La rivoluzione di Bonaccini, i Desideri interrotti, la Rocca della destra

Il riassunto politico della giornata. I segnali che Bonaccini ha lanciato da Frosinone. Il 'mistero' delle candidature nella lista Rocca: Desideri, caso identico a quello di Paola Carnevale, va al Consiglio di Stato. Rocca a Frosinone cita Coelho

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

La giornata politica comincia all’Astor di Frosinone. È lì che Stefano Bonaccini ha dato appuntamento ai quadri provinciali del Partito Democratico. È una riunione tecnica e non elettorale: per questo nessuno organizza il bagno di folla . Quella di Frosinone è la prima uscita ufficiale del Governatore dell’Emilia Romagna dopo l’Assemblea Pd di sabato: è stata – agli occhi di molti analisti – l’investitura del Segretario Enrico Letta al suo successore.

Il Partito Democratico cambierà. Stefano Bonaccini lo fa capire ai dirigenti venuti ad ascoltarlo prima che torni a Roma e vada nello studio di Lucia Annunziata per un confronto con gli altri aspiranti Segretario: Elly Schlein, Gianni Cuperlo, Paola De Micheli.

I segnali di Bonaccini da Frosinone

La sala dell’Astor per Bonaccini

Il Partito Democratico è una chiesa. Come lo erano la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista. Ha i suoi riti e le sue liturgie. La differenza è che qui si bestemmia di più: nel senso che si dicono e fanno con leggerezza cose che in altri tempi nemmeno sarebbero state pensate. Come le scissioni, le rottamazioni, le sconfessioni.

La liturgia del linguaggio e dei comportamenti Dem dice che Stefano Bonaccini sarà Segretario del Pd e lo sarà con una maggioranza importante. Ad ascoltarlo, a Frosinone c’erano tutte le sensibilità del Partito: da Francesco De Angelis e Sara Battisti di Pensare Democratico ad Antonio Pompeo di Base riformista. La speranza è che dopo l’elezione non parta la corsa già vista ai tempi di Matteo Renzi, quando i vertici provinciali facevano a chi era più renziano dell’altro e chi avesse più gadget delle Leopolde sul frigorifero.

Se tutte le sensibilità di Frosinone si riuniscono intorno allo stesso nome è il segnale che sarà lui il Segretario. Non matematico: ma statistico. Antonio Pompeo non ha dubbi: Stefano Bonaccini avvierà quella mutazione genetica che Piero Fassino, Antonio Bassolino, Massimo Cacciari e tanti altri invocavano già ai tempi dei Ds e molto prima dell’Ulivo. Ci sarà un Partito meno basato sulle correnti e più sugli amministratori: sono loro ad avere il contatto con i cittadini. Ed a portare i voti.

Il primo miracolo di Bonaccini

Battisti con Bonaccini e Orfini

Non volendo, il futuro Segretario compie già il primo miracolo. Per una volta la pensano allo stesso modo sia l’ex presidente della Provincia Antonio Pompeo (Base Riformista) che la vice Segretaria Regionale Sara Battisti (Pensare Democratico). A fine mattinata lei apprezza il discorso concreto, pienamente centrato sui contenuti e sui bisogni della gente. Mette l’accento sul pragmatismo delle parole usate. Fornisce la sua benedizione in vista del congresso dicendo che è lo specchio di quello che c’è bisogno in Italia per far tornare il Pd ad essere quella casa popolare e riformista dei cittadini.

L’impressione che si ricava dopo l’incontro all’Astor di Frosinone è che finalmente tutti abbiano compreso che c’è poco da stare a guardare l’ombelico: il Partito Democratico è senza una guida dallo scorso autunno. Fosse stato per Enrico Letta se ne sarebbe tornato a fare il professore in Francia dopo la sconfitta di settembre. Il ritorno di un Governatore alla guida del Partito lo rimetterebbe al passo con quel processo di trasformazione che Nicola Zingaretti aveva già teorizzato: non un nuovo Partito ma un Partito nuovo.

La rivoluzione fatta attraverso i sindaci, i Governatori, i Presidenti di Provincia sarebbe un cambio genetico per il Partito Democratico. Una rigenerazione dal basso. Capace di dare quella concretezza che gli elettori si sono stancati di aspettare, delusi da infinite discussioni mentre le bollette aumentano e le grandi fabbriche se ne vanno.

Il mistero della candidatura

Paola Carnevale

Intanto la sabbia scende nella clessidra. Il 12 e 13 febbraio si vota e solo ora si scopre che qualcosa di insolito è avvenuto nella presentazione della lista civica del candidato presidente di centrodestra. A Frosinone era saltata all’ultimo momento la candidatura della dottoressa Paola Carnevale che fino alla sera prima veniva considerata una delle tre sole certezze insieme al presidente di Confartigianato imprese Frosinone Augusto Cestra ed al già sindaco di Arpino e consigliere Provinciale di Frosinone Fabio Forte che cinque anni fa sfiorò l’elezione a Montecitorio. (Leggi qui: Regionali, tempo scaduto: tutti gli uomini dei 6 candidati).

Il suo non è stato un caso isolato. A Roma è saltato anche il nome dell’ex sindaco di Marino Fabio Desideri, candidato alle prossime elezioni regionali del Lazio ma estromesso dalla Lista Civica per Rocca Presidente esattamente come la dottoressa Paola Carnevale a Frosinone.

In serata gli avvocati di Fabio Desideri hanno depositato al Consiglio di Stato il ricorso ex art.129 del Codice di Procedura Amministrativa. Chiedono l’annullamento (o la riforma) della decisione presa dal Tar del Lazio il 20 gennaio che ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Gli avvocati hanno ricostruito “tutti gli avvenimenti succedutisi in una vicenda che definire ingiusta e avvilente forse è poca cosa”. Accadimenti che hanno visto Desideri “essere estromesso dall’elenco dei candidati ufficialmente depositato alla circoscrizione provinciale di Roma, dai rappresentanti della Lista Civica per Francesco Rocca Presidente”.

Il destino vuole che ci sia un comune denominatore tra le due candidature saltate a Roma e Frosinone. Desideri è presidente di Confimprese World, la Federazione di Piccole e Medie Imprese Italiane attive nel mondo; Carnevale è la moglie del presidente nazionale di Confimprese Italia Guido D’Amico.

L’attesa di Alessio

Alessio D’Amato

Alessio D’Amato è in attesa dei numeri del sondaggio compito nelle scorse 48 ore. Nulla a che vedere con i numeri diffusi sabato. Questo è il sondaggio tarato sulle elezioni del Lazio. A tre settimane dal voto inizia a dare numeri sui quali studiare. Perché una settimana fa la storia delle accise ed i vari passi indietro del Governo avevano portato ad un recupero di D’Amato. Questa settimana dirà se è stato un episodio o c’è un trend.

Nel frattempo Alessio D’Amato digita su Twitter “Con Francesco Rocca si prepara lo smantellamento della sanità pubblica della Regione Lazio. Dietro le parole ‘sinergie tra pubblico e privato’ si nasconde la privatizzazione del sistema sanitario. Privatizzazione che già la destra ha realizzato in Lombardia dove governa“.

I risultati di quella privatizzazione – ha detto D’Amato ai fedelissimi – si sono visti con l’arrivo del Covid. Il Lazio ha retto, la Lombardia è stata ad un passo dal collasso.

La tappa di Rocca

Francesco Rocca al Fornaci

In serata Francesco Rocca ha fatto tappa al Fornaci di Frosinone. La Sanità è uno dei temi centrali. ha detto che “Sicuramente rilanceremo l’ospedale di Frosinone, perché è importante non dover andare a Roma o addirittura fuori Regione quando si cercano le cure”.

Ha fatto una prima ammissione alla concretezza: “Le idee sono molte, le risorse purtroppo poche, però sicuramente riavvicineremo la sanità ai cittadini. Una priorità e un impegno su cui metto personalmente la faccia”. Il fatto è che il Lazio ha appena messo le briglie ai conti della Sanità che erano fuori controllo. Ci hanno lavorato tre governatori: Piero Marrazzo, Renata Polverini, Nicola Zingaretti per due mandati. Era una voragine da dieci miliardi di euro emersa quando è partita l’armonizzazione dei Bilanci su scala nazionale. Niente più polvere sotto al tappeto.

Qualche perplessità la solleva il passaggio sull’Ambiente. Attribuisce alle fabbriche la responsabilità dell’inquinamento. “L’ambiente è una delle mie priorità. Qui l’inquinamento ha raggiunto livelli insostenibili. Dovremo lavorare insieme alle aziende, perché non possiamo permetterci che uno dei poli industriali più importanti del Lazio sia penalizzato da questa incuria“. I dati raccolti dal sindaco di Anagni durante la pandemia sono in linea con tutte le ricerche: i filtri di oggi alle fabbriche hanno abbattuto l’inquinamento, ad otturarci i polmoni sono i fumi della caldaie di casa che nessuno controlla. Ma nessuno in questa campagna elettorale lo dice, come sempre conviene buttarla in caciara e poi si vedrà.

Direzione futuro

La sala del Fornaci per Rocca

Viaggia con il vento dei sondaggi in poppa. Ha coniato uno slogan proiettato verso il domani: Direzione Futuro. Gli basta accarezzare la voglia di cambiamento per strappare l’applauso.

La Ciociaria – dice Francesco Roccamerita amore, dignità, attenzione. Se non sviluppiamo e rendiamo dignitosa la mobilità dei pendolari, con quale coraggio parliamo poi di incremento del turismo? È una vergogna che questa amministrazione uscente abbia abolito l’Assessorato alla Cultura. Non possiamo parlare di una grande Regione se non sa valorizzare le proprie bellezze. Io lo ripristinerò e ridarò dignità e speranza a tutte le cittadine e i cittadini del Lazio.

Il programma ancora non c’è, gli fa notare a distanza Atlantide Di Tommaso coordinatore dei Socialisti Europei del Lazio. Dice “Francesco Rocca ha dichiarato che presenterà il programma nei prossimi giorni, forse lunedì, forse martedì. Di che anno non si sa. Rocca datte na mossa”.

Il fatto è che mancano tre settimane. Non c’è nemmeno il tempo di ragionarci su un programma: figurarsi rischiare di dover fornire agli avversari un appiglio per attaccare. meglio la poesia. Rocca sceglie Coelho: “Quando si ama ci si sforza di essere migliori e tutto intorno a noi diventa migliore”. Basta crederci.

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