La quarantena della politica

L’emergenza Coronavirus impone a tutti di abbassare i toni e di collaborare. Giuseppe Conte coinvolge le opposizioni, Nicola Zingaretti e Matteo Renzi raffreddano la tensione. Matteo Salvini non rinuncia alle stoccate. Chi ci guadagna e chi ci perde dallo stop forzato al quotidiano “scannamento”.

Il premier Giuseppe Conte ha avvertito preventivamente le opposizioni per metterle al corrente dei provvedimenti straordinari adottati dal Governo per cercare di contenere il Coronavirus. A cominciare dall’isolamento dei Comuni che fanno parte dei focolai. Per proseguire con lo stop alle partite di Serie A in Veneto e Lombardia: in pratica saltano le gare interne di Inter, Atalanta, Verona. Ci sarà il possibile stop alle gite scolastiche. Agenti ed esercito pronti a scendere in strada, corridoi solo per far passare cibo ed acqua.

Il Presidente dell Consiglio, Giuseppe Conte, durante la riunione del Comitato operativo sul Coronavirus alla Protezione Civile.

Nicola Zingaretti e Matteo Renzi hanno abbassato molto i toni nelle rispettive assemblee del Pd e di Italia Viva, anche se messaggi politici sono stati lanciati. In maniera subliminale. (leggi qui Zingaretti a Conte ed alleati: “È arrivato il tempo di cambiare l’Italia”)

Renzi per esempio, quando ha attaccato i sovranismi, ha citato Giorgia Meloni. Non Matteo Salvini. Per i retroscenisti non per caso. Nicola Zingaretti invece si è concentrato maggiormente sul leader della Lega: “La Rai non è un citofono”. Per la verità, prima dell’inizio dell’assemblea del Pd, c’era stato uno scambio di battire molto forte tra il leader della Lega Matteo Salvini e la ministra Democrat Paola De Micheli. A proposito del fatto che Salvini continuava e continua a chiedere la chiusura di porti e aeroporti. Alla luce di quelle che sono state poi le decisioni del Governo, le richieste del Capitano stavolta non erano soltanto propagandistiche.

Per il resto, è tutto un mostrare senso si responsabilità: da Silvio Berlusconi a Giorgia Meloni, da Luigi Di Maio a Pierluigi Bersani, da Carlo Calenda a Mara Carfagna. La salute dei cittadini è prioritaria, ripetono tutti. E ci mancherebbe altro. Sono scomparsi dalla scena mediatica i “responsabili”. Insomma, è scattata la “quarantena” anche per la politica. Il dibattito si è fermato. Almeno in apparenza.

 Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il Ministro della Salute, Roberto Speranza e il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri sulle misure relative al Coronavirus.

Ma chi ci guadagna e chi ci perde da questo stop forzato. Ci guadagnano il premier Giuseppe Conte e i Cinque Stelle: erano all’angolo, ora avranno tempo per cercare di riorganizzarsi. Ci guadagna il Pd di Nicola Zingaretti, che sempre di più sta assumendo il ruolo di partito guida del Governo italiano. Matteo Renzi invece deve segnare il passo, anche se Italia Viva appariva isolata. Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno nei rispettivi dna il gene della responsabilità per il superiore interesse nazionale.

Bisognerà vedere cosa farà Matteo Salvini, che in ogni caso ha “martellato” sia il premier Conte (“fino a pochi giorni fa diceva che era tutto sotto controllo”) che la politica del Governo a suo giudizio troppo debole sul controllo di porti,. Aeroporti e stazioni.

Due figure stanno emergendo senza timore di  smentita. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è sempre di più l’unico riferimento autorevole del Paese. Poi c’è il ministro della salute Roberto Speranza: umile, competente, rassicurante.

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