L’anatra zoppa e gli scenari di un ricorso “scomodo”

A chi conviene davvero il ricorso al tar contro le elezioni comunali di Latina. Soprattutto ora che una maggioranza, seppure trasversale, sta prendendo forma.

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Un’incognita, e diversi malumori, per un ricorso che forse non tutti avrebbero atteso, o perlomeno non in questi termini. Un ricorso avverso il risultato del primo turno delle elezioni amministrative di Latina, che è un rischio, e che vede anche mal di pancia nello stesso centrodestra da cui è partito. È quello presentato al Tar di Latina nei giorni scorsi da tre firmatari.

I Partiti del centrodestra avrebbero saputo collegialmente del ricorso solo nell’imminenza del deposito, avvenuto lunedì scorso, nell’ormai consueto appuntamento della domenica mattina.

IL RICORSO SCOMODO

Vincenzo Zaccheo

Un ricorso, curato dallo stesso avvocato che ha seguito quello di Cisterna di Latina di tre anni fa che portò a rivotare in 4 sezioni. Secondo la sua tesi non tornerebbero i conti delle schede vidimate avanzate. Detto in soldoni: in una sezione elettorale, all’inizio delle operazioni di voto, viene vidimato un certo numero di schede, di norma pari al numero degli elettori della sezione stessa. Ma non tutti gli elettori della sezione si recano a votare: al termine delle operazioni, quindi, ci saranno un certo numero di schede vidimate votate e un altro di schede vidimate avanzate: il loro totale ovviamente deve essere quello delle schede vidimate all’inizio. Ma in 30 sezioni elettorali di Latina su 116 totali (quindi un terzo), questo numero non sarebbe tornato. E, secondo il ricorso, le schede mancanti all’appello sarebbero centinaia in totale.

Per questo il ricorso chiede l’annullamento dei verbali del primo turno delle sezioni incriminate, che rappresentano un terzo del totale e quindi, per assimilazione, un terzo degli elettori.

Tra i tre sottoscrittori del ricorso, due sono ex candidati consiglieri non eletti della lista di Vincenzo Zaccheo, la “Latina nel cuore”. Ricorso che Zaccheo comunque non ha firmato o sottoscritto; così come non figurano firme di eletti.

COSA POTREBBERO DECIDERE

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio Foto: Paris / Imagoeconomica

Ma cosa potrebbero decidere i giudici amministrativi? Nel 2018, annullarono il voto in quattro sezioni di Cisterna, città in cui il sindaco era stato comunque eletto con appena quattro voti di scarto. A Latina Zaccheo ha mancato l’elezione al primo turno per poche centinaia di preferenze. E le schede “svanite” sarebbero appunto centinaia, così come in alcune di quelle sezioni il corpo elettorale è di più di mille elettori ciascuna.

Beninteso, occorreranno mesi prima della decisione del Tar e in questo periodo l’amministrazione eletta di Damiano Coletta sindaco (ma con il centrodestra maggioranza in Consiglio con 19 consiglieri a 14), deve comunque partire. (Leggi qui Coletta, la nuova giunta e il centrodestra al bivio).

Cosa avverrebbe se il Tar accogliesse il ricorso? Che in quelle 30 sezioni – e solo in quelle 30 – si dovrebbe tornare al voto. Ovvero, il voto nelle restanti 86 sezioni rimarrebbe intonso. Annullando il risultato in quelle 30 sezioni, decadrebbe l’amministrazione, arriverebbe un commissario e si rivoterebbe entro un paio di mesi (un’elezione di questo tipo viene direttamente convocata, non bisogna attendere una finestra elettorale), con un supplemento di campagna elettorale. (Leggi qui Nasce la nuova maggioranza per Comune e Provincia).

RICORSO, UN’INCOGNITA PER TUTTI

Damiano Coletta portato in trionfo dopo la vittoria

Tornare al voto è però un’incognita, per tutti, ma soprattutto per il centrodestra. Ecco perché i leader di Partito non sarebbero stati entusiasti della notizia.

Vediamo i due aspetti principali: il primo è quello dell’affluenza al voto. Come visto a ottobre, Latina ha avuto un’affluenza di circa il 60% al primo turno e di circa il 50% al ballottaggio. C’è stato un crollo del 10% tra i due appuntamenti. Crollo di cui ha sofferto proprio il centrodestra, e quindi Zaccheo, che ha perso al ballottaggio contro Coletta, nonostante la campagna elettorale del centrodestra improntata al «guardate che la maggioranza in Consiglio l’abbiamo già conquistata noi, non votate un sindaco differente». E storicamente, in Italia, è proprio il centrodestra a soffrire maggiormente un ritorno alle urne, mentre gli elettori di centrosinistra sono più inclini a frequentare nuovamente i seggi.

La domanda che arrovella i leader del centrodestra è quindi una: tornando al voto in un ipotetico terzo turno, quale sarebbe l’affluenza? Non è infatti da sottovalutare anche l’ipotesi che il terzo turno veda una disaffezione degli elettori, sebbene a Cisterna, tre anni fa, su un totale di 3132 aventi diritto nelle quattro sezioni annullate, si recarono al voto in 1859, appena 301 in meno rispetto ai 2160 delle elezioni di sei mesi prima.

E SE CAMBIANO IDEA?

Damiano Coletta con la sua Giunta

Il secondo aspetto principale è quello di sempre: l’incognita del voto. Gli elettori che torneranno alle urne, voteranno sempre nello stesso modo? È dura da ipotizzare, ma se il ricorso avesse proprio l’obiettivo, non già solo di rilanciare Zaccheo in un ipotetico terzo turno, ma sopratutto quello di risolvere in modo alternativo l’”anatra zoppa”?

E c’è un altro pensiero che sfiora i malpancisti, quello in base al quale il ricorso potrebbe anche essere uno “scherzo“ di un candidato sindaco che non si è sentito forse sufficientemente supportato dalla propria coalizione, finendo 1.200 preferenze sotto le sue liste…

E ricordano che a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca, come usava ripetere Giulio Andreotti.

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