La Regione conferma: a scuola dal 7 gennaio. Ma…

Foto Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica

La Regione Lazio si allinea alla rotta del Governo. Ma recepisce molte indicazioni dei presidi. Confermando le perplessità dell'assessore D'Amato. Il lavoro di mediazione di Di Berardino. Le novità.

La Regione governata dal Segretario nazionale del Pd non andrà contro il Governo nazionale retto dal Pd. In concreto: il Lazio conferma la ripresa delle lezioni in classe dal 7 di gennaio. Ma non sconfessa il suo assessore alla Sanità Alessio D’Amato che in mattinata aveva tuonato dalla prima pagina de Il Messaggero: «Così la scuola non può riaprire». Anzi: ne coglie più di qualche spunto e modifica un po’ di cose.

Il confronto con Di Berardino

Scuola ai tempi del Covid-19. Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Il caso era esploso in mattinata. Sul quotidiano diretto da Massimo Martinelli il titolo porincipale del giorno è «Così la scuola non può riaprire il 7 gennaio». L’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, a Il Messaggero: «Troppi contagi ogni giorno, il governo intervenga: rispetteremo le decisioni dell’esecutivo, ma ripartire ora sarebbe estremamente imprudente». Regioni in ordine sparso: la Campania non aprirà, i dubbi di Veneto e Puglia. Il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco: «Il freddo aumenta i rischi, servono più misure di prevenzione». (Leggi qui).

A confermare le perplessità dell’assessore sono intervenuti i presidi. Catapultati al centro del fronte proprio nei giorni di festa. Dove organizzare la riapertura è molto più difficile. Hanno sollecitato un tavolo di confronto.

A scendere in campo è stato con effetto immediato l’assessore regionale alle politiche della Scuola Claudio Di Berardino. Con una missione più da basco blu Onu che da politico: ascoltare i presidi e loro ragioni, allineare la regione Lazio sulla rotta del Governo nazionale, non sconfessare il suo collega di giunta D’Amato, trovare qualcosa di nuovo da lanciare in pasto.

Scuola si ma la salute è centrale

NICOLA ZINGARETTI E ALESSIO D’AMATO. FOTO © CARLO LANNUTTI / IMAGOECONOMICA

A confrontarsi con l’assessore sono state le organizzazioni dei presidi, le organizzazioni sindacali del comparto Scuola ed i confederali (che oltre a rappresentare i Presidi rappresentano anche i docenti e personale amministrativo).

Il risultato è un capolavoro di equilibri. La parte che soddisfa i presidi: dal confronto è emerso che la tutela della salute è centrale. E che non si può correre il rischio di accendere nuovi focolai. Soprattutto tenendo conto che l’80% dei casi si sviluppa all’interno della famiglia. Poi la parte che oroenta la Regione: il Lazio sarà dentro il solco tracciato dal Governo, si ritorna a scuola il 7 gennaio a meno che il Comitato Tecnico Scientifico non decida diversamente. (Leggi qui L’altro Pd di Zingaretti. Quello del Lazio).

Non è una sconfessione per l’assessore Alessio D’Amato: che invece ha avuto il merito di aprire un confronto su questioni concrete. E infatti il tavolo ha deciso di andare verso una riduzione delle ore di lezione per gli istituti tecnici, direranno circa 45 – 50 minuti. Questo consentirà di ridurre i tempi di permanenza a scuola.

Inoltre si verificherà la possibilità di invertire lo sfalsamento degli ingressi. Se arriverà il via libera dei prefetti il 60% degli studenti entrerà a scuola alle 8.10 ed il 40% alle 10; fino ad oggi si prevedeva il contrario.

L’assessore al Lavoro Claudio Di Berardino © Stefano Carofei / Imagoeconomica

Si va poi verso lo sfalsamento degli orari delle città: aperture differenziate per negozi e uffici, in modo da evitare gli assembramenti mattutini.

E tutti vissero felici e contenti. Comitato tecnico Scientifico permettendo.

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