La rabbia dei sindacati: “Misure anti contagio non rispettate”. Turriziani: “Agire subito”

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I sindacati protestano. E denunciano che nel Lazio ci sono fabbriche che non hanno applicato le misure anti contagio. Chiesto subito un confronto. Giovanni Turriziani (Unindustria): "Chi può si fermi. Tutti applichino le nrome a tutela del Paese, che è fatto da lavoratori e fabbriche"

«Le fabbriche vanno messe in sicurezza»: lo chiedono i sindacati, lo sollecitano gli industriali. Non tutti però si sono attivati e allora stanno nascendo i primi problemi. Al Nord i metalmeccanici hanno proclamato i primi scioperi. Nelle prossime ore il premier Giuseppe Conte incontra i sindacati nazionali. Nel Lazio sono scesi in campo i segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil. Fa sentire la sua voce il vice presidente di Unindustria Lazio e presidente della sezione provinciale di Frosinone Giovanni Turriziani. Tutti per dire la stessa cosa: le attività che non possono fermarsi devo applicare subito tutte le misure di prevenzione.

I sindacati

Enrico Coppotelli

Il problema è che in molti posti la produzione sta continuando come se nulla stesse accadendo. I segretari generali Michele Azzola, Enrico Coppotelli ed Alberto Civica hanno detto che questo è in violazione dei decreti emanati con urgenza dal presidente del Consiglio.

Hanno chiesto l’applicazione dei protocolli anticontagio, di fare rispettare in modo categorico la distanza di sicurezza, fornire mascherine e guanti per la protezione individuale, contingentare gli accessi a spogliatoi e mense.

I sindacalisti hanno proposto la chiusura dei reparti considerati non indispensabili alla produzione. E sollecitato il ricorso allo smart working, alla cassa integrazione nei casi in cui sia indispensabile.

Hanno scritto oggi alle associazioni degli imprenditori del Lazio: Cna, Confartigianato, Coldiretti, Confagricoltura, Confcooperative, Confapi, Federlazio, Unindustria, Legacoop, Rete imprese.

Parlano di casi diffusi di irresponsabilità, del rischio di provocare gravi danni alla salute pubblica e dei lavoratori coinvolti. Al punto che hanno detto “o si rispettano le previsioni di legge o ci sarà il blocco delle attività”.

Gli industriali

Giovanni Turriziani

Raffredda la tensione Giovanni Turriziani. Il vice presidente regionale di Unindustria manda un segnale chiaro alla categoria: per questi giorni chi può chiuda. Ma – mette in evidenza – ci sono aziende che non possono fermarsi: perché ci sono cicli produttivi che non lo consentono, casi nei quali si perderebbero commesse, in cui le aziende andrebbero incontro a danni irreparabili.

In questi casi, Giovanni Turriziani chiede alle parti di adottare “la diligenza ed il buon senso del padre di famiglia: dobbiamo tutti tutelare la salute del Paese, che è formato dai lavoratori e delle imprese”. Chiede a tutti di non perdere la calma e ricorrere al senso di responsabilità. Per cui: “chi resta aperto adotti tutte le prescrizioni”.

Appena uscito il decreto, Fca ha bloccato gli stabilimenti ed avviato un piano straordinario di sanificazione, riposizionato le linee aumentando le distanze tra gli operatori. La stessa procedeura è scattata negli stabilimenti del Gruppo Borgomeo: Saxa Gres, Grestone e Tagina hanno dei forni che non possono essere abbandonati, per questo ha mandato a casa in smart working tutto il personale amministrativo che fosse possibile, aumentato le distanze sulla linea di produzione, limitato in maniera severissima gli accessi a spogliatoi ed aree per la pausa caffè, distribuito mascherine e guanti, avviato la sanificazione dei locali.

Cautele aumentate anche alla Viscolube di Ceccano, dove le misure di precauzione sono state introdotte già dal 22 febbraio, obbligando all’uso di mascherine, guanti e igienizzante in ogni reparto. Distanze aumentate sulla produzione e smartworking alla HeliWorld di Anagni.

In questo momento chiedo a tutti di restare uniti – conclude Turriziani – non è il momento di pensare a scioperi ma è quello di sconfiggere insieme questo avversario, salvaguardando la salute del Paese e di chi lo compone: fabbriche e lavoratori”.

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