagni, però, non trasmette le informazioni che la Provincia si aspetta di ricevere. Non le ha? E come mai? Sta di fatto che nel maggio 2012 la Provincia è costretta a sospendere (si badi: solo a sospendere, non ad archiviare) il procedimento “fintanto che questo ente avrà gli elementi necessari alla corretta definizione dello stesso”: non ci sono dati sufficienti per procedere. Né contro la Marangoni che sta lì vicino ma giura di essere in regola, né contro chiunque altro.

La Provincia, inoltre, bacchetta l’amministrazione comunale di Anagni rammentando che il Comune è competente ed obbligato alla bonifica nel caso “il responsabile non sia individuabile o non provveda, e non provveda il proprietario del sito né altro soggetto interessato”.

 

Passano sette anni invano. Nessuno interviene per mettere in sicurezza o bonificare il sito contaminato.

 

La pratica continua ad essere dimenticata anche in occasione del procedimento per il rinnovo dell’autorizzazione dell’inceneritore, ottenuta da Marangoni nel luglio scorso.

Nella fase istruttoria, aperta nel 2016, nessuno “si ricorda” del verbale dell’Arpa e del procedimento per la contaminazione del sito iniziato nel 2010; il Comune di Anagni non ne fa alcun cenno nel suo parere ed alle conferenze di servizi.

Eppure era un elemento importante, che la Regione Lazio avrebbe potuto e dovuto valutare per la decisione sull’autorizzazione alla Marangoni, se qualcuno lo avesse comunicato agli uffici regionali.

Eppure sarebbe bastata una semplice consultazione del sito web dell’Arpa Lazio che riporta l’elenco di tutti i procedimenti in essere al 2016, fra cui quello del fosso vicino lo scarico Marangoni: (leggi qui)

A tirare fuori quelle carte, alla fine è stata l’associazione Civis: un’associazione “brutta e cattiva” come l’ha definita un amministratore comunale di Anagni.

È stata lei a procurare i documenti con un banale accesso agli atti presso la Provincia (che almeno i documenti li rilascia). Ed ha preso l’iniziativa.

Civis ha chiesto al Ministero dell’Ambiente di esercitare i poteri sostitutivi nei confronti degli uffici provinciali e del Comune di Anagni con il fine di provvedere alla messa in sicurezza e bonifica del sito contaminato.

Nello stesso tempo ha chiesto alla Regione Lazio di sospendere l’efficacia dell’autorizzazione all’impianto Marangoni e di avviare un procedimento di riesame dell’atto.

Domani, tutti diranno d’avere bloccato l’iter per il termocombustore. Non è così.

(leggi qui tutti i documenti, verbali, istanze)

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