La troppa grazia dei fondi

I fondi per la scuola rimandati indietro da Latina "perché non abbiamo abbastanza personale”. Come se la colpa fosse di nessuno. E invece la colpa c'è. E sta in un modo di fare

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Latina è una città strana, ma tanto strana. Di ieri la notizia che il Comune rimanda indietro quattro milioni di euro: fondi che erano destinati alle sue scuole. Naturalmente in Comune nessuno è responsabile di niente: come mai tornano indietro? “Abbiamo poca gente, poco personale“.

Chi fa il cronista dall’87 non ha mai sentito dire che “abbiamo il personale che ci basta“, ma ha sempre sentito che “non ne abbiamo quanto basta“. Non è questo un motivo per non aprire i cantieri.

La città dei balocchi

Il progetto del nuovo ospedale

Mentre si perdono fondi che ci sono, a Latina sorgono come funghi “esperti” per i fondi che ci saranno: sirene di un Bengodì prossimo futuro, di una città della cuccagna, di un prossimo paese dei balocchi.

Questa città, la sua classe dirigente, ha sognato terme senza acqua, aeroporti senza aerei, porti insabbiati, intermodali senza binari, università senza studenti, banche senza soldi, parchi a tema senza tema, nuovi ospedali mentre affogano i vecchi, autostrade pronte per quando non ci saranno più automobili, metropolitane così leggere da non aver visto manco un binario. 

Ma sono tutti impegnati a ricontare le schede delle scorse elezioni Comunali, a cercare posti da vicepresidente del consiglio comunale.

Hanno perso i bambini

L’Aula del Consiglio di Latina

La maggioranza ha perso 4 milioni di euro per le scuole ed ha la maggioranza delle responsabilità. Ma il finanziamento è del 2015, la minoranza allora era maggioranza: perché non ha segnalato il problema? Qui non ha perso Damiano Coletta, sindaco, non ha perso Vincenzo Zaccheo già sindaco, ma i bambini di Latina che saranno i sindaci di domani. 

A Latina i cantieri non si chiudono mai. Se la nuova amministrazione di Coletta non chiude il cantiere del teatro, della biblioteca, del garage Ruspi, del mercato annonario le vecchie amministrazioni hanno lasciato aperto l’ex mattatoio, l’ex Icos, l’intermodale, il porto canale di Rio Martino. (Leggi qui La città che finisce un lavoro pubblico manco a pagarlo oro).

Come ci presentiamo credibili alla luculliana cena del Pnrr, non sappiamo stare a tavola, non sappiamo tenere le posate e neanche conversare. 

Non abbiamo difeso le nostre scuole e la colpa ha le sue differenze ma “nessuno si senta escluso

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