La sinistra piaciona di Soumahoro e la scomparsa delle sezioni

Il caso Soumahoro mette a nudo i limiti di una politica ridotta a vetrina. Dove si seleziona in base a ciò che può incuriosire e non a chi può aiutare il Paese a crescere. Il contrario di quello che accadeva prima

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

La vicenda del deputato dell’Alleanza Verdi – Sinistra Aboubakar Soumahoro non è grave per le sue implicazioni giudiziarie che con ogni probabilità non ci sono nei riguardi del parlamentare. Ma è interessante per ragionare su un metodo che la politica ha assunto per selezionare la sua classe dirigente. È un problema che riguarda sia il centrosinistra, come nel caso di specie, sia il centro destra, seppur in diverso ambito ed in diversa misura. (Leggi qui: Il sonno della politica genera i nuovi mostri).

Candidato col casting

La vignetta di Osho su Il Tempo

Alla vigilia della compilazione delle liste elettorali si arriva ad una ricerca spasmodica del candidato che possa far più effetto su un’opinione pubblica viziata, stanca e distante. Ed ecco che allora candidature come Aboubakar Soumahoro si concretizzano grazie al sostegno di intellettuali alla stregua di Roberto Saviano, alla conferma di super politologi mai usciti da Piazza Colonna come Marco Damilano o alla satira politicamente corretta di Diego Zoro Bianchi.

Esattamente il contrario di quanto facevano i grandi Partiti di massa: Partito Comunista, Democrazia Cristiana, Partito Socialista. Contavano sulla conoscenza del territorio, battuto in maniera capillare dalla loro rete di Sezioni. Avevano strumenti di formazione e centri di elaborazione teorica. 

Aboubakar Soumahoro è perfetto invece per il nuovo modello: basato sulla superficialità e l’apparenza anziché sulla sostanza. È di colore, ha un eloquio fluente, si presenta bene e dice di essere schierato dalla parte dei braccianti, con una apparente espressione e evidenza di bontà. Poi scopriamo che nella sua vita c’erano altri aspetti. Che non erano nascosti: più di qualcuno ha raccontato d’avere segnalato al Partito (ed in particolare a Fratoianni) le sue perplessità.

Ma indagare su questi segnali non interessava. A nessuno. Perché si voleva validare e confermare il simbolo. Era più utile.

La crisi di autorevolezza

Nicola Fratoianni, Eleonora Evi e Angelo Bonelli (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Una crisi profonda della politica che è sottolineata anche da interventi di autorevoli pensatori italiani, come ha scritto Massimo Cacciari sul Libero questa mattina. Alla politica non interessa la qualità del suo personale, che deve soltanto alzare la mano per confermare le scelte determinate in altri luoghi che non siano il Parlamento.

Il Parlamento diventa semplicemente una vetrina, non della sinistra o della destra come sono, ma della sinistra e della destra che si pensa gli  elettori vogliano.

Ecco Aboubakar Soumahoro è l’espressione della sinistra che qualcuno voleva, ma che in realtà non è e forse non può essere, a fronte della tradizione della sinistra riformista italiana. Che non era “piaciona” , ma capace di emancipare le classi diseredate, in base ai diseredati.  Una identità culturale estremamente forte, capace di creare le condizioni per il cambiamento del Paese e che ha determinato, con la loro emancipazione, la trasformazione di un Paese sostanzialmente arretrato com’era il nostro nella prima parte del secolo scorso ad una delle più grandi potenze industriali e innovativo al mondo.

Ma erano altri tempi, occupati da altri uomini, selezionati in modo diverso.

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