L’appello di don Luigi Sturzo è ancora attuale (di N. Zingaretti)

Nicola Zingaretti ed il manifesto dei 'Liberi e Forti' lanciato 100 anni fa da don Luigi Sturzo. "Messaggio ancora attuale nella vita del Paese"

Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti

Presidente della Regione Lazio

Attraversiamo un momento difficile nella vita sociale e democratica del nostro Paese. Ed è soprattutto nelle fasi più critiche che dobbiamo attingere alle fonti della nostra comunità civile, sociale e politica.

Il Partito Popolare Italiano di Don Sturzo senza dubbio è tra queste. Emoziona e fa impressione a 100 anni dalla pubblicazione del manifesto con cui si avviò quella straordinaria avventura – il 18 gennaio del 1918 – rileggere un appello rivolto “a tutti gli uomini liberi e forti che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria“.

C’era un’idea di Paese, una nuova comunità politica che si organizzava, per dare voce a tanti che erano ai margini, e scommetteva sulla possibilità di costruire un cammino comune. Quella storia ci appartiene ancora. Dalla passione civile e dalla fortissima richiesta di giustizia e partecipazione che mosse Don Luigi Sturzo possiamo attingere anche noi, oggi. Soprattutto in questi giorni incerti, di fronte al rischio di nuove forme di leaderismo, a possibili attacchi alle istituzioni o ai pericoli portati da modelli illusori di democrazia diretta.

Il Partito Popolare di Don Sturzo nacque con una forte impronta collettiva e con l’ambizione di uscire dal recinto dell’isolamento per scommettere sul futuro. Una sfida difficile, che prevedeva l’incontro con gli altri, l’aiuto reciproco, la ricerca di una tensione inclusiva come risposta alla solitudine e alle sirene della conservazione. Il cammino non fu semplice né scontato. Ma le parole del manifesto di un secolo fa e la storia successiva del Partito Popolare hanno contribuito a definire un atteggiamento verso la politica, un’attitudine preziosa fondata sulla responsabilità individuale e sul nesso tra la persona e la collettività.

Le radici del popolarismo hanno innervato la nostra Repubblica ben oltre i recinti delle appartenenze politiche e culturali. Un lievito prezioso in un crocevia d’incontri sperimentati con coraggio: tra la dimensione diffusa della dottrina sociale della Chiesa e i principi del conservatorismo, tra l’ispirazione liberale e il patrimonio inquieto del movimento operaio e socialista.

L’appello si rivolge a tutti senza distinzioni di sorta, punta a mobilitare risorse nascoste, scommette sulla possibilità di motivare energie e possibilità. Leggerlo a distanza di così tanti anni permette di ritrovare accenni preziosi, riferimenti che nel tempo sono diventati un patrimonio di tutti: la libertà religiosa «contro ogni attentato di setta», la libertà d’insegnare e trasmettere il sapere, l’organizzazione dei diritti dei lavoratori nei sindacati, la piccola proprietà contadina o il decentramento amministrativo, la centralità della famiglia o ancora il cammino per l’allargamento del suffragio nella dimensione universale dei due sessi. Un manifesto moderno e in un certo senso addirittura profetico, una sfida all’Italia di allora e alle sue compatibilità.

Perché tirarlo fuori in questo inizio di anno? Cosa può dire nel gennaio 2019 l’appello di Sturzo? Provo a indicare tre grandi temi che mi sembrano quelli più vivi per i giorni che stiamo attraversando:

1. Il senso della sfida collettiva. La cultura del popolarismo d’impronta sturziana dà il senso del cammino, della continua ricerca di traguardi e possibilità per tutti. Sarebbe utilissimo oggi raccoglierne il senso profondo e il valore.

2. Il rispetto delle opinioni dentro una comunità politica. Ecco, la democrazia è anche e soprattutto questo, allora come oggi: impegnarsi, farsi carico delle scelte, mettersi in gioco per trovare una sintesi comune lì dove sembrano esserci solo posizioni inconciliabili.

3. La dimensione internazionale. Don Sturzo un secolo fa – con gli occhi rivolti ai morti della Grande Guerra – immaginava la costruzione di una comunità sovranazionale come risposta necessaria contro le violenze e il terrore del nazionalismo. Don Sturzo indicava “le basi di una Europa giusta e durevole”. È l’orizzonte a cui noi democratici dobbiamo guardare anche oggi.

Nell’appello di un secolo fa si possono cogliere grandi temi profetici e fecondi, che devono continuare a liberare energie e che, soprattutto, ci impegnano a non restare alla finestra quando tutto sembra difficile, fragile o incomprensibile. Ora come allora.