La via degli Usa che salverà l’industria ciociara

Le indicazioni che ci riguardano da vicino uscite dal summit mondiale sul clima voluto dl presidente Usa Joe Biden. Le indicazioni di Jeremy Rifkin. Che in parte abbiamo già visto sul territorio. Come condizioneranno il nostro futuro industriale

A fornirci la rotta è un signore che si chiama Jeremy Rifkin. Per capire chi sia basta vedere dove pubblicano le sue opinioni in materia di economia legata all’ambiente. C’è il Guardian (Regno Unito), El Pais (Spagna), la Süddeutsche Zeitung (Germania), in Italia è su Repubblica e L’Espresso. Negli Usa lo chiamano spesso in tv Larry King Show e alla Cnn mentre da noi l’ha ospitato Che tempo che fa. Ma lo abbiamo visto anche nel documentario realizzato da Beppe Grillo e GreenpeaceTerra Reloaded“, al Vaffa-Day 3 di Grillo è stato presente con un videomessaggio.

Jeremy Rifkin (Foto: EEAS)

È questo signore a fornirci la rotta obbligata sulla quale dovrà puntare le vele il sistema industriale della provincia di Frosinone e di Latina per i prossimi anni. «Ormai è il mercato a spingere verso la transizione. Le fonti rinnovabili stanno per diventare più economiche di quelle tradizionali. Già è successo per gas, carbone, nucleare, sta per succedere per il petrolio. E per fortuna è stato messo a tacere chi sosteneva che l’uranio è una fonte ecologica»: lo ha detto oggi a Rep, il quotidiano di approfondimento on line di Repubblica. E significa che dobbiamo sbrigarci a ripensare in fretta le nostre fabbriche ed il nostro modo di produrre. Altrimenti verremo tagliati fuori.

Dove andranno i miliardi

Analizzando il recente summit mondiale sul clima voluto dl presidente Usa Joe Biden, Jeremy Rifkin ha spiegato che la migrazione a quella che da noi chiamiamo Transizione Ecologica è un passaggio ormai inevitabile. Spiega che negli Usa c’è un’immensa quantità di infrastrutture abbandonate: oleodotti, piattaforme oceaniche, impianti di stoccaggio, stabilimenti di produzione di energia, gruppi elettrogeni d’emergenza, impianti di trasformazione petrolchimica. «Tutti dismessi, lasciati ad arrugginire al sole, per un valore di 100mila miliardi. E investimenti già programmati per 11 miliardi sono stati fermati per riorientarli in modo più realistico».

Significa che hanno 11 miliardi sul tavolo pronti per essere investiti. Ma hanno fermato le operazioni dicendo: il mondo sta cambiando. Dobbiamo puntare questi soldi in un’altra direzione perché renderanno di più. E quell’altra direzione è l’ambiente. Spiega Rifkin “Dove il mercato esercita più fortemente il suo potere è nella finanza: i grandi fondi come BlackRock, Fidelity, Goldman Sachs, le grandi compagnie assicurative, gente che gestisce patrimoni che si calcolano con i trilioni, uno dopo l’altro dicono: investiremo i risparmi che ci vengono affidati solo in aziende impegnate nella decarbonizzazione. Capisce che fa la differenza?».

I primi passi in Ciociaria

Una delle linee Grestone

In provincia di Frosinone ci sono stati i primi esempi concreti. Sono stati tre fondi inglesi a finanziare il progetto dell’imprenditore Francesco Borgomeo grazie al quale è stata riaperta la ex Marazzi Sud e trasformata nella Saxa Gres di Anagni rendendola la prima Circular factory in Italia. Cioè una fabbrica che realizza grès porcellanato ricavando una parte della materia prima da materiali che prima finivano in discarica: evitando di scavare le montagne per estrarre le pietre, evitando il lavoro nero e minorile che è diffuso nelle ultime cave di basalto rimaste al mondo, riutilizzando ceneri rese inerti.

Gli stessi fondi hanno poi investito nell’operazione che ha condotto al salvataggio della ex Ideal Standard, trasformandola nella Grestone che produce sampietrini ecologici.

Un segnale reso ancora più chiaro dall’operazione annunciata in Borsa da A2A, colosso dell’energia nazionale controllato dai Comuni di Milano e Brescia: ha investito in modo importante sul gruppo di Borgomeo. Esattamente come analizzato da Rifkin.

E le aree industriali della provincia di Frosinone sono piene di «siti dismessi, lasciati ad arrugginire al sole». Un altro esempio è la ex Videocon di Anagni rilevata ora dal gruppo Cardinale, sulla stessa strada si avvia anche il relitto della ex Permaflex.

Cosa accadrà domani

Se la rotta indicata da Rifkin è giusta, colossi come Stellantis non potranno evitare di rivedere l’attuale organizzazione di uno stabilimento come Cassino Plant. È inevitabile per due ragioni: è lo stabilimento che in questo periodo performa meno di tutti gli altri del gruppo. Performare significa che a causa della crisi produce talmente poco da renderlo poco conveniente. E non performa anche a causa dei costi dell’energia necessaria per far camminare gli impianti. (Leggi qui Stellantis, si inizia a ballare. La sfida Green alle eco mafie).

Jean-Philippe Imparato sulla linea dello stabilimento Stellantis Cassino Plant

Il futuro di Stellantis Cassino Plant passerà necessariamente per una svolta Green delle sue fonti di energia. Che non potrà passare per il gas naturale, il carbone o il nucleare. Lo stabilimento paga in maniera pesante l’assenza degli impianti di produzione di energia al Centro ed al Sud dell’Italia, soprattutto quelli che la ricavano dai rifiuti evitando che finiscano in discariche controllate oppure, nella peggiore delle ipotesi, nei nelle mani della criminalità organizzata.

La futura organizzazione degli stabilimenti, l’ammodernamento di quelli attuali, la riapertura dei vecchi, non potrà evitare di passare attraverso un’evoluzione Green. Tanto per fare un esempio: in Nord Europa ci sono stabilimenti che incanalano i vapori ed invece di disperderli nell’atmosfera li usano per scaldare delle serre e coltivare ortaggi al loro interno. Allo stesso modo, le acque depurate dopo il ciclo di lavorazione vengono usate per le moderne coltivazioni idroponiche del tutto prive di agenti inquinanti. Già in provincia di Frosinone ci sono società di Green Economy che ‘recuperano‘ le vibrazioni prodotte dai motori dei loro impianti e le trasformano in energia elettrica.

La rotta che manca

La provincia di Frosinone ha quegli impianti indicati da Rifkin, i lavoratori del territorio hanno l’abilità che ha convinto Borgomeo a salvare tutti i posti in Saxa ed in Grestone, i capitali ci sono in abbondanza perché i fondi sono disposti ad investire. All’appello manca una politica che sappia creare le condizioni giuste. Che al momento non si vedono.

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