La sfida agli industriali. Ma pure ai falsi ambientalisti

Un protocollo per smascherare industriali inquinatori. Ma anche ambientalisti per finta. L'idea messa a punto dai vincitori del progetto del Servizio Civile 2019. Perché è l'informazione alla base di tutto. Il guanto lanciato a Unindustria, Cosilam e associazioni

La sfida agli industriali ed agli ambientalisti parte dalla provincia di Frosinone. La lancia l’associazione che una competizione difficile l’ha già vinta: quella bandita a livello nazionale nel 2019 dal Servizio Civile per affrontare i “Conflitti Ambientali in Italia.

L’ha vinta con il progetto “Appenino Fragile”: puntava a mitigare i conflitti nella Valle del Sacco. La nuova sfida nasce dai pilastri di quell’esperienza: punta a mettere a nudo i veleni. Non solo quelli che inquinano l’aria, l’acqua ed il suolo ma anche quelli che stanno inquinando il clima del confronto. Convinzioni basate su elementi vecchi e superati, distrazioni fatali, equivoci voluti: c’è di tutto a bloccare lo sviluppo del Green in provincia di Frosinone.

La sfida al Fake

Foto: Christian Reimer

A vincere quel progetto nazionale nel 2019 fu l’associazione Civis di Ferentino. Finalità principale, quella volta proprio la divulgazione della conoscenza delle problematiche ambientali. Lasciando senza alibi gli imprenditori, spuntando le armi vecchie agli ambientalisti.

Il nuovo progetto si chiama Cucina a vista“. Scippa uno dei concetti introdotti anni fa da Francesco Borgomeo, il precursore del riciclo totale e dell’economia circolare sul territorio.

Cosa ha fatto Civis. Ha redatto un Protocollo con il quale le imprese che propongono nuovi impianti (di qualunque genere) si impegnano a pubblicare ed a divulgare una serie di dati ed informazioni sulla nuova attività che intendono realizzare.

Ha predisposto otto schede nelle quali sono riassunte, in maniera sintetica ma semplice e comprensibile da tutti i cittadini, le informazioni indispensabili sulla nuova attività: senza complicazioni tecniche o giuridiche.

Domande chiare, risposte semplici, nessun cavillo comprensibile solo ad avvocati o ingegneri. Le schede rispondono alle domande su chi realizza l’impianto, dove lo colloca, cosa produce, come lo produce. E poi: quanto investe, e quali finalità persegue in relazione all’Economia Circolare.

Cosa c’entra l’economia circolare? Tutto. Perché in quasi tutta l’Europa oggi ogni nuova fabbrica che apre deve presentare anche un piano nel quale spiega quanti rifiuti produrrà e come intende riciclarli. Attenzione alla parola chiave: riciclarli e non smaltirli.

Nessuno spazio agli equivoci

Borgomeo e la sua idea green diventata realtà

In poche pagine tutto l’essenziale per far conoscere ai cittadini -in forma rapida e sintetica– ma anche ad associazioni, enti, pubbliche amministrazioni, tutto ciò che è necessario per conoscere e capire.

Inoltre il protocollo prevede l’impegno a far vedere e visitare gli stabilimenti, ad illustrare l’attività produttiva, a verificare i presidi ambientali.

Il tutto per colmare il gap di conoscenza che provoca i “mostri”. Quali mostir? Quelli che per anni sono stati capaci di inquinare il confronto. E bloccare il Green in provincia di Frosinone. Non è un mistero che stiamo arrivando solo ora ad estrarre il metano bio dai nostri avanzi delle cucine: il dibattito era partito negli anni Novanta. Decine di province italiane si scaldano con quel metano, ci spingono le loro circolari grazie alle quali i cittadini lasciano a casa le macchine. Ma qui abbiamo detto No, favorendo gli altri territori: si sono fatti il gas con i rifiuti genuini delle nostre tavole e facendosi pure pagare per prendere la nostra pasta e la nostra scorza di patate.

Nessuno può negare le manifestazioni con cui alla fine degli anni Ottanta si è tentato di impedire la creazione della Saf: la società pubblica formata dai Comuni della provincia di Frosinone, in parti uguali, per trattare le loro immondizie. È stata la Saf a fare in modo che tra Roma e Napoli solo Frosinone non abbia conosciuto la monnezza sulle strade da quando è partito l’impianto a Colfelice.

Non erano matti i cittadini che manifestavano a Colfelice contro lo stabilimento Saf, a Roccasecca contro la discarica provinciale, ad Amaseno contro l’impianto che avrebbe dovuto prendere il letame prodotto da migliaia di bufale e farne metano. Semplicemente, avevano informazioni che con il tempo si sono dimostrate non vere. Chiedere a Greta per conferma.

Ciociaria fragile

La sede della Giunta Regionale del Lazio (Foto: Stefano Petroni)

Il progetto Appennino Fragile ha messo a nudo una realtà: i conflitti ambientali nascono, spesso, da una mancanza di conoscenza e di informazioni. Un gap che non riguarda solo i cittadini ed i loro comitati. Ma anche -a volte- le pubbliche amministrazioni, gli uffici comunali, le associazioni di categoria.

E non dipende dal fatto che i dati e le informazioni non siano disponibili. Una volta si diceva che si nascondessero i dati per non farli conoscere alla gente. Oggi invece le autorità competenti in materia ambientale pubblicano sui loro siti web tutti i procedimenti, i progetti, i dati, i pareri, i verbali delle conferenze di servizi. Tutto. La Regione Lazio ormai aggiorna il sito web dedicato ai procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale praticamente in tempo reale.

Se qualcosa non c’è, basta una semplice domanda di accesso civico, dal proprio computer, raramente un responsabile degli uffici pubblici nega ai cittadini l’invio dei documenti o dati richiesti.

Non solo: quando un’associazione o un comitato, chiede di partecipare ai procedimenti amministrativi, presenziare alle conferenze di servizi, inviare osservazioni o note, gli uffici competenti nella quasi totalità dei casi hanno permesso gli interventi dei cittadini, come peraltro prevedono le stringenti leggi sulla trasparenza.

Il problema è che la complessità burocratica e tecnica dei procedimenti ambientali è tale che un comune cittadino, anche dotato di una formazione culturale elevata, non ci si raccapezza. Ecco da dove nasce l’idea delle 8 schede: dannatamente semplici, sintetiche, leggibili.

Sono in grado di individuare al volo i dati chiave contenuti in Studi di Impatto Ambientale di oltre 600 pagine, imposti da barocchi adempimenti, che al confronto “Guerra e Pace” è un romanzetto.

Chi è stato morso dalla serpe…

La discarica di Via Le Lame a Frosinone

E poi c’è un secondo problema: chi si è scottato teme anche l’acqua fredda. Chi è stato morso dalla serpe teme anche la lucertola.

E’ un fatto obiettivo che aria, acque e suoli di una parte della nostra Provincia sono stati violentati – e lo sono ancora in diversi casi – dall’inquinamento. Per questo molti cittadini hanno sviluppato un fortissimo pre-giudizio nei confronti di qualsiasi nuova attività, temendo possa provocare un danno ambientale: non capisco come e cosa fanno gli “stregoni”, quindi mi oppongo.

Su queste due complessità se ne innesta una terza: chi soffia sul fuoco della protesta sfruttando il gap di conoscenze dei cittadini. Perché trattare i rifiuti a Colfelice ha tolto ad altri il business. Impedire il bio gas ad Amaseno ha arricchito altri territori vicini. C’è un esempio emblematico: abbiamo votato No alle centrali nucleari in Italia, le ha realizzate la Francia al confine con l’Italia ed in caso di incidente l’inquinamento ce lo prendiamo noi allo stesso modo. In più, l’energia prodotta dagli impianti che non abbiamo voluto, ma fatti a due passi da noi, ora dobbiamo comprarla pagandola ai francesi.

Qualcuno soffia sul fuoco per convinzione. Qualcuno lo fa per suo interesse. Così molti “argomenti” sollevati per opporsi alla realizzazione di nuovi impianti, finiscono per appartenere alla categoria della “caccia alle streghe” di medioevale memoria, che nemmeno Tomás de Torquemada.

Ambientalisti contro

Frosinone pensa al bio metano

Nasce da qui talvolta la contrapposizione tra associazioni ambientaliste. Come è avvenuto nei mesi scorsi tra due realtà serie come Medici di Famiglia per l’Ambiente e Legambiente. Unite dalle loro campagne in difesa dell’ambiente in provincia di Frosinone, divise su alcuni passi concreti che si volgiono realizzare sul territorio. (Leggi qui Il coraggio che è mancato ai sindaci. E la sfida dei green).

Il protocollo proposto da Civis va a smascherare false convinzioni. Alcune, scritte in piena buona fede, sono circolate anche in questi giorni.

“I nuovi impianti industriali che inquinano vanno collocati tra le campagne, lontano da tutto”;

“ci ammazzano con l’inquinamento causato dalle fabbriche e dai rifiuti”;

“la situazione ambientale della nostra Provincia è talmente compromessa che non può transitare nemmeno un camion in più”;

“gli enti pubblici autorizzano tutto e non tengono conto della situazione ambientale”. Ed altre amenità del genere.

Vero solo in parte. Perché le aree industriali sono state create apposta per regolamentare la collocazione nuovi impianti. Non sono le fabbriche che nascono vicine alle case ma ci sono stati sindaci che hanno chiuso tutti e due gli occhi di fronte alla costruzione di case dove non era consentito. Non solo: seguendo questa logica gli impianti inquinanti dovrebbero essere realizzati in mezzo ai boschi ed ai campi coltivati perché così sono lontani dalle case.

Foto: Recondoil

Non è un caso che anche sulle bacheche e sui gruppi di discussione in provincia di Frosinone ci sia una netta divisione tra un ambientalismo fermo e moderno ed uno altrettanto fermo ma con convinzioni un po’ datate.

I dati scientifici ci sono

Oggi i dati scientifici sono a portata di mano. Sul portale Open salute della Regione Lazio ci sono tutti gli aggiornamenti sullo stato di salute della popolazione anche della nostra Provincia.

Leggendo quei numeri si scopre che non c’è in atto alcuna strage in provincia di Frosinone (Covid a parte).

Certo, i rischi e le criticità ci sono, ma è proprio per questo che abbiamo una normativa ferrea. I procedimenti di Valutazione d’Impatto Ambientale sono previsti dalle nostre leggi (Codice dell’Ambiente), e sono svolti appunto per verificare se l’impatto ambientale di una nuova attività sia sostenibile o meno, contando anche i transiti dei TIR. I funzionari applicano le leggi, non possono disattenderle, e se tutte le normative sono rispettate concedono l’autorizzazione.

I dati dell’Antimafia, ribaditi anche in queste ore, confermano un concetto: lo smaltimento legale dei rifiuti è un’arma micidiale contro la Terra dei Fuochi e le camorre. Perché nelle Terre dei Fuochi i rifiuti vengono interrati così come sono avvelenando tutto: in provincia di Frosinone vengono lavorati alla Saf e resi inoffensivi.

La Guardia di Finanza a Nocione

Per trattare e recuperare i rifiuti servono impianti, altrimenti i nostri rifiuti, prodotti da noi non dai marziani, finiscono in discarica o vengono illecitamente smaltiti dalla criminalità organizzata nelle tante “Nocione” esistenti. 

Non è un caso che la maggiore fetta dei fondi del Recovery sia stata destinata proprio all’Economia Circolare ed al Green.

La sfida di Civis

Il primo terreno di sfida è sulla Green Valley a Roccasecca. Civis intende lanciare subito il suo nuovo progetto Cucina a Vista. Ritenendo che sia un modello per il superamento dei conflitti ambientali e per lo sviluppo sostenibile del territorio.

Una sfida alla quale gli industriali non potranno sottrarsi. Perché deriva da un concetto sostenuto da Francesco Borgomeo, presidente del gruppo Saxa Gres ora anche presidente Unindustria per l’Area Comprensoriale di Cassino.

I primi a dover rispondere ora saranno proprio Unindustria, il Cosilam con il suo progetto della Green valley. Perché, dicono da Civis, occorre una svolta, bisogna fare presto, bisogna correre, bisogna superare i conflitti, sconfiggere i falsi ambientalisti, condividere l’economia circolare, attrarre investimenti green e rilanciare la nostra terra.

Non ci sono alternative.

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