L’audio segreto nel quale Bonomi fa a pezzi il Governo

Il presidente di Confindustria: «Non c'è un Paese democratico al mondo che va verso il terzo mese di misure restrittive senza aver adottato un preciso metodo di raccolta dati epidemiologici e di concentrazione degli interventi sanitari territoriali».

La squadra di Carlo Bonomi (della quale fa parte anche Maurizio Stirpe) non farà sconti al Governo e alla politica. E’ stato lo stesso Bonomi a confermarlo in queste ultime ore. Lo ha fatto dopo aver avuto il via libera del consiglio di Confindustria al suo programma e al “dream team”.

Bonomi non ha usato giri di parole. Ha detto: «Un conto è chiedere un freno alla corresponsione dei dividendi. Altro e del tutto inaccettabile avviare una campagna di nazionalizzazioni dopo aver indotto le imprese ad iperindebitarsi. La tentazione di una nuova stagione di nazionalizzazioni è errata nei presupposti. E’ anche assai rischiosa nelle conseguenze, sottraendo risorse preziose alle aziende per soli fini elettorali».

Carlo Bonomi © Imagoeconomica / Canio Romaniello

Cioè: gli industriali non consentiranno che a pagare il prezzo della catastrofe Covid siano le famiglie e le imprese. Questo perché il Governo, invece del fondo perduto sceglie le nazionalizzazioni. Poi ha affermato: «Stiamo andando verso una riapertura delle attività economiche. Essa è purtroppo caratterizzata da un caotico susseguirsi di misure incerte e contraddittorie».

I talloni di Achille

Emerge da un audio trapelato dalla riunione e pubblicato dal sito Affari Italiani. Ha spiegato Bonomi: «Sono personalmente stupefatto che nel “dpcm riaperture” non ci sia alcun metodo di massa di tracciamento dei contatti. Lo stesso sarebbe finalizzato ad una diagnostica precoce da parte delle sanità regionali. E l’app Immuni non risulta collegata e validata da sanità centrali e regionali. Non c’è un Paese democratico al mondo che va verso il terzo mese di misure restrittive così. Cioè senza aver adottato un preciso metodo di raccolta dati epidemiologici e di concentrazione degli interventi sanitari territoriali».

Ha aggiunto Bonomi: «Dobbiamo batterci perché tra pochi giorni sia assicurata la tenuta del trasporto pubblico locale. Questo poiché le misure adottate appaiono difficilmente conciliabili con l’intensità dei flussi nelle grandi conurbazioni. Lì recarsi al lavoro non è possibile massivamente con mezzi privati. E anche la chiusura persistente delle scuole è un enorme problema. Lo stesso impatta sulla serenità dei nostri collaboratori, sulla conciliazione del lavoro. Il Governo agevoli quel confronto leale e necessario in ogni impresa. Per cosa? Per ridefinire dal basso turni, orari di lavoro, numero giorni di lavoro settimanale e di settimane in questo 2020. Il tutto da definire in ogni impresa e settore al di là delle norme contrattuali. Senza questo sforzo collettivo la ripresa resta sotto ipoteca. E’ impossibile pensare di perdere l’8/10%, del Pil e che dopo due mesi possa tutto ritornare come disposto dai contratti vigenti».

Il sunto? Nessuno sconto

In queste poche settimane si sono registrate due novità importanti. L’operazione editoriale di John Elkann, che ora guida La Repubblica, La Stampa e Il Secolo XIX. Con essi altri 13 importantissimi giornali, L’Espresso, l’Huffington Post, svariate radio e importanti fette di comunicazioni digitali. Poi l’elezione del numero uno di Assolombarda Carlo Bonomi al vertice di Confindustria. Entrambe le operazioni prescindono dalla politica. E alla politica non faranno sconti.

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