La profezia di Bersani si è avverata. Ma ora la Lega guarda agli elettori di sinistra

Foto © Imagoeconomica, Paolo Cerroni

Assurdo che nel Pd nessuno abbia reso omaggio all’intuizione dell’ultimo leader che le elezioni le ha vinte sul campo, anticipando la necessità di dialogare con i Cinque Stelle. Adesso, con Liberi e Uguali al Governo, si apre uno spazio nell’estrema sinistra. Spazio che vuole occupare Matteo Salvini. Ecco come e perché.

Prima il governo presieduto d Enrico Letta, poi quello di Matteo Renzi, quindi l’esecutivo di Paolo Gentiloni. Minimo comun denominatore: l’appartenenza dei premier al Partito Democratico. La particolarità sta nel fatto che tutti e tre andarono a Palazzo Chigi sull’onda di quello che era stato il risultato dei Dem di Pierluigi Bersani. L’ultimo leader del principale partito della sinistra che le elezioni politiche le ha vinte davvero. Sul campo.Nel 2013. Con una percentuale più alta di quella attuale.

Pierluigi Bersani © Imagoeconomica, Rocco Pettini

In quell’anno però il sistema politico italiano scoprì di essere tripolare, i Cinque Stelle arrivarono sulla scena nazionale da protagonisti. Però Bersani era arrivato primo. Non aveva i numeri per governare da solo, quindi fu costretto a mediazioni ardite. Per la verità Pierluigi Bersani fu il primo a capire che l’unico spazio che la sinistra aveva era quello di un dialogo con i Cinque Stelle.

Andò al confronto con Roberta Lombardi e Rocco Crimi. Insieme ad Enrico Letta. Non pensava di trovarsi in uno scenario tipo Casa del Grande Fratello. Non era il suo terreno, ma nonostante tutto, quel ragionamento politico era esatto. A distanza di sei anni e mezzo il Pd di Nicola Zingaretti è andato su quella strada. Quasi all’unanimità (solo Matteo Richetti ha votato contro) e riservando una standing ovation al Segretario.

D’Alema e Bersani © Mistrulli, Imagoeconomica

Nessuno nel Pd in questi giorni ha reso omaggio all’intelligenza politica di Pierluigi Bersani. Fra l’altro semmai il Governo Conte 2 dovesse nascere, lo si dovrà anche all’appoggio e ai voti di Liberi e Uguali, operazione politica messa in piedi da Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani, Laura Boldrini, Pietro Grasso. La mano di Bersani, insomma, c’è anche in questo caso.

Però a questo punto esiste un rischio per la sinistra italiana. Se la formazione più a sinistra dello scacchiere parlamentare (Liberi e Uguali) sta al Governo, chi potrebbe diventare il punto di riferimento di una fascia di popolazione in cerca di rappresentanza per il lavoro che non c’è, per la povertà che dilaga, per il disagio sociale che avanza?

Maurizio Landini e Pierluigi Bersani © Sergio Oliverio, Imagoeconomica

C’è la Cgil di Maurizio Landini, che però non ha ancora riparato la cinghia di trasmissione con i Partiti della sinistra italiana. Lo scenario è che quella fascia di popolazione potrebbe sentirsi rappresentata e attratta dalla Lega di Matteo Salvini, che in piazza c’è sempre stata e ci resterà. Il Carroccio da due anni sta facendo quello che la sinistra non fa più. E adesso che non è più Partito di governo, scommetterà tutto soltanto sulla piazza. Matteo Salvini ha già cambiato modo di comunicare. Sta già usando slogan e parole dei Cinque Stelle e della sinistra radicale.

Pure questo era uno scenario profetizzato da Pierluigi Bersani.

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