Rivoluzione a Frosinone: stop ai cassaintegrati pagati per stare a casa

Un protocollo di tre pagine. Sufficienti per decretare l’avvio della rivoluzione nella Cassa Integrazione e nella Mobilità. E’ il documento con cui si prova a cambiare le regole per i lavoratori che vogliono avere gli ‘ammortizzatori sociali‘.

Se funziona, già da domani basta con i lavoratori pagati per stare a casa. E basta pure con quelli che nello stesso periodo facevano anche lavori in nero. Chi vuole la mobilità dovrà partecipare a dei tirocini, all’interno delle aziende. E svolgere attività pratiche per loro.

Lo prevede il protocollo siglato in giornata da Cgil – Cisl – Uil e Regione. Si parte da Frosinone e Rieti: le due aree di Crisi Industriale Complessa. E solo con la misura della ‘mobilità‘. Ma se il sistema funziona verrà applicato il tutto il Lazio. E verrà esteso pure alla cassaintegrazione.

Il principio è semplice e viene sviluppato all’articolo 3. In pratica, chi vuole accedere ai nuovi sostegni straordinari, deve accettare di partecipare a ‘misure di politiche attive per il lavoro‘. Tradotto significa: devi impegnarti per rimetterti in gioco e poter tornare a lavorare.

Le strade sono due. Per chi ha meno di 60 anni sono previsti dei tirocini all’interno delle aziende che sono nelle aree di crisi complessa. Loro lavorano, la Regione li paga, le fabbriche si ritrovano manodopera più o meno esperta senza doverla pagare. E’ un modo per far tornare a contatto con il mondo della produzione quelle persone che ne sono state allontanate anche da quattro o cinque anni. E non conoscono quanto siano cambiate in questo periodo le fabbriche e le linee. Al termine, se le fabbriche intendono tenere quei lavoratori, scattano dei bonus occupazionali.

Percorso diverso per chi ha più di 60 anni. Per loro, in cambio della mobilità sono previsti lavori di pubblica utilità da svolgere nei Comuni.

E’ la prima applicazione della riforma degli ammortizzatori sociali varata a livello nazionale ma rimasta a metà strada. Infatti, dopo avere varato l’Anpal – Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, tutto si era fermato. Nessuno finora aveva spiegato in cosa consistessero le ‘politiche attive per il lavoro’ con cui impiegare il personale in cambio della mobilità.

Regione Lazio e sindacati hanno compiuto il primo passo.

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