L’allergia dei Cinque Stelle per la libertà di stampa

Il no, chiaro e deciso, di Alessioporcu.it all’attacco del vicepremier Luigi Di Maio verso il gruppo L’Espresso. Che svela ancora una volta l’ostilità dei grillini verso quei mezzi di informazione non allineati. Ma le voci contrarie sono parte essenziale di una Democrazia

 Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”. Cioè: fino a quando Catilina, abuserai della nostra pazienza?. La celebre frase di Cicerone viene in mente in queste ore, dopo l’ennesimo attacco del Movimento Cinque Stelle alla stampa. Il 6 ottobre scorso, infatti, il vicepremier e ministro del lavoro Luigi Di Maio ha detto: “Per fortuna ci siamo vaccinati anni fa dalle bufale, dalle fake news dei giornali, e si stanno vaccinando anche tanti altri cittadini tanto è vero che stanno morendo parecchi giornali tra cui quelli del Gruppo L’Espresso che, mi dispiace per i lavoratori, stanno addirittura avviando dei processi di esuberi al loro interno perché nessuno li legge più perché ogni giorno passano il tempo ad alterare la realtà e non a raccontare la realtà”.

Aggiungendo il 7 ottobre: “Nei media c’è un conflitto di interessi pazzesco. Da una parte c’è Berlusconi e dall’altra c’è De Benedetti. È arrivato il momento di fare una legge contro il conflitto di interessi così chi possiede dei giornali non avrà più commistioni con la politica. Io non ho neanche il potere di negare il diritto di critica: quindi adesso alcuni giornali non si mettano a fare le vittime”.

Per poi concludere il comizio con il pezzo forte del repertorio grillino: “Entro quest’anno tagliamo i fondi pubblici”.

Il bisogno disperato di un nemico

Ora, bisognerebbe riflettere sulla strategia del Movimento Cinque Stelle che, esattamente come la Lega, ha sempre bisogno di trovare un nemico per legittimare una presenza al governo altrimenti difficile da far notare. E i nemici sono gli immigrati, i giornali e in generale tutto ciò che non è allineato.

Nel frattempo, però, vengono fuori gli audio del portavoce di Palazzo Chigi Rocco Casalino contro tecnici e dirigenti del Mef e tutto il resto.

C’è un clima difficile in Italia in questo momento, con in Governo che attacca chi la pensa in modo diverso. Non si era mai visto prima.

Il ricatto incompetente

Inaccettabile il ricatto di rivedere i fondi per l’editoria. O quanto annunciato nelle ore scorse da Vito Crimi, sottosegretario con delega all’Editoria a margine di un evento del Movimento Cinquestelle in corso a Milano. E cioè, riferendosi alle agenzie di stampa “le rivedremo, svolgono un servizio primario, sono troppe in Italia ma lo sanno anche loro» annunciando una revisione del bando che ne garantiva la sopravvivenza.

Fino ad ipotizzare l’abolizione dell’ordine dei Giornalisti.

Dichiarazioni, quelle di Di Maio e del suo sottosegretario, cariche di incompetenza. Perché i fondi per l’Editoria non vanno a sostenere né Repubblica né l’Espresso: bensì vanno a puntellare i conti di realtà locali che altrimenti non riuscirebbero mai a far quadrare i bilanci. E non perché ci sia incapacità gestionale. Ma proprio perché ci sono costi aziendali enormi: che si recuperano solo spalmandoli su un bacino nazionale, impossibile riuscirci su scala locale.

Per essere chiari, senza Provvidenze sarebbe molto difficile continuare a vedere per molto altro tempo realtà come Ciociaria Oggi, Latina Oggi, L’Inchiesta Quotidiano… Quei fondi c’entrano con Repubblica e l’Espresso tanto quanto Alessio Porcu c’entra con il balletto classico.

L’abolizione dell’Ordine? Embé: mica significa abolire i giornalisti e le loro voci scomode. Mica significa avviare le fucilazioni in massa dei Giornalisti sullo stile degli eroici soldati di Cefalonia.

Il dissenso è parte della Democrazia

Il direttore de La Repubblica Mario Calabresi ha risposto naturalmente. Difendendo la libertà di stampa. Ma ha pure scritto: “Oggi Repubblica è il secondo quotidiano nelle edicole italiane ma ha la leadership assoluta su Internet. Siamo il sito più letto in Italia, i nostri numeri non hanno paragoni in Europa (lo ha sottolineato solo una settimana fa il Reuters Institute, analizzando la rilevanza sociale di tutte le maggiori testate del  continente). E questo il Movimento 5 Stelle non lo digerisce, non sopporta che la voce più ascoltata e diffusa della rete sia critica con loro”.

Poi ha aggiunto: “Il problema è che il digitale non è profittevole quanto lo era la carta. Sono necessari nuovi modelli e la capacità di trasformarsi. Lo stiamo facendo con fatica e con coraggio, i numeri ci dicono che abbiamo imboccato la strada giusta, ma far quadrare i conti è faticoso”.

Il digitale è la nuova frontiera del giornalismo e Mario Calabresi ha ragione: occorrono coraggio, impegno, tigna e competenza. Nel nostro piccolo, Alessioporcu.it lo sta facendo ogni giorno. Non senza difficoltà, ma con un entusiasmo e con dei risultati incoraggianti. È per questo che aggiungiamo la nostra piccola voce a quelle ben più potenti che in queste ore hanno espresso indignazione: Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano…

La libertà di stampa è una cosa seria e i Cinque Stelle dovrebbero farsene una ragione una buona volta.

Il dissenso fa parte della democrazia.