La via di Fazzone che passa dal Quirinale

Il voto per il Quirinale manda in frantumi il centrodestra. Forza Italia si smarca: è la vendetta di Berlusconi. Ma prima di lui lo aveva capito il coordinatore del Lazio, Claudio Fazzone. Ecco tutti gli indizi. E quello che potrebbe accadere ora. Dalle Regionali del Lazio alle Comunali nei capoluoghi

Tre indizi non fanno una prova. Ma a non considerarli affatto si rischia di passare per ingenui. Perché le tracce di un dialogo fitto tra Forza Italia e Partito Democratico nel Lazio ci sono e pure molto concrete. Si sviluppano lungo un asse che va da via della Pisana a Piazza Montecitorio, cioè dalla sede della Regione guidata da Nicola Zingaretti all’attuale centro del dibattito politico nazionale. Con varie tappe intermedie: la provincia di Latina, la provincia di Viterbo ed il ministero della Pubblica Amministrazione. E qualche ristorante romano.

Fazzone l’apripista

Claudio Fazzone e Francesco De Angelis

A fare da apripista è stato il coordinatore di Forza Italia nel Lazio, Claudio Fazzone. È stato lui a costruire l’accordo politico che a dicembre 2021 è culminato con l’elezione del sindaco renziano di Minturno Gerardo Stefanelli a presidente della Provincia di Latina. Quell’elezione ha visto confluire sullo stesso nome i voti di Pd, Forza Italia, Italia Viva; lasciando sull’altro lato della barricata Lega e Fratelli d’Italia.

Negli stessi giorni, Claudio Fazzone ha cucito anche l’accordo tra Pd e Forza Italia per le elezioni Provinciali di Viterbo. Hanno condotto all’elezione di Alessandro Romoli ma soprattutto hanno dato forma ad un modello. Che potrebbe essere riproposto per individuare il successore del sindaco azzurro di Viterbo Giovanni Arena, caduto come ritorsione di Lega e FdI per quel patto alle Provinciali.

Tranne il capoluogo, in tutte le principali città pontine chiamate al voto negli ultimi mesi mai è capitato che il centrodestra sia andato unito. A Gaeta, Forza Italia è su un fronte e la Lega su un altro, con FdI che è rimasta in bilico fino all’ultimo tra i due fronti; ma soprattutto, con gli azzurri da dieci anni governa un’ala del Pd. A Formia, Forza Italia ha eletto il sindaco con l’appoggio dei soli Fratelli d’Italia mentre la Lega stava dall’altra parte; la spaccatura verticale del pd è stata strategica per consentire la vittoria al pupillo di fazzone. A Terracina e Fondi Forza Italia invece ha fatto squadra con la Lega mentre Fratelli d’Italia era sull’altro fronte.

Segnali più in alto

Renato Brunetta (Foto: Sara Minelli / Imagoeconomica)

La linea di dialogo trasversale non ha interessato solo le Provinciali del Lazio e le Comunali. Soprattutto, non ha interessato solo Claudio Fazzone. Basta guardare il nuovo Gruppo di Lavoro per la Ripresa e la Resilienza. Lo ha nominato il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Quel gruppo è composto in larga parte da figure che hanno avuto ruoli apicali nella Regione Lazio dell’ex Segretario Pd Nicola Zingaretti.

Ad ottobre il commissario forzista Gianfranco Miccichè era intervenuto alla festa dell’Unità a Villa Filippina a Palermo. Qui aveva fatto un’apertura al un modello Draghi teorizzando una sua applicazione (opportunamente adattato) anche in Sicilia. La risposta del Segretario regionale del Pd siciliano Anthony Barbagallo non è stata entusiasmante.

Diversa invece è stata la reazione avuta dal senatore Bruno Astorre, influentissimo Segretario del Pd nel Lazio e colonna dei franceschiniani di Area Dem. Lui ne ha parlato a tavola con il suo pari grado Claudio Fazzone. Lo ha fatto nel corso di un pranzo reso più intrigante dalla presenza di Daniele Leodori, vice presidente in carica nella Regione Lazio e da settimane ormai in campo per costruire la sua candidatura alla successione del governatore Zingaretti. (Leggi qui Il dopo Zingaretti si decide con le Primarie).

Lo smarcamento Quirinale

Maria Elisabetta Alberti Casellati (Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica)

L’elezione del Presidente della Repubblica ha dimostrato con chiarezza che il centrodestra come lo abbiamo conosciuto in questi anni non esiste più. Il ricovero di Silvio Berlusconi ha messo in luce la totale assenza di una classe dirigente.

Non può essere un leader capace di tenere unita l’area Matteo Salvini, capace solo di sparare nomi a casaccio bruciandoli uno dopo l’altro; senza alcun rispetto nemmeno per la seconda carica dello Stato: se Maria Elisabetta Alberti Casellati è andata a schiantarsi è stato anche per colpa sua che lo avrebbe dovuto impedire conti alla mano; solo il dilettantismo al potere può ipotizzare che in un Paese democratico il capo dei Servizi segreti possa essere eletto Presidente della Repubblica.

Ragionamento diverso ma con lo stesso risultato per Giorgia Meloni. Può essere una leader di partito ma non una leader di area nel momento in cui il massimo che riesce ad esprimere è un nome su cui attestarsi per difenderlo fino all’ultima cartuccia, ben sapendo di non averne per vincere il confronto.

Sta tutta qui la decisione di Forza Italia di andare da sola alle trattative, smarcandosi dalla coalizione.

L’ultimo passo

Fabio Tagliaferri (Foto: Stefano Strani / Imagoeconomica)

La decisione di eleggere Sergio Mattarella per un altro settennato è la vendetta di Silvio Berlusconi. Lui che ha creato il centrodestra con Umberto Bossi e Gianfranco Fini lo ha smontato ora che non gli hanno voluto spianare la strada per il Quirinale; pure i sassi sanno che Salvini non voleva un altro mandato al presidente uscente.

I messaggi affidati a Twitter da Giorgia Meloni (Non voglio crederci) sono eloquenti. Le risposte date in diretta tv a Mentana su La7 da Ignazio La Russa (Ma quale centrodestra?!) lo sono altrettanto. Le parole del vice presidente della Camera Fabio Rampelli (La coalizione è in Pit Stop) sono sulla stessa lunghezza d’onda.

Ora resta da vendere a quali conseguenze porteranno. A Frosinone, in vista delle prossime Comunali a Fabio Tagliaferri non sembra vero di poter smontare il patto nel quale lo ha ingabbiato la Lega di Nicola Ottaviani; è pronto a concorrere da solo con FdI per la carica di sindaco.

La via tracciata da Claudio Fazzone potrebbe essere il solco sul quale si svilupperà la prossima fase politica.

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