La sottile tentazione di sfruttare il nostro potere di ogni giorno

Genitori, insegnanti, dirigenti, capi squadra o direttori: tutti nel nostro piccolo abbiamo un po' di potere. Il problema sta nel modo in cui lo usiamo. Se per un nostro tornaconto o per metterlo a disposizione degli altri. E accade a tutti

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

 i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore – (Mc 10,43-44)

Tra tutte le espressioni di Gesù questa è sicuramente la più “politica”, chiara, capace di individuare con precisione i valori che stanno alla base del potere. Si può governare per sfruttare o per servire e questa distinzione che ci sembra così lapalissiana, inequivocabile quando applicata ai più alti livelli del potere, quando riguarda presidenti, re, governatori, diventa però più impegnativa quando vale per ciascuno di noi, se ci pensiamo.

Ciascuno di noi infatti esercita il potere: nel nostro essere genitori, insegnanti, dirigenti, capi squadra, autisti, fratelli maggiori, allenatori, capitani… Spesso esercitiamo un potere  e dobbiamo ragionare se lo facciamo perché ci consente di diventare più ricchi, più potenti, di dominare le persone, di sfruttarle, o se invece vogliamo mettere al servizio degli altri le nostre capacità, che in qualche maniera ci hanno consentito di raggiungere quel ruolo, quell’incarico, o hanno fatto sì che ci affidassero la custodia di qualcuno.

Potere: dominazione o servizio

Foto: Akiragiulia / Pixabay

Sempre, veniamo chiamati a scegliere fra quelle due diverse concezioni di potere: la dominazione basata sullo sfruttamento di chi è affidato a noi, per qualunque ragione, oppure il servizio nei loro confronti per farli lavorare meglio, studiare meglio, crescere meglio, giocare meglio, divertirsi meglio.

Si tratta di una concezione talmente importante da essere entrata anche nel linguaggio della politica: il significato della parola ministro è appunto quello di servitore. Come pure nel linguaggio della liturgia, i ministranti sono appunto coloro che servono all’altare.

Sembra dunque tutto molto semplice, invece la scelta è molto più complicata: nel momento in cui esercitiamo un potere, qualunque esso sia, subiamo, fortissima, la tentazione di utilizzarlo a nostro vantaggio perché è semplice, siamo noi a decidere, non altri, e quindi perché non farlo? Perché non guadagnarci qualcosa? 

E’ una tentazione sottile, che si insinua nella nostra coscienza, che utilizza tutta una serie di motivazioni per convincerci che poi, alla fine, se ne approfittiamo, non è così male, tutti lo fanno, o no? 

Ecco perché la frase di Gesù non è rivolta soltanto a governanti o re, ma a tutti noi…

(Leggi qui qui tutte le meditazioni di Pietro Alviti).

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