La rivolta di Abbruzzese: «Forza Italia ha fatto il suo tempo, via pure il nome»

Foto: © Imagoeconomica, Paolo Cerroni

Mario Abbruzzese allo scontro frontale con Forza Italia. "Ammainare simbolo e nome". "Svolta da fare con o senza Berlusconi". "Qui è una questione di sopravvivenza".

Forza Italia deve ammainare bandiera. Togliere per la seconda volta il simbolo. Forse anche il nome. Così come avvenne quando dal predellino Silvio Berlusconi annunciò la nascita del Popolo delle Libertà. Ma soprattutto deve cambiare uomini e organizzazione. Parole del vice coordinatore nazionale Enti Locali Mario Abbruzzese, già presidente del Consiglio regionale del Lazio ed uno dei più convinti della svolta di Giovanni Toti per rifondare il Partito.

 Onorevole Abbruzzese, così com’è strutturata ora Forza Italia proprio non le piace…

La struttura attuale è alquanto caotica, abbiamo la necessità di attuare un piano di rigenerazione e di cambiamento sia al di dentro che al di fuori del Partito”. 

Si rende conto di stare in un Partito monolitico? Quanto spera che Forza Italia possa cambiare

Forza Italia ha la forza, gli uomini e le idee per autoriformarsi. Questo significa cambio delle regole con l’istituzione delle primarie per la scelta dei dirigenti a tutti i livelli (comunale, provinciale, regionale e nazionale). Una nuova proposta politica, e mi sembra chiaro che tutto debba essere supportato dal cambio del brand”. 

Addirittura rispedire il nome in soffitta? 

Perché Forza Italia, nell’immaginario collettivo, ha esaurito la sua spinta propulsiva verso il Paese, le imprese, verso i giovani e le famiglie italiane. Bisogna avere la forza ed il coraggio di resettare tutto, che non significa rottamare, per poter ricominciare, ma soprattutto per essere più attrattivi. Il messaggio potrebbe essere “cambiamo insieme” le regole e la proposta politica”. 

Però il Presidente Berlusconi pare abbia bloccato questa possibilità…

Su questo ha ragione Toti, bisogna andare avanti con o senza il Presidente Berlusconi. Dispiace dire queste cose e spero che capisca la difficoltà del momento e si impegni in prima persona per accelerare il processo di rinnovamento di Forza Italia che, a mio avviso, deve contenere date certe: fissare regole precise entro il mese di luglio e il congresso delle primarie entro ottobre. Allungare i tempi significherebbe solo voler accompagnare Forza Italia verso il cimitero”. 

Onorevole Abbruzzese, da come parla sembra essere un “totiano”. 

Qui non si tratta di essere totiani o non totiani, è un problema di sopravvivenza. Chi non ha capito questo è fuori dalla storia. Con gli amici Antonello Aurigemma, Adriano Palozzi e Pasquale Ciacciarelli abbiamo costituito “Laboratorio Lazio” per il cambiamento proprio per dare la possibilità a tutti di poter parlare, ma soprattutto per ascoltare le istanze degli amministratori locali. A mio avviso bisogna partire dai territori invertendo l’imbuto”. 

Ma seguiranno tutti questa scelta? 

Non stiamo facendo nessuna scelta, vogliamo solo dare una prospettiva politica e una nuova casa ai moderati popolari, riformisti e liberisti. Se non acceleriamo le scelte a livello periferico, succederà che proprio a livello locale queste scelte saranno compiute dai singoli creando un notevole danno a un partito che abbiamo costruito tutti insieme”. 

Quando nacque Ncd lei, al termine di una lunga riflessione, all’ultimo momento disse no. Ora, il prossimo 6 luglio Giovanni Toti sarà al Brancaccio a Roma per un incontro. Lei parteciperà o ci sono ancora margini per ripensarci? 

Certo. Parteciperò e mi impegnerò a diffondere il messaggio di partecipare a tutti gli amici. Il 6 luglio sarà un momento di confronto di una classe dirigente che vuole parlare al Paese a favore della crescita e dello sviluppo, a favore di una sanità migliore, a sostegno delle piccole, medie e grandi imprese. Ma, soprattutto, per trasmettere il messaggio che la classe dirigente deve essere selezionata con il merito”. 

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