La Sanità del Lazio? “Ancora gracile”. La cura Cisl

I numeri della Sanità del Lazio. Elaborati da Cisl Fp, CiSl Pensionati e Cisl Sanità. Ancora troppo debole. Colpa di vent'anni di tagli. Fatti solo per risparmiare

Una Sanità messa in ginocchio dai debiti, costretta per dieci anni a fare economie in modo da mettere le briglie ai conti. Capace però di realizzare un piano di emergenza efficace contro il Covid e per le vaccinazioni, al punto da suscitare ammirazione. Ma nonostante questo, ancora alle prese con le vecchie criticità: quelle accumulate prima della pandemia. È la radiografia della Sanità del Lazio secondo il sindacato Cisl: l’ha scattata durante la tavola rotonda Oltre la Pandemia realizzata oggi da remoto.

La Sanità debole

I numeri elaborati dalla Cisl regionale mettono a nudo una verità: la Sanità del Lazio è arrivata molto gracile quando si è trovata di fronte all’ondata di Covid.

Foto: Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica

I tagli di spesa negli ultimi 10 anni “hanno impoverito economicamente soprattutto la Sanità del Lazio. La conseguenza è stata una minore capacità di risposta alle esigenze di salute”. I tagli sono cominciati con la gestione di Piero Marrazzo: appena arrivato in Regione si è trovato quasi 10 miliardi di cratere da ripianare. La situazione è diventata catastofica durante gli anni di Renata Polverini: ha dovuto sfrondare tutto il possibile, arrivando ad inventarsi le macro aree cioè i pochi letti di Frosinone facevano media con quelli in eccesso a Roma.

In cifre, “Nell’ultimo ventennio i posti letto pro capite negli ospedali è calato di circa il 30%, ben al di sotto della media dell’Unione europea che è di circa 5 posti ogni 1.000 abitanti. Anche la disponibilità di personale infermieristico è fra le più basse d’Europa”. 

C’è però un dato positivo: “I dati dell’O.C.S.E., l’organizzazione mondiale ler la cooperazione e lo sviluppo economico, ci confermano invece che l’Italia è in linea con la media europea per il numero dei medici complessivamente attivi in rapporto alla popolazione”.

Lo studio elaborato dalla Cisl del Lazio porta alla luce un’evidenza: i tagli così profondi non sonop stati fatti in maniera mirata per eliminare gli sprechi, ma “sono stati realizzati nella maggior parte dei casi in termini di semplice contrazione organizzativa imposta dalla riduzione delle risorse dedicate”. Abbiamo tagliato per risparmiare.

Il piano che ha funzionato

La nuova Terapia Intensiva di Alatri

La ricerca dice che è giusta la strada imboccata dal Governo Zingaretti da quando il Lazio un anno fa è uscito dal commissariamento dei conti della Sanità. In pratica, non più una Sanità che si occupi soltanto di curare ma che sia capace anche di prevenire; che sappia fare medicina di territorio, evitando che la gente si ammali. È quello che si sta tentando di fare.

Cisl poi si è soffermata sui due piani messi a punto per la Sanità nel Lazio. Il primo è il piano vaccinale. È nato da un lungo confronto tra la Regione e tutti gli interlocutori possibili. “Un piano, quello del Lazio, che è stato in grado di essere modulabile in funzione delle criticità che di volta in volta emergevano. Un piano vaccinale che è stato all’altezza, ci teniamo a dirlo chiaro. Ha avuto molti apprezzamenti anche da parte della comunità scientifica”. Collegato via web ad ascoltare c’è l’assessore regionale Alessio D’Amato che quel piano ha concertato e messo a punto.

Il secondo piano è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per la Cisl del Lazio “Mettere in pratica, con successo, nel Lazio, la missione salute e sostenere il servizio sanitario regionale deve essere una occasione da non perdere assolutamente.

Le criticità

Foto: Saverio De Giglio / Imagoeconomica

C’è però ancora il capitolo delle criticità create dai tagli: quelli dell’epoca pre Covid. Il sindacato registra ancora organici carenti, posti letto ridotti, mobilità passiva (andiamo a farci curare fuori regione) e poi le liste di attesa.

La CISL Funzione Pubblica ha effettuato una ricerca ed i dati sono allarmanti. Ad esempio:

  • Ecocolordoppler cardiaco in media occorrono 5 mesi
  • Tac Toracica in media 6 mesi
  • Risonanza Cervello 6 mesi
  • Risonanza Tronco 6 mesi
  • Ecografia Tiroidea quasi 10 mesi

La Cisl stima che dall’inizio della pandemia siano saltate un milione e 700 mila prestazioni. Al punto da portare Enrico Coppotelli a dire: «Siamo in emergenza nell’emergenza». Per questo il sindacato chiede alla Regione Lazio «di aprire un confronto per un vero riposizionamento della Sanità del Lazio che guardi oltre la pandemia: con il lavoro, la centralità della persona e gli investimenti. Sono urgenti nel Lazio almeno 10mila tra assunzioni, stabilizzazioni del personale precario e re internalizzazioni delle attività “core”, oggi affidate in appalto con il lavoro somministrato”.

Una strada c’è. Per la Cisl del lazio è quella tracciata dagli accordi con la Regione Lazio il 10 aprile ed il 30 novembre 2020: sono quelli fatti al termine di una trattativa fiume per fronteggiare insieme l’emergenza Covid. Lì «sono stati previsti specifici riconoscimenti premiali per i Lavoratori della Sanità Laziale». Ma c’è un limite: sono stati esclusi «senza serie motivazioni talune fattispecie, tra cui i Lavoratori Somministrati, a questo punto ulteriormente considerati Lavoratori di serie B. In questo scenario, ancora oggi, 3.500 persone lavorano con contratto precario. C’è bisogno d’ingenti investimenti per la riconversione e costruzione di nuovi ospedali, implementazione delle case della Salute e potenziamento dei distretti territoriali, realizzazione di Rsa e Case di riposo a gestione pubblica».

Chi c’era

Alessio D’Amato (Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Su questi temi si sono confrontati i segretari delle federazioni Cisl del Lazio Funzione Pubblica (Roberto Chierchia), Pensionati (Paolo Terrinoni) e Medici (Luciano Cifaldi). Ad introdurre i lavori è stato il Segretario Generale della Cisl del Lazio Enrico Coppotelli, presenti l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato, il presidente della Commissione Sanità del consiglio regionale Rodolfo Lena e Giuseppe Simeone che ne è stato presidente per tutta la prima metà della consiliatura.

L’evento è stato chiuso da Ignazio Ganga, segretario confederale Cisl,con una replica di grande spessore e con l’impegno a portare le problematiche emerse sui tavoli di confronto ministeriale“.

Il Segretario regionale della Cisl Medici Lazio, Luciano Cifaldi ha riconosciuto il lavoro svolto dalla struttura dell’assessorato alla Sanità. Ma anche evidenziato «come per l’emergenza Covid il Lazio, avendo reclutato un totale di 1646 medici dei quali solo 69 a tempo indeterminato, risulta solo settima nella classifica relativa alle assunzioni nelle Regioni».

Servono sanitari

Secondo il Rapporto stilato dal Ministero della Salute lo scorso anno, il Lazio risultava il servizio sanitario in cui si sono perduti più medici dipendenti con un calo di 2442 unità (da 9622 a 7180). «E la carenza dei medici – dice Cifaldi – assume caratteristiche gravissime specialmente negli ospedali delle province del Lazio che soffrono di carenze di personale ed organizzative con ripercussioni negative in termini assistenziali».

Il sindacato inoltre ha evidenziato che in base all’Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale pubblicato dal Ministero della Salute “la riduzione degli ospedali a gestione diretti ha comportato nel Lazio una perdita di 2901 posti letto pubblici. Quindi chi si reca al pronto soccorso ha difficoltà maggiori ad essere ricoverato”.

(Foto: Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica)

Non solo. Il Lazio è una delle 11 Regioni a non aver ancora creato gli “Ospedali di Comunità”: sono i presidi sanitari di assistenza primaria a degenza breve/Ospedale di Comunità che svolgono una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero.

È la sesta regione nella classifica delle Case della Salute attivate. Il Lazio, secondo i dati del Ministero della Salute, dispone solo dei due terzi delle strutture psichiatriche territoriali rispetto al resto della penisola: 1,6 per 100.000 abitanti a fronte della media nazionale di 2,4. Sottodimensionati anche i “Posti in strutture psichiatriche residenziali”: 4,9 per 10.000 abitanti contro i 5,3 del resto d’Italia. Così come i “Posti in Strutture ospedaliere psichiatriche attive pubbliche e private“: nel Lazio 7,4 per 100.000 abitanti mentre la media nazionale è di 10,2”

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