Latina ha 90 anni? Una città nasce quando chi ci vive dice “sono qua”

Latina come non l'avete mai pensata. Non l'avete mai immaginata. Perché non c'è solo l'epopea. Dietro all'epica ci sono le persone. E furono loro a fare Latina. Iniziando, banalmente a dire "sono qua”

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Una città nasce quando chi ci vive dice… ‘sono qua’ e comincia a parlare con il vicino. Inizia quando chi parla col vicino riceve le sua proposta di aggiungere un terzo. Una catena. Poi nel freddo dell’inverno le parole sono scaldate dal camino, l’estate rifrescate dall’albero che è rimasto del bosco che c’era.

Una città nasce così: per parole a vanvera, pettegolezzi in cui i protagonisti sono riconosciuti. Nasce col primo caffè e cresce in quelli successivi.

Non si fa mai per legge, per cerimonia, sempre da quel “sono qua” e non si è soli.

I 90 anni di Latina

Latina negli Anni 50

Latina ha 90 anni il 18 dicembre, stanno facendo mille cerimonie. Non contesto. Sarà bello ma per me. Latina è mia zia Maria che in quel tempo a Latina ci è nata e ha pianto per prendere fiato appena nata. Il suo pianto, il dolore di sua madre (mia nonna), e le altre donne intorno hanno “decretato” che era nata non una bimba, ma in ogni bimba che lo faceva era nata una parte di città.

Poi storia di fatica, aerei, bombe, paura. E al pianto dei bimbi che piangevano per nascere si è sostituito quello dei soldati che morivano, della persone che morivano. A me è morto un nonno, a Piazza del Quadrato: una bomba lo prese in pieno e di lui niente, niente di niente, risulterà assente ad ogni appello. E la città nata è morta.

Doveva essere un piano pieno di bambini, è stato una tomba per tanti. Tanti ex bambini che qui sono venuti a morire partendo dalle terre dei pellerossa, da Londra con la sua neve, dai deserti d’Africa, dal cuore dell’Europa. Qui sono morti ragazzi di ogni dove e hanno fatto di questo posto non un posto mio o tuo, ma una terra di tutti

La memoria dimenticata

I butteri dell’Agro Pontino nel gennaio 1930

In questi giorni questi ragazzi, mia zia Maria, mio nonno Graziano non ve li racconteranno, sorvoleranno. Sarà epopea, nessuno vi dirà dei liberi butteri, cavalieri pirati al servizio del proprio sopravvivere e mai di alcun re; di uomini che non chiedevano grazia al Papa ma alla Madre di tutti i tribolati e solo davanti a lei si sono inginocchiati.

Qui, una volta, ormai tanto tempo fa, un ragazzo un poco sopra le righe che si credeva “bello come un pollo” / serio serio se ne va per la città / Si crede bello
Come un Apollo /E saltella come un pollo come cantava il Trio Lescano in ‘Pippo no lo sa’

Con accento lepino e veloce come un gattino che incontra una ragazza in bicicletta. Ma dove vai bellezza in bicicletta / così di fretta pedalando con ardor. / Le gambe snelle, tornite e belle, m’hanno già messo la passione dentro al cuor. Ancora il Trio Lescano nell’eterna ‘Bellezze in bicicletta’.

Ecco, allora è nata Latina. È nata gente che si è sentita libera qui di giocarsi quella partita della vita che è la vita.

La Storia non si ferma davanti ad un portone

Diranno che ho scritto storie minori. Anche Napoleone piangeva e Robespierre quando non era in delirio di virtù si lavava la faccia ma per questo non è ricordato. 

Più di tutti riassumono il concetto i versi di Francesco De Gregori: Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone / La storia entra dentro le stanze e le brucia,
la storia dà torto e dà ragione. / La storia siamo noi, / siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere.

Latina non è i suoi muri, non sono i suoi canali, manco le strade diritte. Latina è la sua gente che respira così forte che a Fogliano si fa l’onda a Carpineto la neve. (Leggi anche Rinascere a 90 anni riaprendo un teatro).

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