Lbc, il monito di Colazingari e l’eredità di Coletta

Le critiche di Colazingari aprono una riflessione in Latina Bene Comune. Deve decidere cosa vorrà essere dopo Coletta. E chi sarà l'erede dell'attuale leader doventato sindaco. Perché i tempi potrebbero stringere

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

La maggioranza in Consiglio comunale e Latina bene comune sono chiamate ad accelerare, strutturare, approfondire le proprie azioni, amministrative da un lato, politiche dall’altro. Una necessità, che parte, ora, da una frase che suona come un monito: «Un locale amministrare sciatto e dai minimi risultati concreti».

No, stavolta la critica non viene dal centrodestra, dall’opposizione, dalla minoranza del Consiglio comunale del capoluogo pontino. Queste sono parole contenute in un post pubblicato sabato, sulla propria pagina Facebook, da Massimiliano Colazingari, oggi consigliere comunale eletto in Per Latina 2032, gruppo di maggioranza del sindaco Damiano Coletta, e, per cinque anni nella precedente consiliatura, presidente del Consiglio comunale.

Lo spettatore deluso

Rigoroso nella sua azione istituzionale e amministrativa, nonché uno dei massimi esponenti di Lbc (da cui uscì per candidarsi in Per Latina 2032), Colazingari è oggi da un lato deluso per avere visto non esaudite proprie ambizioni personali (si definisce nel post «confinato nel ruolo di quasi inutile spettatore») e dall’altro si ritaglia un ruolo di coscienza critica.

Minaccia di attuare clamorose «scelte politiche diverse». Colazingari guarda all’immediato, al voler rilanciare un’azione amministrativa che egli giudica poco produttiva di atti.

Ma c’è un altro tema, diverso, che è quello del guardare lontano: tra quattro anni o poco più, Damiano Coletta sarà un ex sindaco, ammettendo che questa amministrazione resti in carica fino al suo termine naturale del 2026. Difficile da presagire: in primo luogo, occorre attendere il 7 luglio, l’udienza nel merito dei ricorsi elettorali; in secondo luogo, l’anatra zoppa è sempre in agguato, e l’amministrazione, sostanzialmente, durerà finché Claudio Fazzone vorrà; in terzo luogo, le elezioni, Regionali e Nazionali nel 2023, potrebbero cambiare il quadro politico, delle alleanze, e non di poco.

Orfana o erede?

Damiano Coletta

Ma ammettiamo che duri fino al 2026. Coletta con ogni probabilità guarderà al Parlamento, comunque a una ribalta nazionale. Un’ambizione ovvia, per chi avrà ricoperto il ruolo di primo cittadino del secondo capoluogo del Lazio, di una città di 120mila abitanti. Ma ovvia anche per chi, come lui, è già ai vertici di organismi nazionali come l’Anci (Associazione nazionale Comuni d’Italia). Ma rimane un punto. Damiano Coletta è Latina bene comune e Latina bene comune è Damiano Coletta. Cosa sarà di Lbc nel 2026? Lbc sarà orfana oppure sarà erede di Damiano Coletta?

Il movimento, nato dall’associazionismo di realtà come Rinascita civile, è stato proiettato alla guida del Comune non senza fortuna. E Coletta, in conferenza stampa, due giorni fa, non lo ha nascosto. Nel 2016, 2017, in Comune, ha dovuto trovare la strada, il linguaggio, l’agire amministrativo, impiegando del tempo. Analogamente, nel 2021, ha dovuto ritrovare l’agire politico, proiettato in una realtà nuova, quella, improvvisa e inattesa, di forza di minoranza in Consiglio di un sindaco costretto a rinvenire nuovi alleati in antichi avversari. Ancora una volta, Lbc ha dovuto crescere e mutare il proprio linguaggio.

Quale erede per Coletta?

Ora però, Lbc è chiamata a un nuovo compito, non facile: costruire, prima che sia tardi, l’erede di Damiano Coletta.

Lbc non potrà ormai più prescindere da Lbc, dopo che avrà trascorso dieci anni consecutivi alla guida del governo cittadino. Lbc deve, fin da ora, costruire un erede. Che sia poi un candidato sindaco proprio, o di coalizione, non importa. Ma un nome dovrà farlo, per non ritrovarsi come il Pd del 2021, prima “costretto”, da una serie di eventi sfortunati a confluire sul sindaco uscente per non rischiare di perdere il treno ancora una volta, e poi a ritrovarsi poi in un eterogeneo governo cittadino.

Un erede che abbia il pedigree di Latina bene comune, ma che al tempo stesso non sia sgradito al Pd, principale alleato di un campo largo da allargare sempre più. E molti, di Lbc, erano d’altronde nati nel Pd o ruotavano attorno ad esso, da Gianmarco Proietti a Emilio Ranieri.

Difficile pensare a Valeria Campagna: tutto può accadere, ma la consigliera comunale, capogruppo di Lbc e campionessa di preferenze nel 2021, come nel 2016 fu la più giovane consigliera comunale d’Italia nonché la più giovane presidente di commissione consiliare, potrebbe ambire al ruolo di più giovane sindaco d’Italia (nel 2026 avrà 28 anni)?

Effetto Valeria

Valeria Campagna

Anche Valeria Campagna si sta lanciando su altre ribalte, nazionali e regionali, puntando su non comuni doti politiche e già oggi è anche Consigliera provinciale e presidente di Commissione in via Costa.

Ma, al di là del nome dell’erede da far crescere, Lbc deve iniziare a pensare a se stessa non più solo come movimento civico, ma anche come proiezione di sé verso una struttura più articolata e radicata, con, al proprio interno, non solo attivisti di buona volontà, ma soprattutto tecnici esperti delle varie materie amministrative e che abbiano capacità di gestione politica e di gestione di enti locali.

Non mancavano, nella prima fase, soggetti capaci di analisi tecniche, che non hanno poi però incontrato fortuna, nelle tempistiche soprattutto, nella gestione assessorile. La loro chiamata in giunta, nel 2016, fu peraltro una delle circostanze che comunicarono all’esterno l’impressione di una Lbc racchiusa nella sua famiglia, nel suo cerchio magico, nella sua torre d’avorio di una maggioranza bulgara. Errori che Lbc, già oggi protesa verso l’area di coalizione, non potrà più permettersi. Come non potrà permettersi l’errore di Forza Italia, schiacciata su una leadership che tuttora impedisce al partito di trovare un nuovo leader, come fu e tuttora è, Silvio Berlusconi.

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