La sfida di De Donatis: bis unendo tutto il centrodestra

Conferenza stampa nelle prossime. Il sindaco Roberto De Donatis annuncia se si ricandida o meno. Tutti gli scenari. E l'unica via d'uscita che può portarlo ad un bis. In modo unitario

Ernesto Baronio

Conte del Lungoliri

Un film già visto: Sora viaggia verso la replica di uno scenario elettorale che è lo stesso osservato cinque anni fa. Ed in parte anche dieci anni fa. L’uscita del capogruppo Luca Di Stefano dalla Lega manda all’aria mesi di strategie e di incontri. E traccia un percorso verso le urne molto più nitido.

Su tutto aleggerà per sempre un dubbio: quanto è stata una decisione personale quella presa da Luca Di Stefano e quanto è stato spinto verso la porta dall’altra componente della Lega che è salita sul Carroccio da un anno seguendo il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli.

Su un dato non c’è dubbio: lasciando il Partito, Luca Di Stefano ha fatto un favore enorme al Coordinatore provinciale Nicola Ottaviani, all’ala di Ciacciarelli, al gruppo del suo referente su Sora Lino Caschera.

La Piattaforma 1.0

Luca Di Stefano

Per comprenderlo è necessario riavvolgere il nastro. E tornare indietro a poco più di un anno fa. In quel periodo Roberto De Donatis guida una maggioranza eterogenea, nata dal progetto Piattaforma Civica: i Partiti di centrosinistra e centrodestra hanno ammainato il loro simbolo e aderito ad un programma elettorale riconoscendosi nel candidato sindaco civico che lo riassume. In quel modo De Donatis ha aggregato Forza Italia, Fratelli d’Italia, pezzi del Pd e del Psi. La Lega in quella fase semplicemente non esiste: entrerà in scena mesi più tardi per iniziativa del consigliere d’opposizione Luca Di Stefano.

Con il passare degli anni la maggioranza risente delle fluttuazioni che culmineranno con l’implosione di Forza Italia e del suo leader Mario Abbruzzese. Quello che era il principale Partito dell’alleanza si ridurrà ad un solo Consigliere: la capogruppo Serena Petricca; andranno via Alessandro Mosticone (fondando Reset), Lino Caschera con i suoi (fondando Cambiamo e poi aderendo alla Lega).

Se ne andrà per altre ragioni il dottor Augusto Vinciguerra, già segretario cittadino del Pd e candidato sindaco che al ballottaggio aveva sostenuto in maniera determinante De Donatis. La maggioranza non rispetta l’impegno di sostenerlo alle Provinciali: lui ne prende atto e saluta.

Tra ingressi e uscite, Roberto De Donatis governa grazie ad un solo voto di vantaggio sulle opposizioni. Gli è sufficiente in maniera ampia: dopotutto in regione si veleggia nonostante l’anatra zoppa.

Lo scenario intermedio

Massimiliano Bruni

A rompere la Piattaforma Civica è Massimiliano Bruni, il delegato ai Lavori Pubblici. In Consiglio Comunale, nell’autunno 2019, annuncia la costituzione del gruppo dei Fratelli d’Italia. Da quel momento l’amministrazione assume una connotazione politica, nonostante i mal di pancia del sindaco.

La manovra di Bruni ha una finalità che guarda lontano: alle elezioni 2021. Non vuole riproporre una Piattaforma civica ma un candidato di centrodestra. E non preclude al sindaco: dal punto di vista di Bruni se De Donatis aderisce al centrodestra può aspirare al sostegno dei Partiti.

La risposta del sindaco è fredda. La Lega rompe gli indugi e l’allora coordinatore provinciale Francesca Gerardi rivendica per il suo Partito il diritto ad indicare il candidato sindaco; la risposta di Bruni arriva durante una cena con il senatore Massimo Ruspandini nella quale cala la carta del dottor Roberto Mollicone come candidato di FdI. Gianluca Quadrini, al tempo vice coordinatore regionale di Forza Italia, lavora invece per riproporre Roberto De Donatis.

In provincia di Frosinone i dirigenti di Partito sono come i soldati di Ungaretti: stanno come d’autunno, sugli alberi, le foglie. E così la Francesca Gerardi viene catapultata nel limbo di una vice segreteria regionale; Quadrini viene catapultato nel freezer di Claudio Fazzone, coordinatore regionale di Forza Italia che lo sospende sine die. Si rimescolano le carte e si riparte da zero.

Lino Caschera ed Ernesto Tersigni

In un vertice avvenuto a Fondi si decide di convergere su Luca Di Stefano: la Lega lancia, il senatore Fazzone benedice, Fratelli d’Italia nicchia, cambiamo sollecita. Luca Di Stefano, che è giovane ma non sprovveduto, ringrazia il notaio e rinuncia al pacco: ha capito che è un trucco per bruciarlo perché un secondo dopo l’annuncio inizierebbe il fuoco di sbarramento.

Che parte lo stesso: appena è chiaro il suo intento di candidarsi con o senza centrodestra unito. Meglio senza. Lui vuole essere l’antitesi dell’amministrazione De Donatis.

La Piattaforma 2.0

Cosa accade con l’uscita di Luca Di Stefano dalla Lega. Si va verso la replica di un film già visto. Per alcuni è una noia, per alcuni è una piacevole tranquillità.

Luca Di Stefano ha una sola possibilità. Dare un senso ai suoi quattro anni leghisti in minoranza e candidarsi sindaco a capo di uno schieramento che raccolga tutto ciò che è contro Roberto De Donatis, in una formazione civica. In grado, per questo, di tentare il dialogo con l’ala Dem di Maria Paola D’Orazio. Passerebbe come l’alfiere dell’alternativa a questi cinque anni di amministrazione.

Eugenia Tersigni

Un ruolo fondamentale in questo scenario lo gioca l’ex sindaco Ernesto Tersigni. Le indiscrezioni dei mesi scorsi lo davano con la prua politica in direzione di un candidato nuovo: la dottoresa Eugenia Tersigni, con l’intento di aggregare tutto il suo elettorato storico che cinque anni fa lo portò al ballottaggio.

Il vero colpo di scena può arrivare dal sindaco Roberto De Donatis. Al di là della sua inesistente gestione dell’immagine pubblica, ha saputo condurre per ben 5 anni un’amministrazione sul filo dei numeri. Dove ognuno si è sentito l’elemento chiave. E lui glielo ha lasciato credere. Ha realizzato una serie di lavori, creato le condizioni per realizzarne altri come la scuola progettata dall’archistar Renzo Piano.

La Lega senza Luca Di Stefano ma con Lino Caschera non potrà attaccarlo dopo averlo sostenuto per un’intera consiliatura. Nella stessa condizione si trova Fratelli d’Italia: caduti i veti di Di Stefano, non potrà rinnegare le opere realizzate dal suo Massimiliano Bruni. Forza Italia ha avuto un andamento epilettico: andando dal “De Donatis bis” (copyright Quadrini, prima del freezer), al “Mai con De Donatis” (copyright Vittorio Di Carlo e Rossella Chiusaroli, coordinatori), per mediare con un “Se c’è l’intesa degli alleati noi non abbiamo preclusioni” (copyright Fazzone).

La conferenza ad horas

Roberto De Donatis

Tutto ora sta nelle mani di Roberto De Donatis. Nelle prossime ore terrà una conferenza stampa per tracciare un bilancio a 6 mesi dal voto.

Una mossa è in grado di rimetterlo al centro: proporsi come catalizzatore del centrodestra, una Piattaforma di area ma aperta ai civici. E per i motivi di cui sopra, metterebbe Lega, FdI e Forza Italia con le spalle al muro.

Non è previsto che lo faccia. Anzi. Potrebbe dire che si avvia all’ultimo semestre e poi prenderà cappello, lasciando la scena. Gettando alle ortiche la palla del match.

Tutto dipende dal bivio che deciderà di imboccare nelle prossime ore.

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