La sfida di Stirpe alla Ciociaria

La nuova sfida di Maurizio Stirpe. Ad un territorio "al quale non manca nulla. Deve solo rigenerarsi’. Frosinone e la sua mancanza di identità. E di ruolo. Fiuggi come sfida delle sfide. La reazione alla pandemia. E la sitazione mondiale "Della quale non abbiamo un punto di caduta”

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Una città con una sua identità, capace di assumere il suo ruolo. Frosinone “deve accrescere la sua autorevolezza nell’essere riconosciuta come capoluogo”. Fiuggi invece è una sfida cruciale nel settore del turismo. In Ciociaria non dobbiamo inventare nulla, dobbiamo rigenerare ciò che c’è. Un’altra enorme lezione di Maurizio Stirpe, questa volta in Tv, nell’ultima puntata di questa stagione del format “A Porte Aperte” su Teleuniverso.

Una intervista lunga poco meno di 25 minuti in cui Stirpe ha toccato ogni tema, comprese le grandi discrasie su quello che la Ciociaria potrebbe essere ed invece non è, o meglio si accontenta di rappresentare.

Il Capoluogo sia capoluogo e cerchi i link

La città di Frosinone ed il suo ruolo di capoluogo. Un concetto molto chiaro a Maurizio Stirpe che ha sottolineato come sia fondamentale accrescere l’identità e l’autorevolezza. “L’importanza che deve essere data al capoluogo – ha spiegato il Vicepresidente di Confindustria – deve essere innanzitutto riconosciuta dai centri limitrofi, perché una cosa di cui ha molto sofferto Frosinone è stato proprio lo scarso riconoscimento del ruolo“.

Il tutto unito ad un nuovo sistema di collegamenti, e non parliamo di strade. Maurizio Stirpe parla di link, di punti di interscambio tra tutte le città più importanti della provincia, che possano diventare riferimento per i cittadini senza cadere nel grosso problema dei territori: il campanilismo.

A domanda precisa sullo Stadio Stirpe, punto di riferimento di un intero territorio ed esempio a livello nazionale, il Presidente ha sottolineato come nel caso di specie, nella realizzazione di quell’opera “l’orchestra ha suonato alla perfezione“, rimarcando la grande unità d’intenti con le istituzioni che ha portato al risultato.

Tempi difficili, si tagli il cuneo

Nell’aprile del 2020, nella fase più critica della pandemia, quando il panico e l’incertezza la facevano da padroni, Maurizio Stirpe disse: “Se non intervengono altri problemi, l’economia la rivedremo ai livelli del 2019 solo nel 2022“. Oggi, messo di fronte a quella frase, il Presidente ha sottolineato come purtroppo i problemi siano intervenuti. Ma anche che senza la guerra ci avrebbe preso in pieno.

Ha lasciato aperto uno scenario positivo: “Se riusciamo a non entrare in recessione, malgrado guerra ed inflazione, ritengo che questo sia l’effetto delle azioni buone che sono state pianificate nel corso del 2021. Purtroppo però dovremo fare i conti con una situazione di cui non abbiamo un punto di caduta finale“. E questo a livello nazionale.

Sul locale invece, il Presidente del Frosinone Calcio, ha sottolineato come per adesso ancora si sia visto poco o nulla degli eventuali problemi: “Per ora il sistema ha reagito comprimendo i margini di profitto, scommettendo sul fatto che fosse per poco tempo. Ma non sempre sarà così e piano piano si tende a scaricare sui consumatori. In quel momento avremo una crescita delle disuguaglianze se lo Stato non interverrà con dei ristori adeguati“.

La domanda successiva, venuta in maniera automatica è stata quella su reddito di cittadinanza e Stirpe non lo ha cassato, anzi, lo ha definito come “Uno strumento che ci deve stare se lo intendiamo come lotta alla povertà, fatto diverso sono gli abusi“. Ed allora il vero tema è: far aumentare il potere d’acquisto per i lavoratori, lasciando invariati i costi per le imprese e qui interviene il taglio del cuneo fiscale. “Perché – ha detto il Presidente – se non dovesse avvenire ed i costi dovessero aumentare per le imprese avremmo una tempesta perfetta sotto tutti gli aspetti, non sostenibile per il nostro paese“.

Energia e ambiente: Talebani e poco seri

Foto Tama66 / Peter H / Pixabay

Sul tema energia Stirpe plaude alla strategia della diversificazione e del ritorno verso una idea di sfruttamento dei nostri bacini. Ma mette in guardia su un aspetto: non si può essere talebani della transizione. “Non possiamo dire che l’auto deve essere solo elettrica, anche perché oggi col costo dell’energia non c’è alcuna convenienza. Ma soprattutto abbiamo le tecnologie per raggiungere lo stesso risultato anche con altri tipi di motori. Chi lo dice che non ce la facciamo?

Il tutto anche per una questione geopolitica: “Così ci consegniamo mani e piedi – afferma Stirpe – ad un’altra autocrazia, che è quella della Cina, che detiene il quasi monopolio sui componenti per i motori elettrici“.

E poi i rifiuti, Stirpe non fa finire neanche la domanda ed afferma: “Lì noi possiamo fare tanto, ma anche in quel caso non si può essere talebani. Io non capisco perché il termovalorizzatore a Roma non si possa fare e a San Vittore sì.

Ed il Presidente ne fa un discorso molto semplice, legato soprattutto all’impiantistica, sottolineando che “Noi siamo gli ecologisti degli altri“. Un altro modo per definire la sindrome Nimby, quella per la quale si facciano gli impianti di biodigestione e termovalorizzazione, ma lontani da casa. “Se pensiamo che i temi ambientali riguardino solo la presa di responsabilità di altri e non la nostra, non andremo avanti. Non possiamo dire che quello che va bene per gli altri, non va bene per me, e poi usarlo“.

Recuperiamo l’identità

La Valle del Sacco

La Valle del Sacco è un esempio di industrializzazione sbagliata“. Un terreno di conquista per le multinazionali secondo Stirpe, che, una volta finiti gli incentivi hanno lasciato qui i capannoni vuoti. E da cosa si deve ripartire? “Dalla manutenzione del manifatturiero che è rimasto e dal recupero ambientale delle aree all’interno del bacino SIN, ma facendo chiarezza su come e che cosa si deve bonificare effettivamente. Perché ancora non è chiaro“.

Il concetto di identità invece torna prepotente quando a Stirpe viene chiesto che terra è la Ciociaria e come potrebbe fare per proiettarsi al futuro: “Noi siamo una terra che deve recuperare la sua identità. Noi dobbiamo ricordare da dove siamo partiti, capire dove siamo adesso e concertare insieme dove vogliamo arrivare. Perché possiamo fare ancora tanto“.

E Stirpe non lascia fuori alcun settore, ma uno su tutti lo definisce “il tema dei temi”, ovvero i giovani. “Se noi non permettiamo ai nostri giovani di realizzarsi nella terra in cui sono nati, noi assisteremo ad un depauperamento sempre più forte dell’intera provincia“. E Stirpe cita proprio in questo settore una good practice come dicono quelli bravi, e cioè l’istituto meccatronico: “Mettere assieme le imprese per formare ragazzi che alla fine del loro percorso avranno un contratto a tempo indeterminato è anche e soprattutto un messaggio a chi dice che qui non c’è speranza. Qui ci sono le possibilità, bisogna impegnarsi“.

Rigenerare ciò che c’è

Perché ha deciso di puntare su Fiuggi? “Perché è stata sempre una realtà inespressa, quasi abbandonata negli ultimi trent’anni e costituisce un esempio di quello che è la nostra provincia“. E qui parte il concetto finale, quello della rigenerazione. “Guardate che a questa terra non manca nulla, c’è già tutto. Noi non dobbiamo costruire niente di nuovo, questo stadio dove siamo esisteva già, è stato rigenerato. Il centro sportivo di Fiuggi esiste, va solo ammodernato. Io penso che noi dobbiamo impegnarci su questo, bisogna rigenerare profondamente, con le logiche moderne e delle nuove tecnologie che ci possono far fare la differenza“.

Per farlo, secondo Stirpe, bisogna salire sul carro della modernizzazione e del PNRR che darà possibilità importanti. Ma non sono possibilità a costo zero, perché servono per Stirpe le professionalità giuste. E poi un mantra: “Reperire le risorse, sapere come usarle e fare squadra“, solo così per Stirpe si sale sul carro e si viaggia per il futuro. 

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