L’asse Buschini – Abbruzzese affonda Isabella Mastrobuono

Colpita e affondata. Come una petroliera accerchiata dai sommergibili di Doenitz nella Seconda Guerra Mondiale. Isabella Mastrobuono è andata a picco in pochi minuti: silurata dai sindaci che si sono riuniti nella sala Teatro della Asl per giudicare i suoi 18 mesi al timone della Sanità ciociara.

L’hanno aspettata al largo. Hanno atteso che arrivasse a tiro ed hanno sganciato i loro siluri sulla linea di galleggiamento. Perforando la rete di protezione che disperatamente aveva tentato di calare Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone e presidente dell’assemblea.

I lavori sono iniziati intorno a mezzogiorno. Chi sperava che si presentassero in pochi ha dovuto rivedere i conti. Si sono presentati 64 sindaci: abbastanza per ritenere valida la seduta sia dal punto di vista delle presenze che della popolazione rappresentata. Un chiaro segnale che per la petroliera Mastrobuono sarebbe stata una navigazione molto agitata.

A capitanare le operazioni di affondamento sono apparsi, inattesi, i comandanti delle due flottiglie: quella di centrosinistra e quella di centrodestra. Mauro Buschini per sorvegliare la strategia di siluramento ha lasciato i lavori della Commissione Bilancio, convocata in seduta congiunta con la I Commissione insieme alla quale avrebbero dovuto discutere gli effetti della riforma Delrio per le funzioni da lasciare alle Province ed i trasferimenti del personale in esubero. Mario Abbruzzese ha portato i suoi uomini più fidati.

Capita la situazione, Nicola Ottaviani tenta di calare la rete anti siluri. In apertura di seduta fa notare che non sono arrivate dalla Regione le schede con la valutazione tecnica di Isabella Mastrobuono: senza – sostiene – i sindaci non possono essere in grado di dare un giudizio tecnico sull’operato della manager e la riunione si trasformerebbe in una inutile discussione politica.

A rinforzare la rete di protezione  scende in mare il sindaco di Isola del Liri Vincenzo Quadrini: propone una mozione che nella sostanza dice “Rinviamo la seduta, la questione è troppo complessa ed abbiamo bisogno di un approfondimento”.

Ma i sommergibili di Doenitz sono già schierati, hanno già le camere di lancio allagate ed i siluri armati: sentono l’odore della preda che si avvicina. E vogliono lanciare. La mozione viene respinta.

Parte l’attacco delle flottiglie di Buschini ed Abbruzzese: simultaneo e dai lati opposti dello schieramento. Presenta una mozione il sindaco Pd di San DonatoValcomino Enrico Pittiglio e subito dopo ne presenta una identica nella sostanza il vice sindaco di San Giorgio a Liri Pasquale Ciacciarelli coordinatore provinciale di Forza Italia. I due documenti dicono: “Noi siamo politici e vogliamo esprimere un giudizio politico sui diciotto mesi di gestione Mastrobuono. E vogliamo dire che il nostro giudizio è negativo”.

L’asse tra Abbruzzese e Buschini è solido. Al punto che le due mozioni vengono unificate. E votate. E’ il momento in cui ai comandanti viene dato l’ordine di lanciare i siluri. Votano. Sessanta voti a favore della mozione. Che sono 60 voti contro Isabella Mastrobuono. Contro la mozione votano solo in quattro. Un giudizio senza appello.

Vuotate la camere di lancio, i sindaci se ne vanno. E’ ora di pranzo. Ma Isabella Mastrobuono non alza bandiera bianca. Non va giù. Anzi. Sale sul podio e dice: “Vi è stato chiesto dalla Regione, come amministratori, di valutarmi sui 30 obiettivi che dovevo raggiungere in 18 mesi. Ma voi avete scelto di non farlo, perché dite di non averne le competenze e scegliete un generico giudizio politico negativo. Al contrario, questa poteva essere un’occasione per commentare i risultati ottenuti e proporre miglioramenti“.

Alzano il vessillo della vittoria sia Mario Abbruzzese che Mauro Buschini. Il primo affida alle agenzie di stampa una dichiarazione lapidaria come il proclama del generale Diaz “La conferenza dei sindaci ha espresso parere politico negativo sull’operato del direttore generale della Asl di Frosinone e non poteva essere altrimenti”. Il secondo è ancora più diretto: “In questi 18 mesi si è preferito andare avanti senza concertazione con le istituzioni e con scelte non condivise con il territorio. Questo sistema di governace non ha prodotto risultati positivi nel campo dell’assistenza sanitaria”.

E’ il nocciolo del problema. Isabella Mastrobuono è l’esatto opposto di uno dei suoi predecessori, quel Nicola Pugliese che una ventina di anni fa chiuse gli ospedali di Ceprano, Ceccano, Arpino e Ferentino ma nessuno sollevò né un grido di protesta ma nemmeno un sussurro. Perché – da fine diplomatico – aveva preparato il terreno con i sindaci.

E forse il segnale che la Regione ha voluto dare ai Direttori Generali della Sanità era proprio questo. Infatti, a decidere chedovessero andare in pasto ai sindaci è stata quella stessa Regione che li ha selezionati con una serie di criteri severissimi, gli ha affidato obiettivi rigorosi in termini di servizi e di risparmi. Qualcuno ha interpretato il proprio ruolo in maniera troppo rigida, dimenticando di non essere un commissario ma un manager investito da una delega politica. E che a pagare il conto del loro operato, alle prossime elezioni, nel bene e nel male, sarà un uomo solo: Nicola Zingaretti.

.
error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright