La rabbia di Cassino: il commissariamento del Pd è illegittimo

Invece di spegnere l’incendio è stata una miccia accesa gettata in una polveriera. Il commissariamento della sezione di Cassino del Partito Democratico deciso dal segretario regionale Fabio Melilli (leggi qui il precedente) ha scatenato un’ondata di reazioni.

La più netta è quella del presidente (azzerato insieme a tutte le altre cariche interne) Mauro Lillo: «Il commissariamento è illegittimo. Debbono sentire prima il parere della Commissione di Garanzia della quale sono membro. Dovrebbero solo vergognarsi. Il Partito è degli iscritti; non di futili, inutili, marionette di dirigenti».

Il punto politico lo traccia il consigliere regionale Marino Fardelli che all’indomani della sconfitta elettorale del centrosinistra a Cassino aveva tuonato: «a Frosinone il Pd si è venduto a Mario Abbruzzese la vittoria elettorale». Ed aveva annunciato la nascita di una nuova componente interna nel Pd provinciale, costituita interamente dalle tessere cassinati. Di fronte al commissariamento dice: «Non comprendo cosa abbia spinto chi a “commissariare” il Circolo del Pd di Cassino. Subito mi sovvengono alcune domande: perché non è stato fatto allora qualche mese fa prima delle scelte sulle amministrative? Perché aspettare dopo le elezioni? Perché fare una simile forzatura dopo che un direttivo, democraticamente convocato e riunitosi l’altro giorno, ha elaborato un proprio documento politico tracciando una rotta senza forzature provenienti da altri centri della Provincia? Perché riconoscere a chi, seppur abbia la tessera in tasca e abbia fatto perdere Petrarcone, una seconda o terza chance alla volemose bene? Perché non è stato predisposto ai “franchi (Peppino) tiratori” il passaggio alla commissione dei probiviri? Perché, a 15 giorni dalle elezioni, nessuno di quelli che oggi detiene le mani sul Partito provinciale non ha ritenuto opportuno convocare la dirigenza del Pd cittadino a tutti gli effetti ancora in carica?». Fardelli individua una strategia prevcisa anche dietro al commissariamento del circolo di Cassino: «La scelta di nominare commissari Simone Costanzo e Domenico Alfieri è il risultato di una paura seria come a dire “mo’ a voi reazionari ci pensiamo noi“. Viste le domande che non avranno mai risposte io penso che ci sia bisogno di una discussione seria affinché si metta una porzione di territorio in una posizione non più subalterna ma di protagonista altrimenti verremmo sempre giocati a tavolino da qualcuno!»

Il vecchio leader socialista, protagonista di mille battaglie politiche in provincia di Frosinone Luigi Russo scuote la testa e commenta: «Cose mai viste! Ti fanno venire la voglia di sbattere la porta e andartene! E ci sto pensando seriamente! E come me chissa’ quanti! Vedo in queste scelte tanta arroganza e irresponsabilità che non fanno certo bene al Partito».

Gli fa da contraltare un’altra delle voci dell’intellighenzia cittadina, Maria Letizia Casale: «Eh no. E’ quello che vogliono. Pazienza e perseveranza. Se ci si deve tesserare in mille per prendere il Partito tra uno due anni si fa. Questi contano su chi abbandona per comandare sempre loro anche se tengono 3 voti».

L’analisi di Michele Giannì che è stato presidente del comitato promotore dell’Ulivo a Cassino e segretario cittadino della Margherita. Dice: «Più si va avanti e più si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un muro dove i singoli mattoni sono funzionali l’uno all’altro per mantenere in piedi il castello di potere che hanno costruito. Nel leggere la rapidità con cui Melilli ha commissariato Cassino, su suggerimento di qualche amico di Frosinone, mi viene da fargli qualche domanda: Melilli che fine ha fatto il ricorso sul congresso di Cassino? In quale cassetto del PD Lazio è rimasto chiuso? Perché non hai avuto la stessa fretta davanti ad un ricorso che ti segnalava un congresso dai contorni “scandalosi”? Lo sai che quel congresso era da annullare per evidenti brogli elettorali? Cinquanta schede “imbucate” nell’urna che sono la causa del caso Cassino che tu oggi vai a commissariare. Cinquanta schede “imbucate” da chi è abituato a imbrogliare perchè sa che alla fine la farà franca. E sai perchè? Perchè chi dovrebbe far rispettare la legalità lascia i ricorsi chiusi in un cassetto (ma si affretta a commissariare le sezioni per assecondare la politica anti-Cassino degli amici di Frosinone)».

Se Fabio melilli pensava di avere mandato a Cassino una pattuglia di pompieri si ritrova per ora cone le fiamme ancora più alte.

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