L’Appia patrimonio mondiale Unesco. E la Pontina…

Firmato il protocollo di intesa per l'inserimento dell'Appia nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco. I Romani la fecero 2.500 anni fa. I contemporanei da vent'anni non riescono ad allargare la Pontina

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Vent’anni non sono bastati ai contemporanei per costruire un’ottantina di chilometri di nuova Pontina, mentre i Romani costruirono i quasi 200 chilometri dell’Appia antica in una sessantina d’anni. E resiste ancora, come molte delle costruzioni di ingegneria romana.

Si dirà “Eh, ma l’antica Roma…“. L’Appia fu costruita quando Roma era una repubblica. Con le ben dovute differenze, anche l’Italia lo è (nel concetto di repubblica inteso come moderna forma democratica).

Una Democrazia (e burocrazia…) che ha comunque costruito ponti, autostrade e strade. Che spesso ricalcano i percorsi di Salaria, Flaminia, Appia…

E l’Appia finì nel patrimonio Unesco

Un tratto della via Appia

Quella stessa Appia, per valorizzare la quale è stato oggi siglato un protocollo di intesa finalizzato all’inserimento dell’opera romana nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. A firmarlo, sono stati il ministero della Cultura, le Regioni Lazio, Campania, Basilicata e Puglia, nonché i Comuni di Latina, Cisterna di Latina, Norma, Sermoneta, Sezze, Pontinia, Terracina, Monte San Biagio, Fondi, Itri, Formia, Gaeta e Minturno. (Leggi qui L’Appia patrimonio Unesco, ma neanche sanno che passa di qua ).

Tutti territori attraversati dalla “regina viarum“, che i Romani intesero come infrastruttura di collegamento dalla capitale dell’impero verso il sud che guardava alla Grecia e da lì al Medio Oriente.

In dettaglio, i sottoscrittori del protocollo si impegnano a collaborare per la valorizzazione delle aree che ricadono nel sito per il quale si chiede l’inserimento nella lista del Patrimonio mondiale Unesco. Nonché per la tutela e la riqualificazione urbana e paesaggistica e la valorizzazione socio-economica dei territori di riferimento delle aree candidate.

Tutto intorno all’Appia

Cippo miliario sull’Appia ad Albano Laziale (Foto: Alessandro Scillitani)

È prevista l’istituzione di un Piano di gestione del sito, per orientare le scelte della pianificazione urbanistica ed economica. E mantenere nel tempo l’integrità dei valori che consentiranno l’iscrizione del sito nella Lista del Patrimonio mondiale. Insomma un giusto equilibrio tra conservazione, sostenibilità e sviluppo, in modo che il sito possa essere tutelato. Ed al tempo stesso valorizzato con attività che contribuiscano anche allo sviluppo.

A monitorare il Piano di gestione sarà una struttura. Che in caso di iscrizione del sito nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità, si occuperà anche di attuare atti e interventi relativi.

Secondo il presidente della Provincia di Latina, nonché sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli con la firma del protocollo si intende «supportare concretamente la valorizzazione di una risorsa tra le più importanti del nostro territorio e, in sinergia con gli altri sottoscrittori, a farne un elemento di sviluppo sul fronte turistico per la provincia di Latina. Si tratta di una grande opportunità per tutto il territorio provinciale. A breve, insieme a tutti i colleghi, lavoreremo ad una cabina di regia unica su tutto il territorio provinciale».

Tutto in sessant’anni

Strada dell’antica Norba (Foto: Alessandro Scillitani)

La “regina viarum” fu realizzata quasi 2.500 anni fa, tra il 312 e il 244 avanti Cristo, in fasi successive. Parallelamente alla crescita di Roma e dei suoi interessi avvenivano gli ampliamenti del tracciato.

Per gli antichi Romani, l’Appia era uno strumento di comunicazione importante non solo dal punto di vista degli scambi commerciali con i territori limitrofi alla penisola. Lo era soprattutto per lo spostamento degli eserciti che costituivano il primo tassello della costruzione e del mantenimento dell’impero.

Oggi rappresenta un sito archeologico tra i più rilevanti non solo per il tracciato in sé ma per l’insieme di monumenti e vestigia lungo il suo percorso in particolare vicino Roma ma non solo.

E la Pontina…

E la Pontina? Aspetta. Aspetta da venti anni ormai. Da quando fu immaginato il suo primo tracciato: allora chiamato pomposamente Corridoio tirrenico meridionale e poi – più modestamente – super Pontina o nuova Pontina.

Un’idea e un progetto avviati nel 2003. Interrotti, modificati, ripresi. Da allora, sono cambiate società che avrebbero dovuto gestire gare e lavori, si sono succedute amministrazioni alternandosi tra destra e sinistra, si sono pronunciati tribunali amministrativi.

E, nel 2014, ci fu anche un annuncio, da parte dell’allora commissario governativo straordinario, Vincenzo Pozzi: «Il corridoio tirrenico meridionale aprirà al traffico il 30 marzo 2021». Qualcuno l’ha visto? Corridoio tirrenico meridionale, nuova Pontina o Super Pontina, la bretella Cisterna-Valmontone e le altre opere collaterali sono ancora sulla carta. Anzi, sotto la carta. Quella di ricorsi, carte bollate, progetti avanzati e riscritti, polemiche dei comitati No Corridoio e di iscritti del M5S, favorevoli invece a una messa in sicurezza dell’attuale Pontina.

Quello che gli antichi romani fecero, i moderni ancora non fanno…

(Foto di copertina © DepositPhotos.com )

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