La rivoluzione silenziosa del potere politico in Ciociaria

Sara Battisti e Mauro Buschini nel Pd, ma anche Claudio Durigon e Francesco Zicchieri nella Lega. Ma pure Pasquale Ciacciarelli. E poi Massimo Ruspandini in Fratelli d’Italia, Ilaria Fontana e Loreto Marcelli nel Movimento Cinque Stelle. Si tratta di capire su chi puntare in Forza Italia. Nel Lazio e in Ciociaria il ricambio (perfino generazionale) c’è stato. Ma in pochi se ne sono accorti.

È cambiata. Anzi, rivoluzionata. La mappa del potere politico regionale e provinciale si è trasformata sotto i nostri occhi, ma abbiamo fatto fatica ad accorgercene. È mutata sotto la spinta delle elezioni, per poi arrivare a toccare i Partiti o i Movimenti.

Il segretario regionale del Pd da due anni e mezzo è il senatore Bruno Astorre, numero due di AreaDem di Dario Franceschini ma anche legatissimo al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. L’elezione di Astorre è stata una rivoluzione copernicana per gli equilibri nel Pd. Ha rappresentato il passaggio radicale da una gestione di marca totalmente renziana (con le sue declinazioni laziali che coinvolgevano Matteo Orfini e Claudio Mancini) ad una fondata su una matrice del tutto diversa e cioè su AreaDem, Zingaretti ed i suoi alleati (da Goffredo Bettini a Francesco De Angelis) recuperando poi il dialogo con Mancini.

La rivoluzione nel Pd

Sara Battisti

Questo asse si è preso il Partito. Da questa settimana nel ruolo di vicesegretario c’è Sara Battisti, Consigliere regionale al primo mandato ma già presidente di Commissione. Non c’è solo il suo attivismo legislativo a spingerla in alto: conosce benissimo la macchina Dem: si è fatta le ossa nel Giovanile dei Ds (ne era Segretario regionale) e questo le ha consentito di imparare a navigare bene tra le correnti politiche. Inoltre, molti degli attuali dirigenti sono stati suoi compagni di viaggio politico qualche anno fa quando portavano ancora i calzoni corti. Non è un caso se sta scalando silenziosamente il Partito. (Leggi qui (Leggi qui Il grande Risiko dietro alla nomina di Sara).)

In questa fase storica ha scelto il low profile l’altro consigliere regionale Mauro Buschini. Costruito per amministrare la politica è stato giovanissimo Segretario provinciale dei Ds per poi diventare assessore regionale (ad un tema strategico come i Rifiuti), capogruppo regionale del Pd e presidente dell’Aula della Pisana. Poi le ombre del concorso di Allumiere, che però si sta sgonfiando sul piano politico. Mauro Buschini ha scelto di fare un passo indietro fino al totale chiarimento del caso: l’obiettivo è una candidatura di prestigio con le stigmate del martire politico.

Il leader provinciale del Partito è Francesco De Angelis, prossimo presidente del Consorzio industriale regionale unico. Il regista rimane lui, senza più un contraltare ingombrante come quello che fino a qualche anno fa era rappresentato dal senatore Francesco Scalia con la sua componente. Con il ritiro dell’ex presidente della provincia (concentratosi nei suoi ruoli di avvocato e di professore universitario) la geografia interna è cambiata. L’eredità è stata raccolta in parte da Antonio Pompeo che guida Base Riformista e punta sull’area degli amministratori, soprattutto quelli che stanno fuori dall’orbita più ortodossa del Pd.

E quella in Forza Italia

Daniele Natalia

Ma la rivoluzione più radicale è quella che ha ridisegnato tutto l’orizzonte del centrodestra. Forza Italia in provincia di Frosinone si è polverizzata. In pochi anni se ne sono andati tutti i generali, tutti i colonnelli, tutti gli ufficiali di Stato Maggiore. Via Alfredo Pallone (già potentissimo coordinatore regionale), ha salutato Antonello Iannarilli (già deputato, assessore e consigliere regionale, presidente della Provincia), via Mario Abbruzzese (già presidente del Consiglio Regionale del Lazio).

Se ne sono andati Pasquale Ciacciarelli (già coordinatore provinciale), Nicola Ottaviani (sindaco di Frosinone) e Danilo Magliocchetti (capogruppo al Comune di Frosinone). Non ha resistito nemmeno Gianluca Quadrini (già presidente della XV Comunità Montana) o il sindaco di Pontecorvo Anselmo Rotondo.

L’elenco potrebbe continuare a lungo. La sostanza rimane: non c’è una classe dirigente che abbia rimpiazzato chi se n’è andato, non uno spostamento in entrata. E tranne Daniele Natalia, il dibattito politico da mesi langue.

Nuovi orizzonti dal Carroccio

Pasquale Ciacciarelli

Un problema di classe dirigente lo ha avuto la Lega. È fisiologico per un Partito che non ha radici culturali sul territorio del Mezzogiorno. La Lega è stata un brand calato dal nord sul quale molti hanno provato a scattarsi un selfie e fare fortuna. Matteo Salvini non è sciocco ed ha azzerato più volte i gruppi dirigenti nel Lazio. Fino all’arrivo di Francesco Zicchieri e di Claudio Durigon, amici inseparabili a corrente alternata ma comunque due facce della stessa medaglia.

Oggi il Partito nel Lazio è nelle mani di Claudio Durigon (sottosegretario al Mef e coordinatore regionale) che al Nord può contare sul senatore Umberto Fusco e nel frusinate sul duo ex forzista Ottaviani – Ciacciarelli.

Il deputato Francesco Zicchieri si è defilato da quando è responsabile nazionale del radicamento del Partito nel centrosud; con lui si è eclissata anche la stella di Francesca Gerardi (deputata di Pontecorvo) già coordinatore provinciale. Mentre Gianfranco Rufa (senatore di Veroli) è commissario del Partito in provincia di Latina.

Sempre nel Carroccio sta avanzando il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli: sempre più radicato a Roma, considerato nel Partito, è riuscito a portare Matteo Salvini ad una sua iniziativa personale al Tempio di Adriano, moderata dal direttore dell’AdnKronos con la presenza del direttore del Tg2. Non proprio fave e pecorino.

Tanti fratelli per Massimo

Massimo Ruspandini

In Fratelli d’Italia il senatore Massimo Ruspandini si è preso il Partito e si trova a gestirlo con dentro esponenti come l’ex parlamentare e assessore regionale (oltre presidente della Provincia) Antonello Iannarilli ed Alfredo Pallone (già coordinatore del Lazio del Popolo delle Libertà e Parlamentare Ue).

Ma oltre alla campagna acquisti mirata, Fratelli d’Italia in provincia di Frosinone ha saputo selezionare una classe dirigente giovane e di rottura con il passato: da Riccardo Del Brocco (assessore a Ceccano) a Daniele Maura (presidente d’Aula in provincia), da Gabriele Picano (vice presidente del Partito) a Lucio Fiordalisio (sindaco di Patrica).

Nei Comuni può contare su figure come Massimiliano Bruni (autore della lunghissima operazione culminata con la candidatura unitaria a FdI per il sindaco di Sora), su Riccardo Ambrosetti (figura di riferimento sull’area di Anagni). E su un sindaco come Roberto Caligiore (Ceccano) che è spendibile su qualsiasi elezione. (Leggi qui Top e Flop, i protagonisti del giorno: 9 luglio 2021).

Il tutto senza operare però alcuna rottamazione, anzi facendo tesoro dell’esperienza della Vecchia Guardia. Un altro segnale che c’è una diversa generazione di classe politica che in questo momento guida i Partiti.

Meteore e Cinque Stelle

Loreto Marcelli (Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica)

Lo stesso Loreto Marcelli, capogruppo del Movimento Cinque Stelle alla Regione Lazio, ne è una testimonianza. Mentre Ilaria Fontana è addirittura sottosegretario alla transizione ecologica. E i deputati Luca Frusone ed Enrica Segneri sono esponenti importanti dell’area di Luigi Di Maio.

Ci sarebbe da aggiungere il ritorno di Gian Franco Schietroma ai vertici regionali del Psi (è segretario del Lazio), dopo che un altro giovane, Vincenzo Iacovissi, da tempo è vicesegretario nazionale.

La mappa del potere politico in provincia di Frosinone è cambiata molto in questi anni. Il ricambio, perfino generazionale, c’è stato. Francesco De Angelis è l’unico ad avere attraversato anche questa generazione rimanendo in prima fila. Antonello Iannarilli proverà ad ottenere una candidatura alle regionali. Mentre Mario Abbruzzese è sempre più protagonista nella campagna elettorale romana di Enrico Michetti che lui conosceva dai tempi dell’Università di Cassino.

Nulla cambia? Non proprio. Basta guardare. Purché non sia un cambiamento – come ammoniva Tomasi di Lampedusa – affinché nulla cambi.

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