La strategia di Orfini: «Risolviamo qui la successione a Zingaretti»

L'ex presidente nazionale del Pd, eletto alla Camera nel collegio Frosinone - Latina: «penso che più questa discussione rimane in un perimetro regionale più c'è la possibilità di chiuderla bene». Le insidie di un tavolo nazionale. L'allarme di Zingaretti

La strategia va individuata sul terreno. Non ha dubbi Matteo Orfini: già Presidente Nazionale del Pd e due volte reggente del Partito. Ora è stato eletto a Montecitorio nel Collegio che unisce Frosinone e Latina. E sa che la nuova linea del fronte per il Partito Democratico passa dal Lazio.

Conosce il terreno politico di quella Regione. E conosce altrettanto bene le dinamiche nazionali. Proprio per questo ora dice che sulla scelta del candidato per la successione a Nicola Zingaretti «penso che più questa discussione rimane in un perimetro regionale più c’è la possibilità di chiuderla bene. Se diventa un pezzo della discussione nazionale rischiamo di complicarla. Perché la metteremmo in relazione ad altre vicende di valenza nazionale».

Tradotto dal linguaggio della politica: meglio trovare un accordo forte tra chi sta nel Lazio e ne conosce bene gli equilibri; se diventa un tema nazionale, la successione a Zingaretti rischia di subire la stessa logica che ha prevalso nel Centrodestra. Lì c’è stata una divisione tra alleati in un ragionamento che ha coinvolto anche Lombardia e Sicilia. Il rischio è che il Lazio possa trasformarsi in una pedina di scambio.

Orfini e l’esperienza positiva

Bruno Astorre e Matteo Orfini

Matteo Orfini non ha dubbi. Lo dice durante la puntata di A Porte Aperte in onda questa sera su Teleuniverso.

Sollecitato sul tema del candidato, l’ex presidente nazionale del Pd dice «Io credo che pesi in queste valutazioni la discussione nazionale. Anche per questo io credo che sbaglieremmo ad impostare il nostro dibattito interno nazionale sul tema delle alleanze. Perché questo renderebbe paradossalmente più difficile le alleanze al livello territoriale nelle Regioni e nei Comuni che voteranno nei prossimi mesi».

In termini più diretti. Matteo Orfini dice che dal suo punto di vista è sbagliato mettere adesso al centro del dibattito nazionale la questione delle alleanze: se stare con Il Movimento 5 Stelle o con i Centristi di Calenda. Non ora, non in questa fase. Perché un dibattito di questo genere andrebbe ad ingessare e limitare le alleanze per le Regionali. Soprattutto nel Lazio.

Perché sarebbe un grave limite per il Lazio in particolare? «Credo che si debbano rispettare le specificità delle vicende politiche territoriali. Noi qui siamo in una Regione in cui c’è l’esperienza riuscita di un’alleanza molto larga e credo sia giusto tentare di preservarla. Ha ragione su questo punto il Segretario Regionale Bruno Astorre. Penso che sia giusto partire da quello che abbiamo fatto bene insieme».

Il caso unico

Nicola Zingaretti e Daniele Leodori (Foto: Imagoeconomica, Stefano Carofei)

Il Lazio è un caso unico in Italia. Dove in questi anni ha preso forma un’alleanza vasta: comprende Azione e Movimento 5 Stelle, Italia Viva e Demos, ambientalisti e movimenti. Soprattutto la particolarità sta in un elemento: non è un’alleanza numerica ma ha preso vita sui progetti. C’è una solidità cementata dalla visione comune delle cose e non sui numeri da raggiungere in Aula.

Per questo Matteo Orfini dice «È un tema del Lazio, un tema di un’esperienza di buon governo da preservare e da continuare. E credo che ci si debba lavorare, rimanendo in un perimetro regionale».

Non sarà semplice. C’è il nodo del termovalorizzatore che Roma ha deciso di fare ma il M5S ha posto il veto; sul tema sta già lavorando il coordinatore della maggioranza Mauro Buschini con il coordinatore regionale pentastellato Valentina Corrado. Il punto in comune è l’esigenza di realizzare impianti con cui trattare i rifiuti, il nodo è la tecnologia: è un punto di partenza.

Il problema è non averlo

C’è però il tema di chi ci vuole stare. Perché Azione ed Italia Viva alle elezioni Politiche non hanno puntato ai tanti collegi contendibili grazie all’alleanza con il Pd: hanno scelto di creare la loro base dalla quale assaltare poi il Pd. Anche nel Lazio hanno già messo in dubbio la loro partecipazione all’alleanza. (leggi qui: Azione di chiusura: «È escluso un accordo con il Pd nel Lazio»)

Il governatore uscente nelle ore scorse ha rotto il silenzio Lo ha fatto intervenendo sulla sua bacheca Facebook. Ha messo in chiaro che «il problema non era il campo largo. Ma non averlo avuto. Divisi si perde tutti. La destra entra a Palazzo Chigi. Deve riflettere chi per tre anni non ha fatto altro che picconare in maniera ossessiva e miope questa idea e in genere la cultura unitaria del Pd». (Leggi qui Lazio, diplomazie al lavoro tra Pd e M5S).

La via proposta dall’ex Segretario è quella indicata anche da Enrico Letta: riscoprire lo spirito aperto. «Cerchiamo tutti l’unità, il confronto per costruire e vincere e non la frammentazione».

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