La rivoluzione dei poli secondo Luca (e Francesco, Nicola, Riccardo)

Cosa sta succedendo nella politica provinciale. Cosa accadrà nelle prossime settimane con il dialogo avviato da Pd e Lega. Le prime conseguenze. Le ricadute. Il ruolo di Luca Di Stefano. Ed alle prossime elezioni...

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

L’incontro di ieri mattina tra il nuovo presidente progressista della Provincia Luca Di Stefano, il sindaco di Frosinone civico indicato dalla Lega Riccardo Mastrangeli, l’uomo forte del Pd Francesco De Angelis e la testa pensante del Carroccio Nicola Ottaviani è destinato a cambiare gli equilibri politici sul territorio. (Leggi qui: Vertice a tre: verso il patto Pd – Lega e non solo in Provincia).

È la conseguenza del risultato maturato con le elezioni di domenica scorsa. Che ha due vincitori e due perdenti.

Tregua armata nel Pd. Bastione Lega

Il Pd di Francesco De Angelis ha messo all’angolo per il momento le componenti minori che fanno riferimento al sindaco di Ferentino Antonio Pompeo ed al sindaco di Cassino Enzo Salera, respingendo il loro tentativo di assedio finalizzato a determinare nuovi equilibri all’interno del Partito. È chiaro che si sia trattato solo di una battaglia: importante ma non definitiva; la prossima conta ci sarà alle Regionali.

Chi tra l’asse Pompeo – Salera e l’asse De Angelis – Battisti non dovesse centrare l’elezione alla Pisana rischia un ridimensionamento politico. Che a cascata avrà ripercussioni sulla Segreteria provinciale.

La Lega di Nicola Ottaviani ha messo all’angolo per il momento le pretese dei Fratelli d’Italia. che forti del 30% ottenuto nelle Politiche di settembre contro l’8% della Lega reclamavano un riequilibrio dei valori interni alla coalizione. La candidatura ed il risultato ottenuto da Riccardo Mastrangeli sono stati determinanti per arrestare l’avanzata delle truppe guidate in provincia dall’onorevole Massimo Ruspandini.

Il sindaco di Frosinone ed il suo predecessore hanno eretto così una barriera invalicabile a difesa del Comune di Frosinone e della solidità della sua amministrazione. Qualsiasi gesto politicamente ostile o tentativo di logoramento ora autorizzerà il sindaco Riccardo Mastrangeli a generare una diversa maggioranza.

Verifica tra Fratelli

Massimo Ruspandini

In Fratelli d’Italia c’è una tregua armata. perché la strategia del coordinatore provinciale Massimo Ruspandini non era sbagliata. Ma non è risultata vincente. Ed in politica come in battaglia, poco vale: è il risultato a decidere tutto.

Inutile negarlo. Ci sarà una conta. Già alle prossime elezioni Regionali. I sei candidati nella lista di Fratelli d’Italia saranno espressione delle diverse sensibilità politiche: tutte all’interno di un quadro unitario ma ciascuna con la sua visione delle cose. Il voto delle Provinciali lo ha detto in modo chiaro: la strategia non è piaciuta a tutti, una parte dei voti è mancata.

Le Regionali ribadiranno il peso della componente storica di Massimo Ruspandini e Daniele Maura dentro al Partito. Ma indicheranno in maniera precisa anche il consenso di elementi come il vice coordinatore Gabriele Picano, gli onorevoli Paolo Pulciani ed Aldo Mattia. Tutti leali al Partito ma con una visione della destra meno ortodossa.

La ricaduta su Anagni

Sandro Bartolomeo

I riflessi più evidenti però saranno quelli determinati dal tavolo riunito ieri in provincia. Il dialogo tra Partito Democratico non è né una bestemmia né una novità. Va dato atto all’ex quattro volte sindaco di Formia Sandro Bartolomeo d’avere visto lungo quando due anni fa avviò un analoga collaborazione, profetizzando che nel giro di poco sarebbe diventata naturale.

Il tavolo riunito in Provincia ora avrà conseguenze immediate sulle elezioni di Anagni e sul Campo Civico che da mesi sta prendendo forma. È chiaro che il sindaco Daniele Natalia ora non potrà più contare sull’appoggio leghista del suo vicesindaco e dell’intero gruppo che ha alle spalle. La Lega su Anagni ora ha un motivo politico per revocare l’alleanza elettorale col sindaco che aspira ad un bis. E forse anche l’appoggio amministrativo: c’è già qualche voce che sussurra “Facciamolo cadere”.

Francesco De Angelis e Nicola Ottaviani, di fronte ad un nome di sintesi capace di rappresentare in maniera trasversale le diverse sensibilità, sono pronti a chiudere il cerchio. Un nome che a questo punto molto difficilmente sarà quello di Alessandro Cardinali, la cui ascesa in Provincia era stata vista con favore da De Angelis. Ma ora si è schierato sul fronte che ha perso e la sua affidabilità politica al sistema è stata messa in discussione.

Ferentino può attendere

Il presidente Vincenzo Galassi

Altrettanto sta accadendo a Ferentino. Ieri sera ci sono state due cene. Una con il sindaco uscente Antonio Pompeo ed una con chi ha fatto parte della sua maggioranza ma alla fine non ne ha più condiviso il percorso, pur rimanendo lealmente al proprio posto.

Ormai è chiaro che il nome scelto da Pompeo per la sua successione fosse quello dell’avvocato Vincenzo Galassi, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Frosinone. Altrettanto è chiaro che quel nome però non è stato minimamente oggetto di condivisione con gli alleati. Che se gli fosse stato proposto avrebbero imposto un dibattito interno per arrivare ad una sintesi. (Leggi qui È Vincenzo Galassi il nome ‘in pectore’ di Pompeo. E qui Galassi… ed è subito maretta).

Il nuovo asse De Angelis – Ottaviani ora si metterà al lavoro per individuare una sintesi. Con un candidato che tenga conto dei diversi equilibri presenti in città. Molto difficilmente ci sarà un dialogo sul nome di Galassi. Più probabilmente tutto verrà rinviato a dopo le Regionali: che misureranno gli equilibri dentro Ferentino. I voti che riporterà Antonio Pompeo e quelli di Sara Battisti forniranno un’indicazione determinante. Proprio per questo è lecito ritenere che il nome del candidato sindaco di Ferentino non uscirà prima della fine del prossimo mese di febbraio.

Il ruolo di Luca

Luca Di Stefano (Foto © AG IchnusaPapers)

È sempre difficile avere un padre dal passato ingombrante: il presidente della provincia Luca Di Stefano ha dimostrato di non soffrire alcun complesso edipico.

Enzo Di Stefano ha avuto un lungo e stimato passato politico. Cominciato nella Democrazia Cristiana da dove ha sempre anticipato i tempi: la sua amministrazione comunale fu tra le prime in Italia ad essere concepita in maniera trasversale, anticipando le fusioni che poi avrebbero ratificato la sua visione. Ma solo con molti anni di ritardo. Enzo Di Stefano e la sua esperienza sono a disposizione ma Luca Di Stefano ragiona con la sua testa. Ed i primi passi politici che sta compiendo lo dicono con chiarezza.

Lo ha dimostrato con quel vertice in Provincia. Voluto lì proprio da lui. Sempre lui ha voluto che avvenisse alla luce del sole e non in una maniera carbonara. Il neo presidente si sta rivelando il catalizzatore del nuovo dialogo politico, capace di andare oltre i poli.

Alterttanto sta facendo nel dialogo tra territori. Nelle ore scorse ha già intavolato un confronto con il suo amico Gerardo Stefanelli, presidente della Provincia di Latina. Ha una visione nella quale Frosinone e Latina smettono di essere in competizione ma iniziano una seria collaborazione generando un campo economico e politico da un milione di abitanti.

Significa cambiare tutti gli schemi che fino ad oggi hanno governato la provincia di Frosinone.

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