La rabbia e l’orgoglio di Melissa per la morte del suo Emanuele

«I medici mi hanno detto che non c’era niente da fare. La bestia che l’ha colpito, l’ha colpito per ucciderlo, sapeva dove colpire. Non si poteva nemmeno tentare un intervento, aveva il cervello spappolato. I suoi occhi erano neri e gonfi, era quasi deformato. Al mattino non aveva più attività cerebrale. Abbiamo aspettato le sei ore in cui, per legge, doveva essere alimentato prima che vengano spente le macchine. Spero che quelle persone vivano a lungo, con quell’atrocità, quell’orrore che ho provato io. Da quanto è morto non ho più paura di morire, perché c’è lui che mi aspetta. Non sono convinta che sia stata una disgrazia o una cosa sfuggita di mano».

L’intervista rilasciata da Melissa Morganti a Giulio Golia Le Iene scuote le coscienze. Melissa ha raccontato le sue sensazioni, le sue emozioni, ma lo ha fatto argomentandole e dando quindi una chiave di lettura importante per cercare di ricostruire quanto accaduto quella drammatica notte.

Dolore e rabbia si alternano inevitabilmente nel cuore di una ragazza che ha avuto il coraggio di dire davanti alle telecamere che in realtà “non c’è vuoto” perché Emanuele “mi inonda con la sua presenza”. E quando ha mostrato l’ultima foto del fratello sul telefonino sono venuti i brividi anche ad un “veterano” come Golia: le mani.
Le mani dell’intera famiglia che si tengono unite, per dimostrare che si va avanti insieme fino alla fine.

«A novembre – dicembre mi disse che c’era uno che lo volevo menare. Mi disse: “ho parlato con una ragazza, il fidanzato l’ha presa a botte e io mi sono messo in mezzo. L’ho tenuto a terra. Mi ha detto che se tornavo lì mi ammazzava”. Non sto dicendo che sia l’assassino di mio fratello, racconto il fatto».

Il ragazzo in questione in realtà è già in carcere, ma Melissa ha fatto ulteriori ricerche, scoprendo che è amico di uno degli indagati. Poi ha detto: «Le mani degli assassini non sono solo quelle di coloro che l’hanno colpito», ha continuato la ragazza: «Nessuno, nessuno ha chiamato i carabinieri. Uno dei reati più gravi commessi quella sera è l’omissione di soccorso, a cominciare di tutti. Compresa chi va in televisione a piangere. Se quando iniziava il tutto qualcuno faceva qualcosa, non sarebbe successo. Nessuno ha fatto niente. Non dico gli amici che hanno cercato di difenderlo, certo. Ma chi fisicamente non poteva fare niente, poteva gridare, chiamare qualcuno. Perché non dicono la verità».

Nessuno ha fatto nulla, nessun buon samaritano come ha detto subito su questo blog il professor Biagio Cacciola (leggi qui).

Non può nascondere la commozione Melissa, perché la tragedia che l’ha colpita è immane e tocca a lei essere forte per tutti gli altri. Per la mamma innanzitutto.

Non vuole nascondere la rabbia Melissa, perché le modalità dell’omicidio non sono normali: il branco, l’accanimento, il fatto che nessuno sia intervenuto, l’omertà di chi ha partecipato e assistito a quanto si stava verificando. Dedicherà la sua vita per cercare giustizia per un fratello che riempiva la sua intera esistenza. Il braccialetto di oro bianco che le ha regalato è un simbolo di amore, di libertà, di vita.

Emanuele era innamorato della vita, Melissa lo sa e sa anche che non dovrà farsi sopraffare dalla rabbia.

Ecco perché alla fine i suoi occhi finiscono con il raccontare l’orgoglio di chi è cresciuta con Emanuele e con lui ha condiviso tutto. Nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte. Fino ad accompagnarlo, con tutta la sua anima e perfino con il suo corpo, in Paradiso.

Nessuno muore davvero se sopravvive nel ricordo di chi lo ha amato. Emanuele vivrà sempre negli occhi di Melissa. Occhi belli, occhi orgogliosi.

§
error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright