La strategia dei commissari per proteggere la Lega. Anche nel Lazio

Il commissariamento della Lega nel Lazio. Rientra in un piano di riordino nazionale. Si parte dalle regioni considerate più 'a rischio'. Il Lazio è tenuto sotto osservazione. Non è una caduta in disgrazia di Zicchieri.

Una foto lo ritrae con le cuffie sulle orecchie, all’ingresso della cabina di pilotaggio del C27 dell’Aeronautica Militare sul quale sta volando il vice presidente del Consiglio dei Ministri: Andrea Paganella è l’ombra discreta di Matteo Salvini, l’asse operativo del Carroccio leghista, l’uomo ammesso assieme a Giancarlo Giorgetti alla stesura del ‘contratti di governo’ con il 5 Stelle. Dicono che sia lui a filtrare appuntamenti e mail per il capitano decidendo cosa sia importante. E che non sbagli un colpo.

Il segnale fondamentale è che da un certo momento in poi Andrea Paganella ha iniziato a seguire con discrezione ogni mossa della Lega nel Lazio. Qualcuno giura che sia presente con discrezione anche nel canale Whatsapp del gruppo dirigente.

È il segnale che anche il Lazio sia a rischio commissariamento. Con l’invio di un responsabile politico di sicura fede leghista: Daniele Belotti.

L’invio dei commissari

Se scatterà, dietro al commissariamento non c’è la caduta in disgrazia di Francesco Zicchieri. Nè una guerra tra lui ed il potentissimo sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.

C’è invece la riorganizzazione della Lega. Per proteggere il progetto nato al Nord e cresciuto poco alla volta fino alla scorso anno. Quando poi è esploso in tutta l’Italia. Proteggerlo da quali rischi? Nel quartier generale di via Bellerio a Milano c’è chi ha lanciato un allarme: la Lega è diventata una forza decisiva anche in regioni in cui storicamente non attecchiva. Come la Calabria. Bastano poche migliaia di tessere per impossessarsi del Partito su scala regionale, prenderne democraticamente il controllo, colonizzarlo. Ogni tessera costa dieci euro e con un investimento minimo è possibile ‘prendersi’ la Lega in una Regione.

Chi vigila sui nuovi ingressi? Come è possibile filtrare eventuali affaristi e faccendieri? Come evitare il cancro che infetta tutti i Partiti quando diventano forza di Governo? E come gestire l’ondata di migranti saliti sul Carroccio dalle file di Forza Italia e Fratelli d’Italia?

La strategia

Al momento c’è un piano. Prevede uno schema da applicare subito al sud di Firenze. E poi in tutta l’Italia, perché il rischio di infiltrazioni viene considerato globale. Intanto, per cominciare, dal Lazio in giù la Lega dovrebbe sostituire gli attuali coordinatori regionali, affidando il Partito a dei triumvirati regionali. A comporli saranno due quadri politici e uno amministrativo, che dovranno strutturare la Lega evitando infiltrazioni. Soprattutto quelle che potrebbero creare imbarazzi.

Ecco come va letta la dichiarazione fatta ieri da Matteo Salvini, «Avanti così, si prosegue con gli attuali dirigenti, ogni voce diversa è frutto solo di invidia o fantasia» (leggi qui Nessuno tocchi Zicchieri: Salvini nega il commissariamento del Lazio). Il Capitano ha negato lo tsunami perché la fuga di notizie aveva fatto pensare ad una caduta in disgrazia del coordinatore regionale Francesco Zicchieri, ad una nuova tappa del confronto talvolta acceso tra lui e Claudio Durigon. Soprattutto sulle candidature per le prossime Europee.

In tutta l’Italia

Il problema delle infiltrazioni politiche si pone anche al Nord. Per questo, la ristrutturazione prevede la nascita di 20 associazioni regionali, formate da tre ‘soci‘ nelle regioni del Centro e del Meridione. Al Nord, invece, i soci saranno solo cinque.

Ecco perché Matteo Salvini nega che sia un commissariamento l’arrivo a Roma di Daniele Belotti: leghista del nord, mister centomila preferenze alle scorse politiche, indicato fino a poco tempo fa tra i possibili segretari della Lombardia.

Mandarlo subito però ha il sapore di un commissariamento. Anche perché nel Lazio non ci sono Leghisti di antica fede. Lo stesso Claudio Durigon viene da Alleanza nazionale. .

Nel Lazio, l’annunciato arrivo di Belotti non è stato preso bene. Per molti, infatti, sarebbe stato anche un monito dato da Salvini ai nuovi arrivati nel partito nella regione della capitale, ad evitare scontri interni, in vista delle candidature per le europee.

Soprattutto, si registra troppo caos: una guerra tra ex Forza Italia ed ex An passati con Salvini.

Al punto che Andrea Paganella in persona starebbe monitorando la situazione.

Anche Abruzzo e Basilicata

La Lega ha deciso di procedere con il triumvirato anche nelle altre regioni ‘extra-padane’, a cominciare dall’Abruzzo e dalla Basilicata, regioni, queste due ultime, che hanno premiato alle urne il partito di Salvini.

Ma che ora vanno ‘rafforzate’ per non rischiare di disperdere in poco tempo il consenso ricevuto.

L’ulteriore prova che non è una caduta in disgrazia. Ma solo a metà.

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