Latina “esce” pure dalla Nato (di L. Grassucci)

La Nato lascia la base di Latina. E si trasferisce in Portogallo. Significa centinaia di posti in meno tra dipendenti ed indotto.

Lidano Grassucci
Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

I comunisti alla fine della guerra sostenevano che non bisognava entrarci. I socialisti ci andavano dietro. Poi i fatti d’Ungheria… La Nato era diventare non marginali nella storia che ci aveva esclusi, ma parte della storia corrente e con gli americani. Insomma, Alberto Sordi docet: esse ‘mmericani era figo.

Da noi la Nato erano le casermette di Borgo Piave, i radar erano il futuro che toccavi con mano. Ora? L’Italia non è l’ultimo paese libero prima della cortina, non ci sono le frontiere da difendere e… la base Nato di Latina va in Portogallo, lontano da qui.

Per noi significa centinaia di stipendi in meno, tanta logististuca e indotto in meno, un altro passo verso il baratro dell’inutilità. “Usciamo” dalla Nato come gli inglesi escono dall’Europa, con gran dolore.

Ora? Ora sarebbe il caso che tutti, dai sindaci ai parlamentari europei pontini invece di parlare delle solite frescacce, si facesse quadrato per vedere quel che si può fare per non “delocalizzare” la base, per restare nella Nato, per restare agganciati al mondo e non tornare ad essere il granaio di Roma.

La sfida è esiziale: da una parte la possibilità di esserci, dall’altro la deriva verso una inutile periferia romana. Anche la base di Borgo Piave è stata, è, un elemento identitario del pontino: ci sono passati tecnici di decine di Paesi, militari di tutto l’Occidente, è nata una cultura tecnica diffusa. I figli di questo personale hanno riepito, ed arricchito le nostre scuole, hanno portato qui esperienze nuove che si aggiungevano alle nostre.

L’alternativa? La Mira Lanza è tempio della deindustrializzazione, le Casermette potrebbero diventare quello, alla fine della nostra funzione militare e nei servizi.

Il bello è che in questi anni abbiamo parlato di altro, non abbiamo voluto vedere, come ancora non percepiamo il rischio di perdere l’aeroporto militare Comani come scuola di volo militare per inseguire sogni di voli civili inesistenti, fuori dal tempo, e autoreferenziati.

La prima prova della forza dei parlamentari europei, far un gran rumore. Certo la Nato non  ha nulla a che fare con l’Unione europea, ma la politica ha bisogno di pressioni, di dimostrazioini di coesione.

Vedremo, ma mi preparo ai saluti.