L’attesa della Giustizia è ingiustizia: pure se sei Abbruzzese

Senza Ricevuta di Ritorno. La ‘Raccomandata’ del direttore su un fatto del giorno. La cronica carenza di organico nella magistratura allunga in maniera inaccettabile i tempi della Giustizia. Come per gli 11 anni attesi da Mario Abbruzzese

Mario Abbruzzese non ha il dono della simpatia: glielo rimproverano in molti. Per alcuni è una forma di arroganza. Per altri è una forma di difesa. Nella sostanza questo ha contribuito a non fargli vincere le scorse elezioni politiche, mandando a Montecitorio una deputata del Movimento 5 Stelle di cui ci siamo accorti solo quando è diventata sottosegretario.

Se quella di Mario Abbruzzese sia arroganza o timidezza poco conta. Preferiamo pensare che sia la sicumera di chi conosce le cose ed è costretto a confrontarsi con chi spesso nemmeno ha i fondamentali.

Se esiste il karma, la livella, il destino o come volete chiamarlo, nel suo caso è stato crudele: in un paio di giri di giostra lo ha scaraventato dallo scranno di potentissimo presidente del Consiglio Regionale del Lazio a consigliere d’opposizione al Comune di Cassino.

Se non è espiazione è via crucis.

È il destino dei potenti. Adulati, osannati, invidiati e poi abbandonati quando, inevitabilmente il loro ciclo, presto o tardi, finisce.

(Foto: Daniele Scudieri / Imagoeconomica)

Qualunque cosa sia è comunque un’ingiustizia il fatto che siano stati necessari 11 anni per riconoscere che non ha rubato affidando ad amici le consulenze date quando era in regione. (Leggi qui Undici anni per dire che Abbruzzese non ha rubato).

La Corte dei Conti ha riconosciuto che erano del tutto legittime e nemmeno potevano essere messe in discussione.

Nessun commento è più adatto di quello fatto dal presidente della Corte dei Conti lo scorso anno, inaugurando l’anno giudiziario: l’attesa stessa della Giustizia, se troppo lunga è un’ingiustizia.

Anche se l’indagato è uno potenzialmente antipatico quanto Mario Abbruzzese.

Senza Ricevuta di Ritorno

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